Verona, l'ambasciata del Texas nel Bel Paese

| FieraCavalli, da 120 anni la finestra di mondo a parte, abitato da un popolo immenso che ama il cavallo e la sua cultura più di ogni altra cosa

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Di Germano Longo

Fra Verona, Veneto, e Dallas, Texas, ci sono quasi 9.000 km. Ma da oltre un secolo, ogni anno per quattro giorni, sembrano molti meno. "FieraCavalli" raggiunge quest'anno l'esorbitante montagna delle edizioni messe da parte: 119. Roba impressionante, specie in questi anni velocissimi, in cui per qualsiasi evento raggiungere le dieci edizioni significa gongolare di gioia e sentirsi parte di una storia infinita.

È vero, a Verona con il cavallo piace vincere facile: in fondo, fra l'uomo e la razza equina corre da sempre un rapporto di profondo e reciproco affetto. Senza la resistenza del cavallo, l'agilità e un'indole disposta a lasciarsi addestrare, su questo pianeta avremmo combinato ben poco. E non si parla solo delle invincibili armate di Alessandro il Grande o dell'ancora più facile epopea della frontiera americana, dove Colt, Winchester e cavallo erano il minimo sindacale, ma dell'unico animale capace di essere un mezzo di locomozione low cost, un lavoratore senza orari e sindacati, una fonte di sostentamento e addirittura in grado di scavallare i millenni ritagliandosi un ruolo di primo piano nell'elenco degli status symbol più esclusivi. Difficile trovare un'altra specie altrettanto versatile, anche spulciando per intero l'enciclopedia degli animali.

La storia di "FieraCavalli" inizia nel 1772 a Bibbiena, in provincia di Arezzo, a 200 km circa da Verona, dove in tempi non sospetti partono i lavori per il primo quartiere fieristico nato per ospitare cavalli, asini, muli e barzotti. Per oltre un secolo, i più celebri concorsi e mercati ippici d'Italia vanno in scena lì. Ma nel 1898 qualcosa cambia: Verona rilancia, ospitando la prima Fiera dei Cavalli dell'Agricoltura: è uno scippo di tale successo da spostare di colpo il baricentro ippico dalla Toscana al Veneto. Una scalata così rapida da guadagnarsi l'appellativo di Fiera Internazionale già all'inizio degli anni Cinquanta, quando l'estero per la gente era un'altra provincia. A giocare a favore di Verona la posizione geografica, in quel nord-est che già allora si piazzava al centro degli assi commerciali europei, e la capacità di "cavalcare" - in tutti i sensi - le tradizioni popolari legate alla presenza degli equini nella cultura e nella vita delle campagne, ancor di più quando l'industria diventa padrona del mondo del lavoro, emarginando il cavallo.

Un mondo a sè

Quasi 120 anni dopo, FieraCavalli è il punto d'incontro annuale di un universo popolatissimo di gente che ama vagare per i 12 padiglioni di Verona Fiere vestita come si usa a El Paso, con lo "Stetson" in testa e i "boots" di pelle lavorata ai piedi, fra cavalli che vanno e altri che vengono di continuo, dalle prime ore del mattino a sera inoltrata. Chi arriva lì ha sempre qualcosa da cercare, che siano frustini, briglie, selle o "caps" (guai a chiamarli semplicemente caschi), e apre il portafoglio solo dopo aver riempito all'inverosimile gli oltre 200 fra spettacoli ed esibizioni previsti in quattro giorni. E quando arriva l'ora giusta per mangiare qualcosa, l'aria si riempie di profumi di griglie su cui passano quintali di salsicce, wurstel, luganighe, chianine e hamburger, da mandare giù seduti sulle panche, con una birra in una mano e un sigaro nell'altra.

