Menti Insolite, radiografia di cinque femminicidi

| Dopo il successo di “Il se e il ma delle investigazioni”, Fabio Federici e Alessandro Meluzzi tornano con un nuovo lavoro di analisi in cui hanno coinvolto anche il giornalista de “La Stampa” Massimo Numa

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Le vere “Menti Insolite” sono loro, gli autori: Fabio Federici, Alessandro Meluzzi e Massimo Numa. Perché nella loro vita professionale, anche se da angolazioni diverse per ognuno dei tre, hanno seguito, raccontato, analizzato e risolto casi di cronaca nera in cui non bastava più contare soltanto gli indizi, ma era necessario calarsi nelle menti distorte di gente normalissima che un giorno - per quegli spaventosi blackout della mente umana - si è trasformata in killer.

In 210 pagine, “Menti Insolite” (Oligo Edizioni, collana “I Saggi”, 20 euro), racconta cinque casi, alcuni fra i più celebri “femminicidi” della storia recente d’Italia, vicende complicate fatte di colpi di scena a ripetizione, capaci di tenere banco nelle pagine di cronaca per mesi e mesi. Casi che i tre autori hanno ripreso in mano e analizzato, ognuno dal proprio punto di vista, ben diverso anche se schierato dalla parte di chi cerca la verità: un ufficiale dei carabinieri, uno psichiatra di fama ed un giornalista di razza. Il primo, Fabio Federici, colonnello dell’Arma dei Carabinieri, medaglia d’argento al valor civile, docente universitario e crime analyst: è lui, per capirci, che ha incastrato Michele Buoninconti, il marito killer della mamma astigiana Elena Ceste. Quindi Alessandro Meluzzi, psichiatra, psicologo forense, crime analyst e volto noto della televisione, un professionista abituato a scandagliare la mente umana alla ricerca del cortocircuito. Per finire con Massimo Numa, storica firma del quotidiano “La Stampa”, per cui ha seguito casi come il serial killer Donato Bilancia e vicende come i due Marò sequestrati in India e numerosi altri casi di terrorismo internazionale.

Il libro è patrocinato dall’Associazione Nazionale Volontarie del “Telefono Rosa Onlus”, a cui i tre autori hanno deciso di devolvere completamente i propri diritti. Inoltre, il saggio è caratterizzato nella parte iniziale da due “camei” culturali d’eccellenza.Il primo è nella prefazione, che è stata scritta da uno dei più grandi magistrati della storia italiana, Gian Carlo Caselli, già procuratore antimafia a Palermo e Torino, titolare nel corso della sua carriera delle più importanti inchieste sulla mafia e terrorismo. Il secondo è a cura del Rettore della prestigiosa Università IULM di Milano, Mario Negri, professore di glottologia che, da grande esperto di materie classiche, nel prologo al libro ha scritto del primo processo di femminicidio della storia nell’Atene del 1250 a.C. in cui era imputato Oreste, difeso dal dio Apollo.

L’opera è in tre angolazioni della stessa scena, che messe insieme trasformano “Menti Insolite” in un saggio della triplice valenza, in cui ognuno degli autori ha scovato ciò che più era utile al proprio lavoro: l’indizio schiacciante per l’uomo della legge, il dettaglio che lascia intravedere il disegno criminale per lo psichiatra e quello che va raccontato ai lettori.

Un lavoro a sei mani che in realtà inizia con una prima parte nella quale viene spiegato, da ogni singolo autore, cosa sia il femminicidio, in cui ognuno ha avuto come unità di misura il proprio mestiere, ma che nella seconda parte si fonde in un unicum a sei mani per raccontare cinque casi fra i più tristemente celebri, nomi e storie che fanno ancora male a sentirli. Erika Preti, la giovane biellese uccisa nel giugno del 2017 dal fidanzato durante una vacanza in Sardegna. Sara di Pietrantonio, la studentessa romana di 22 anni arsa viva dal fidanzato nel 2016. Maria Cristina Omes, nel 2014 uccisa insieme ai due figli dal marito che voleva sentirsi libero di avere una storia con una collega. Nadia Orlando, 21, strangola dal fidanzato in auto, e Roberta Ragusa, la donna svanita nella notte fra il 13 e il 14 gennaio 2012 e mai più ritrovata.

Storie iniziate con la parola amore e finite sui tavoli degli obitori, come centinaia di altri casi che in una litania di sangue riempiono le cronache da troppo tempo. Il libro di Federici, Meluzzi e Numa si caratterizza anche da una conclusione non banale, anzi, al grido “Mai più violenza infinita”, tentano di rispondere alle domande che tutti si fanno sul triste fenomeno del femminicidio, individuando e suggerendo “4 asset d’azione” per liberare le donne dal giogo del filo spinato del silenzio che le cinge, “risalendo alle ragioni sociali, culturali o psicologiche alla base di crimini così efferati”. Un’opera che merita di essere letta, per capire fino in fondo questi anni feroci.

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