Green Hill, storia di Nora prigioniera di un incubo

| La Cassazione conferma le condanne ai gestori e ai responsabili dell'allevamento di Montichiari

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Non si è mai ripresa dallo choc del Green Hill. Cinque anni dopo il sequestro dell'allevamento di Montichiari (Brescia), Nora, una beagle ora di sette anni, ha ancora crisi di panico e una forma di sostanziale incapacità di adattarsi alla vita di un cane accolto da una famiglia che la adora, in una bella e grande casa, e che cerca, ogni giorno, di fargli dimenticare i traumi vissuti nei capannoni-prigione. "Ha paura degli estranei e vuole dormire, anche d'inverno, all'esterno, abbiamo dovuto mettere un cuccia sul terrazzo, di notte ha incubi, trema e guaisce, nella sua memoria saranno rimasti impressi momenti terribili. Per potere utilizzare il guinzaglio ci abbiamo impiegato anni di tentativi, si rifiutava di camminare e rifugiandosi alla disperata sotto i mobili. Dovevamo portarla in braccio e ogni cambiamento era un trauma: anche portarla dal veterinario, perché appena avvertiva la presenza di disinfettanti o medicine cercava disperatamente di scappare… Aveva vissuto in una gabbia per mesi, in condizioni igieniche indescrivibili, in attesa di essere sottoposta a qualche esperimento e poi uccisa. Aveva le zampe atrofizzate, la massa muscolare ridotta ai minimi termini, l'abbiamo presa noi per un caso, in cambio di un'offerta di 100 euro". La signora torinese che ha adottata "Nora" commenta in modo amaro la sentenza della Cassazione che ha confermato le condanne di primo e secondo grado per i responsabili dell'allevamento: "Francamente mi sembrano troppo miti, i cani sono esseri senzienti e hanno inflitto loro, nel corso di anni, sofferenze indicibili, anche quando non servivano a niente, ammesso che davvero servissero a qualcosa. Vorrei che vedessero anche ora come hanno ridotto questi animali indifesi".

La Cassazione ha confermato le condanne per i vertici di Green Hill, l'allevamento di cani beagle chiuso a Montichiari, nel bresciano, nell'estate del 2012. Un anno e sei mesi per Ghislaine Rondot, co-gestore, il veterinario Renzo Graziosi (un anno e sei mesi) e un anno per il direttore dell'allevamento Roberto Bravi. All'inter nell'allevamento si praticava "l'eutanasia in modo disinvolto, preferendo sopprimere i cani piuttosto che curarli… La politica andava in senso diametralmente opposto alle norme comunitarie e nazionali".
L'allevamento Green Hill era stato posto sotto sequestro nell'estate del 2012, pochi mesi dopo il blitz degli animalisti (alcuni poi condannati per l'azione) che avevano liberato molti cuccioli e non solo. E' in corso il processo parallelo ad altri veterinari e dipendenti implicati nel maltrattamento e uccisione dei beagle. E' stata così confermata la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Brescia il 23 febbraio 2016.
Nel 2012 l'allevamento venne denunciato e i 2.636 cani furono sequestrati. L'impianto accusatorio, dopo i due processi in Tribunale a Brescia, parla di "maltrattamenti e uccisioni senza necessità": sia in primo grado che in Appello, il veterinario Graziosi e il co-gestore di "Green Hill 2001" Rondot sono stati condannati a 1 anno e 6 mesi di reclusione, mentre un anno la pena inflitta al direttore dell'allevamento, Roberto Bravi, più il risarcimento delle spese. Per i condannati, inoltre, attività sospesa per due anni e confisca dei cani.

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