"Lo ripeto: mai sì alle richieste di morte"

| Ancora echi dopo il duro intervento di padre Carmine Arice superiore generale del Cottolengo in merito al biotestamento, mentre il ministro Lorenzin apre all'obiezione dei medici

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DI GERMANO LONGO
È l'avvocato Pier Franco Bertolino, attuale presidente della sezione piemontese Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), fra i primi ad esprimere la piena solidarietà alle parole di padre Carmine Arice, il superiore generale del Cottolengo di Torino che annunciando la "disobbedienza civile" di fronte alle recenti norme sul D.A.T. (Disposizione Anticipata di Trattamento), ha alzato un autentico polverone facendo emergere i limiti di una legge ancora lontana dal rappresentare tutte le anime di questo paese. Con un rischio: quello di creare, come è accaduto nel Nord Europa, di un boom di morti "autorizzati" nelle case di cura e negli ospizi per anziano, torna così l'ombra lunga dell'AktionT4, con una buona dose di provocazione intelettuale, il programma eutanasico pianificato con il via libera di Hitler in persona, dai medici seguaci dell'eugenetica, una pseudo-scienza che teorizzava, per salvaguardare l'integrità della razza, di eliminare "le vite inutile o lesive per lo sviluppo genetico". Scenari di sicuro lontani dal dettato legislativo approvato dalle camere unite, ma comunque suggestivo per eventuali e non impossibil degenerazioni. Don Carmine, anche nel corso delle celebrazioni natalizie, ha tuonato contro la norma che per legge pretende di imporre a strutture pubbliche e private una sorta di eutanasia. Proprio su questo, il direttore della Piccola Casa della Divina Provvidenza, è quanto mai chiaro, risoluto e categorico: "Non eseguiremo mai pratiche che vadano contro il Vangelo, e pazienza se l'obiezione di coscienza non è contemplata dalla legge: esattamente com'è andato sotto processo Marco Cappato per i casi di suicidio assistito, siamo pronti anche noi a rispondere delle nostre azioni di fronte alla legge, ma non diremo mai sì ad una richiesta di morte".

Alle parole di padre Carmine, seguono poco dopo quelle dell'avvocato Bertolino: "La mia più piena e totale solidarietà al suo gesto, pieno di coraggio e ancora una volta concentrato sulla missione stessa per cui è nato il Cottolengo: dare aiuto, assistenza e conforto ai poveri e i dimenticati fino all'ultimo istante di vita. Ma la cosa ancora più importante, è che nelle parole di padre Carmine sono racchiuse le prime, grandi lacune della norma appena varata dal Senato, che non concede ai medici cattolici la possibilità di rifiutarsi di mettere fine ad una vita".

Non passano che poche ore, e al coro dei "disubbidienti" si aggiunge un'altra voce autorevole: quella dell'Arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia: "Il mio apprezzamento a don Carmine Arice per la decisione di non applicare le ‘disposizioni anticipate di trattamento' per il fine vita. Le ragioni sono molto chiare e riguardano i valori cui facciamo riferimento, come credenti e come Chiesa, sul significato della vita umana, in ogni istante e nella sua conclusione. Si tratta di sostenere tenacemente la cultura della vita in un momento molto difficile, perché abbia riconoscimento anche nella cultura e nelle scelte politiche".

In più, ha ricordato ancora monsignor Nosiglia, "La Chiesa ha già stabilito i criteri della proporzionalità delle cure e di recente si è espressa, attraverso la ‘Carta per gli Operatori Sanitari' di Papa Francesco, tanto contro l'accanimento terapeutico quanto nei confronti dell'eutanasia".

Si è levata così forte, la voce di chi si dice contrario a rispettare la "Dat", le disposizioni anticipate di trattamento diventate legge dopo l'approvazione delle Camere, da convincere anche la ministra Beatrice Lorenzin a scendere in campo.

Intanto la ministra della Salute ha assicurato la propria disponibilità, appena la legge sarà pubblicata, ad incontrare i rappresentati delle strutture sanitarie cattoliche e valutare con loro le modalità di applicazione della nuova norma. La Lorenzin, ha implicitamente ammesso qualche lacuna nella formulazione della legge: "Non contiene una specifica disciplina in materia di obiezione di coscienza per i medici. Per questo, seguirò con attenzione le nuove disposizioni assicurando, come anche per la legge sull'interruzione volontaria di gravidanza, l'accesso alle pratiche pur rispettando il diritto all'obiezione di coscienza".

Quasi immediata la replica dell'associazione Coscioni, che ricorda alla ministra che "Il biotestamento non prevede l'obiezione di coscienza, e i medici che non applicano la norma saranno perseguibili per legge".

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