Consip, contraddizioni
e risarcimenti record

| INCHIESTA Il colosso del Mise naviga da mesi in acque tempestose tra inchieste e fallimenti. Il caso Qui Ticket! E ora Romeo chiede un miliardo e mezzo di risarcimento dopo il flop delle inchieste

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di ALBERTO C. FERRO

Consip. Sempre Consip. Ancora Consip. Un insider racconta a ISM quel’è lo stato dell’arte in uno dei segmenti dell’economia italiana più importanti e strategici, in uno dei momenti più difficili della sua storia. “Ci sono cose che hanno una spiegazione logica evidente, altre per cui non è difficile trovarla. E poi ci sono situazioni per cui tutto sembra andare in un’unica direzione ma avviene esattamente il contrario. Sembra il caso della Centrale di Committenza dello Stato”.

La storia. Nata alla fine degli anni 90, la Società partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva l’obiettivo dichiarato di rendere più efficiente e trasparente l'utilizzo delle risorse pubbliche, fornendo alle Amministrazioni strumenti e competenze per gestire i propri acquisti di beni e servizi, stimolando le Imprese al confronto competitivo con il sistema pubblico. Questo in pura teoria. Nel corso degli anni è diventata sempre più protagonista della vita pubblica del Paese, diventando il centro nevralgico intorno al quale far ruotare ogni ipotesi di risparmio, ogni tentativo di spending review. I suoi poteri sono cresciuti a dismisura e le Leggi Finanziarie che ne esaltavano il ruolo individuandola come punto di riferimento per tutte le altre Pubbliche Amministrazioni si sono sprecate.

OMBRE NERE, NUBI TEMPESTOSE E CONTRADDIZIONI

“Che Consip sia ancora al centro della vita pubblica - spiega l’insider - e che la sua attività abbia impatti economici rilevantissimi per i conti del bel Paese è fuori di dubbio ma ciò che preoccupa sono le ragioni di tutto questo. Non è, infatti, un mistero che negli ultimi anni in tutte le grandi inchieste, nei terremoti politici e nelle cronache giudiziarie per una ragione o per un’altra il nome di Consip sia sempre venuto fuori. Si va dalla mega inchiesta su babbo Renzi ed il Ministro Lotti con reciproci scambi di accuse con l’allora Amministratore Delegato della Società Ministeriale, al mega appalto da quasi 3 miliardi di euro finito sulle scrivanie dei funzionari dell’Autorità Garante delle Concorrenza e del Mercato, per arrivare fino al caos più totale del caso "Qui Ticket!”. Un crack da 325 milioni di euro annunciato da mesi, con centinaia di aziende della ristorazione condannate al fallimento o prossime alla chiusura per non avere ricevuto i rimborsi. Sembra proprio che Consip non faccia nulla per tenersi lontana dai guai, anzi. Il suo operare ondivago e schizofrenico non fa che creare ulteriore confusione in un mondo, quello degli appalti, già di per sé assai “confuso”, e non è un caso che gli ultimi dati pubblicati dalla stessa Consip certifichino come la Società sia attualmente coinvolta in oltre 200 ricorsi (ndr sono oltre 730 quelli che l’hanno vista coinvolta dal 2012 ad oggi) e che mediamente un procedimento su 4 vede soccombere proprio la Società del MEF con tutte le conseguenze, anche economiche, del caso.

ROMEO: “DANNI PER UN MILIARDO E MEZZO”

“Risale, poi, a qualche giorno fa l’ultima notizia che non farà dormire sonni tranquilli dalle parti di via Isonzo. L’imprenditore Romeo, infatti, forte di ben 4 pronunce della Corte di Cassazione a lui favorevoli, ha avanzato una richiesta danni da 1,5 miliardi di euro per danni industriali, di immagine e di quelli commerciali futuri proprio nei confronti di Consip e del suo Amministratore delegato, passato e presente. Ma dalle parti di Consip non amano annoiarsi e così dopo aver assunto una posizione tanto colpevolista e giustizialista, al punto da rischiare di dover risarcire 1,5 miliardi di euro, decidono di cambiare atteggiamento e abbandonarsi al lassismo e al garantismo più sfrenato, correndo il rischio di veder materializzarsi nuovi incubi. È, infatti, di appena qualche giorno fa l’ultima mossa a sorpresa regalataci dalla Società di Committenza".

Si parla di una gara bandita a fine 2015 per i servizi di tutela della sicurezza e la salute dei lavoratori pubblici per un valore di 100 milioni di euro. Ma cosa è accaduto: “Ebbene, in questo caso Consip ha superato sé stessa. Prima ha indossato le vesti garantiste e ha ignorato le segnalazioni ricevute dalla Commissione Giudicatrice che evidenziavano un possibile illecito anticoncorrenziale, poi improvvisamente si è ridestata dal torpore e una volta impugnata la spada del giustizialismo. ha presentato una dettagliata segnalazione alla AGCM contro alcune imprese concorrenti e poi, mentre presso l’Autorità erano in atto tutti gli approfondimenti e le indagini del caso (la conclusione dell’istruttoria è attesa entro giungo 2019), ha deciso di far finta di nulla, ha nascosto la spada sotto un cespuglio e ha aggiudicato la gara proprio a quelle imprese che lei stessa aveva denunciato”. Perché?

L’INCREDIBILE CASO QUI TICKET!

Ma non è solo questo a dover preoccupare. Nel suo vagare illogico e apparentemente irrazionale, nel suo continuo stringere e allargare le maglie di un sistema che dovrebbe innanzitutto essere di garanzia per le Pubbliche Amministrazioni e per i cittadini che sono gli ultimi beneficiari dei servizi, qualcosa scappa sempre. A volte per caso altre volte perché quel “caso” è favorito.

Ci riferiamo ancora allo scandalo dei ticket restaurant perché si sa, a volte dopo essere usciti dalla porta è sufficiente rientrare dalla finestra, e così si scopre che la fornitura del lotto 2 revocata al Gruppo Qui Ticket dopo il fallimento di quest’ultima, è stata affidata alla Società Più Buono Srl.. Nulla di strano se non fosse che Più Buono Srl è partecipata al 95% nientedimeno che proprio dalla fallita Qui Ticket, con buona pace degli esercenti e dei dipendenti pubblici. Chissà cos’altro si è insinuato tra quelle maglie larghe, chissà cos’altro e, soprattutto, chi altro è “sfuggito” a quel sistema che doveva essere “garanzia di efficienza e trasparenza nell’utilizzo di risorse pubbliche”.

E adesso cosa succederà quando la AGCM a conclusione delle indagini confermerà i più che fondati sospetti? Chi si farà carico delle richieste di danni milionarie che pioveranno sulla Consip? “Semplice. A pagare saranno sempre gli stessi. Quelli che hanno pagato finora. Quelli che pagheranno le conseguenze dei prossimi ricorsi persi da Consip. Quelli che potrebbero dover pagare Romeo. Quelli che pagavano ieri, pagano oggi e pagheranno domani. I cittadini”. Ma se questa è la situazione, forse lo slogan che campeggia sulla homepage di Consip “realizziamo il sogno di fare la differenza” andrebbe letto sotto una prospettiva diversa.

(prima parte) 

 
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