Inquinamento, lo stop delle polveri sottili non basta

| Analisi della situazione delle metropoli alle prese con i provvedimenti per contenere i rischi per salute. L'inefficacia delle misure. Ci vuole un salto di qualità nel contrasto e un esame più realistico delle cause

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di VITO PARISI

Viviamo tempi di cambiamenti epocali. Tra questi, è evidente che è in corso un cambio del clima, da alcuni percepito come un evento negativo e da altri, comunque una minoranza, come un evento con aspetti potenzialmente positivi. Cambiamento che è diventato, purtroppo, oggetto del dibattito politico con conseguente informazione al riguardo che ci giunge condita da corollari ideologici e, spesso, opportunistici. 

 La comunità scientifica, che non è affatto immune dal condizionamento ideologico, unica depositaria delle vere dinamiche sulle cause di questo cambiamento, è divisa al suo interno relativamente alle cause di questa importante novità. 

Nella breve storia dell’umanità, rispetto alla storia del nostro pianeta, i cambiamenti climatici si sono verificati periodicamente e non sono mai stati indotti dall’uomo, ma hanno avuto sempre un impatto significativo sull’umanità. 

Oggi, la modifica del clima è chiaramente anche, ma non solo, la conseguenza dell’attività dell’uomo negli ultimi due secoli. La rivoluzione industriale, con il suo impatto sulle risorse naturali e la successiva globalizzazione, hanno avuto e hanno tutt’ora un impatto più o meno significativo sul clima e di conseguenza sulla salute dell’uomo. 

L’utilizzo di fonti fossili per generare energia ha avuto conseguenze significative. Basti ricordare che nel dicembre del 1952 a Londra, a causa dello smog ( oggi definito “polvere sottile”) provocato dalle emissioni gassose, una nube di smog in soli 4 giorni causò 12.000 morti e 100.000 malati di patologie legate alla cattiva qualità dell’aria. 

Nel nostro paese mancano cifre precise suoi decessi causati dalle polvere sottili; a questo proposito si possono fare solo delle stime e sono stime delle autorità sanitarie. 

Con riferimento al solo bacino padano, principale motore economico dell’Italia e dell’Europa, i morti causati dalla cattiva qualità dell’aria sono decine di migliaia all’anno e riguardano tutte le fasce di popolazione . 

Torino e tutta l’area metropolitana non fanno eccezione, anzi in questa classifica relativa alla qualità dell’aria, siamo ubicati agli ultimi posti, con grave pregiudizio della salute dei nostri figli e dei nostri anziani. 

Le cause vanno ricercate nell’aumento del traffico privato, nell’assenza di politiche efficaci nei riguardi del trasporto pubblico nonché l’assoluta mancanza di progettazione di soluzioni valide anche per i prossimi decenni. 

Le istituzioni chiamate a rispondere a questa emergenza, che per lo più si verifica nel periodo invernale, diventato, in gran parte del Piemonte negli ultimi 40 anni, particolarmente siccitoso, si possono avvalere solamente di provvedimenti temporanei e non risolutivi. 

La combinazione della combustione delle caldaie che riscaldano le nostre case e il sempre maggior utilizzo dell’automobile, comportano un concentramento di polveri sottili estremamente pericoloso, cui si cerca di porre rimedio non con la scienza e la tecnologia ma con provvedimenti giuridici, finalizzati alla limitazione del traffico e alle conseguenti emissioni di PM10,  di scarso o di inutile effetto . 

Gli strumenti giuridici a cui fare riferimento, sono principalmente riconducibili agli artt.6 e 7 del vigente Codice della Strada, che consentono agli Enti proprietari delle Strade (art.6 per quanto concerne tutte le strade extra urbane e art. 7  per quanto concerne le strade urbane, quindi Sindaci e Prefetti) di emettere specifiche ordinanze che limitano la circolazione a tutti i veicoli o solamente ad alcune categorie degli stessi, con riferimento alla capacità di emissioni gassose definita dalla categoria del dispositivo meccanico di cui è munito il veicolo: Euro 0, 1, 2 e 3  per i veicoli più vetusti e Euro 4, 5 e 6 per i veicoli più recenti, con ulteriore distinzione sul tipo di alimentazione (GPL, metano, Benzina e Gasolio). 

Possono anche limitarsi a provvedere blocchi limitatamente ad alcune zone della citta (ZTL) 

Finora, le limitazioni di cui sopra, di fatto non hanno fatto scaturire nessun miglioramento della qualità dell’aria, specie nei periodi lungamente siccitosi di questi ultimi inverni. Ultimamente si è cercato d’intervenire anche cercando di ridurre le temperature del riscaldamento privato all’interno delle abitazioni, ma si tratta di provvedimenti di difficile attuazione a causa della difficoltà di controllo. 

Le soluzioni non sono immediate e richiedono quella strategia di lunga durata, finora mancata. Le facoltà d’ingegneria dovrebbe incominciare a fornire studi sulla mobilità urbana basata su veicoli ad emissione zero e su soluzioni strutturali del traffico; la politica dovrebbe impegnarsi nel trovare le risorse per implementare le linee di metropolitana e il traffico ferroviario locale, rendendolo realmente competitivo con il traffico privato. Milano ci ha provato con risultati più o meno apprezzabili; a Madrid conviene usare i mezzi pubblici, efficienti, puliti e rapidi. Londra, Parigi e Berlino ci hanno pensato 100 anni fa. E la differenza si vede. 

 

 

 

 

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