Delitto Macchi, "Se davvero sai chi è il killer, adesso parla"

| Lidia Macchi fu uccisa nel gennaio 1987 a Varese. E' finito in cella due anni fa con l'accusa di omicidio Stefano Binda, attualmente sotto processo. Le conversazioni intercettate di due testimoni. Una fu l'ultima a vedere Lidia

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Nel delitto Macchi, dopo il colpo di scena dei capelli il cui Dna non è quello dell'uomo in carcere, il giallo delle testimonianza. tra Paola Bonari e Daniela Rotelli, il 22 gennaio e il 23 marzo del 2016 ci fu un scompabio di messaggi, iniziato poco dopo l’arresto di Stefano Binda, il 15 gennaio. I difensori Patrizia Esposito e Sergio Martelli li hanno prodotti alla Corte d’Assise di Varese che processa Stefano Binda per l’omicidio di Lidia Macchi. Daniela Rotelli, 49 anni, mantovana di Bozzolo si mette in contatto con Paola Bonari, sua compagna di università alla Statale di Milano. Paola è l’amica a cui Lidia fa visita all’ospedale di Cittiglio, la sera del 5 gennaio 1987, poco prima di essere assassinata con 29 coltellate. È la telefonata intercettata il 9 febbraio 2016 alle 21.38. «Perché - dice Bonari - comunque lui conosce tutte le vicende bene... cioè certamente se è una cosa che può essere utile non ti impedisce, non ti dissuade ma magari ti dà un consiglio, cioè ... spassionato, anche magari eventualmente su come muoverti su chi sentire così». Daniela annuisce. «Cioè - prosegue Paola - non mi sembrerebbe una cosa così cioè male non fa e magari ti... lì ti da qualche idea invece, per dire ... te capì». Paola invita Daniela a pensarci bene su casa sa o non sa «Bene, sono, come dirti, Daniela... cioè vedo più la bellezza del delitto, ecco, diciamo così, anche se si parla di un delitto, vedo più la bellezza della persona, l’amicizia, capito così sono un po’ stupita di per sé per questa cosa e niente, mi sembra che uno sguardo ... potente». Nella telefonata dell’8 marzo, si parla della mail che la Rotelli si è decisa a inviare all’avvocato, senza risposta. Daniela ribadisce alla Bonari il pensiero che ha in testa da gennaio. L’altra la invita a non esagerare,. Con due sms, alle 22.57, Daniela Rotelli ringrazia. «Grazie Paola per avermi detto di scollarmi, io credevo di aver rimosso tutto, ma quelle parole devono avermi lasciato un segno e mi sono spaventata». E subito dopo: «Fatto bello e inaspettato è che ti ho ritrovato». 

Sulla questione dei capelli invece, periti e consulenti sono giunti alla stessa conclusione - ha spiegato uno dei difensori, l'avvocato Patrizia Esposito - i capelli non appartengono a Binda, e non si sa di chi siano”.  I reperti era stati trovati sul cadavere di Lidia Macchi.  Quattro capelli di un 'ignoto', che non appartengono alla vittima e non sono attribuibili all'imputato Stefano Binda, erano stati infatti trovati sui resti di Lidia Macchi, la studentessa di Varese massacrata con 29 coltellate nel gennaio 1987. Lo hanno riferito i periti nel corso dell'udienza davanti al gip di Varese Anna Giorgetti con al centro gli accertamenti, disposti con la formula dell'incidente probatorio, sul cadavere riesumato nel marzo del 2016.    Cattaneo e il comandante del Ris di Parma Giampietro Lago, e i consulenti dei difensori di Binda e della Procura generale di Milano, hanno esposto i risultati delle lunghe analisi. Sono stati estrapolati circa seimila reperti tra peli e capelli. Fra questi, quattro capelli non appartengono a Lidia Macchi o a persone del suo gruppo familiare.Attraverso la comparazione con il Dna i periti hanno "escluso con certezza" che siano riconducibili a Binda, l'uomo accusato di aver ucciso la ragazza, sotto processo davanti alla Corte d'Assise di Varese. L'imputato, oggi presente in aula, si è sempre proclamato innocente. La salma verrà quindi restituita ai familiari.    

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