È un mondo che per chi non lo conosce sembra starsene ben nascosto per tutto l'anno, chiuso nei maneggi e nelle fattorie, ma che a FieraCavalli tira fuori numeri da spalancare le mascelle: 460mila cavalli iscritti all'anagrafe in tutt'Italia, un milione e mezzo di cavalieri nel nostro paese, 33 milioni in Europa e una stima di 49 milioni di fruitori, per un ricavo annuo di circa 9 miliardi e un indotto che supera il 900 milioni di euro nella sola Italia. Un'economia "verde" che significa lavoro per quasi 50mila persone.

L'edizione 2017

Si è appena chiusa, dando l'appuntamento a tutti all'edizione numero 120, quella del prossimo anno, dal 25 al 28 ottobre 2018. Un rendez-vous che i 160mila visitatori, arrivati da Verona da 63 paesi, prendono senz'altro per buono.

Un popolo compatto e amichevole che per quattro giorni ha riempito ogni spazio dei quartiere fieristico, affollando eventi come la "Jumping Verona", l'unica tappa italiana della coppa del mondo di ostacoli, ma anche quelli dove andavano in scena discipline western, show, gare di Horseball, dressage, battesimi della sella, Galà, la nascita della prima "Ippovia" urbana, l'Horse-Touring e attività didattiche, un programma creato a contorno dei 3000 cavalli di 60 razze, 750 aziende espositrici da 25 paesi diversi, 300 mila mq fra padiglioni ed aree esterne, 11 campi di gara e tre campi prova. E fra tanti cavalli, anche quelli chiusi sotto i cofani dei più recenti modelli del marchio BMW, da quattro anni sponsor di FieraCavalli.

Un sottobosco che si nutre anche di celebrità, arrivate a Verona per inseguire la viscerale passione per i cavalli: Charlie Watts, batterista in carica dei "Rolling Stones" e orgoglioso proprietario di una scuderia di purosangue, Athina Onassis, discendente unica del magnate Aristotele che vive di passioni, a cominciare da quella per gli ostacoli della Coppa del Mondo, ed Elettra Lamborghini, modella ed erede della celebre dinastia automobilistica modenese, amazzone fin dalla più tenera età. Natalia Estrada, passata dagli show televisivi a "Ranch Academy", una scuola di equitazione itinerante, Nicole Berlusconi, figlia di Paolo, il fratello del Cavaliere, e fidanzata di un affascinante addestratore spagnolo. Folla da stadio per la fugace apparizione di Filippo Bologni, rider classe 1994, carabiniere, re dei social e con sei titoli italiani all'attivo: per lui un bagno di folla con decine di ragazzine impazzite, autografi e selfie. E prezzi alle stelle per il "Galà d'Oro" con Lorenzo, il Cavaliere Volante: il funambolico Laurent Serre, che ne fa di tutti i colori con i sedici lusitani che alleva e addestra personalmente in Camargue, la sua terra.

A spasso per gli stand

Nel film, quando proprio non ne può più, il cavallo stramazza a terra e perfino ai pistoleri più duri e puri scende una lacrima. Oggi, con meno pistoleri in giro e i prezzi al dettaglio di un equino, è meglio preoccuparsi in anticipo della loro salute.

A Verona si è parlato di osteopatia del cavallo, con manipolazioni su misura per l'equino, ma anche di sinusite, presa di petto dall'inedito aerosol per cavallo, di dieta equilibrata, cosmesi, antibatterici, balsami, shampoo per ogni manto e antistress equini, per rilassare i cavalli. Fra le novità la nuova staffa di sicurezza, che si sgancia evitando di restare impigliati, caschi hi-tech con cristalli Swarovski o lana merinos, l'Equiairbag, lo zainetto che salva la colonna vertebrale al cavaliere e la coperta asciugatrice che in 15 minuti restituisce il cavallo asciutto e felice. Chi non ha tempo, voglia o timore di imparare l'arte antica dell'equitazione può sempre rifarsi con le meraviglie della realtà aumentata: ci si siede su una sella, giusto per avere la sensazione completa, e nel visore scorre una bella passeggiata a cavallo.

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