Arte in Italia, tutte le mostre da non perdere

| Febbraio ricco di appuntamenti. Alla fondazione Prada Zang Tuma Tuum Iniziamo da Post Zang Tuma Tuuum a cura di Germano Celat, una emozionante rassegna sull'arte italiana tra le due guerre mondiali. Avanguardia a Lucca

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DI DAVIDE CUCINOTTA

 

Diamo uno sguardo a quanto accade nel nostro Paese, per scoprire insieme alcune delle mostre più interessanti che stanno aprendo in Italia. Iniziamo da Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943, mostra che aprirà i battenti il 18 febbraio prossimo alla Fondazione Prada  

di Milano. La mostra, a cura di Germano Celant, esplora il sistema dell’arte e della cultura in Italia tra le due guerre mondiali, partendo dalla ricerca e dallo studio di documenti e fotografie storiche che rivelano il contesto spaziale, temporale, sociale e politico in cui le opere d’arte sono state create, messe in scena, nonché vissute e interpretate dal pubblico dell’epoca. L’indagine, svolta in collaborazione con archivi, fondazioni, musei, biblioteche e raccolte private, ha portato alla selezione di oltre 500 lavori, tra dipinti, sculture, disegni, fotografie, manifesti, arredi, progetti e modelli architettonici, realizzati da più di 100 autori.

In Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943 questi oggetti sono introdotti da immagini storiche, pubblicazioni originali, lettere, riviste, rassegne stampa e foto personali, così da mettere in discussione la decontestualizzazione espositiva, in cui l’opera d’arte è tradizionalmente ridotta a una presenza neutra e isolata. 

In un ambito molto simile, la seconda mostra da segnalarvi ci porta in Toscana, a Lucca, dove dal 23 febbraio prossimo  la Fondazione Centro Studi sull’arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, inaugura grande mostra Il segno dell’avanguardia. I Futuristi e l’incisione, a cura di Giorgio Marini e Francesco Parisi e dedicata a un aspetto meno noto, ma di grande interesse, del fenomeno futurista: l’incisione. Per restituire un panorama, il più vasto possibile, che comprenda sia i precedenti storici sia le ultime propaggini dell’attività grafica degli artisti coinvolti, la  mostra si svilupperà lungo un ampio arco temporale che, dalla fine del XIX secolo, arriva sino al recupero delle forme futuriste nelle opere grafiche del dopoguerra. Caratterizzata da un percorso espositivo scandito in tre sezioni cronologiche (Simbolismo, Prefuturismo e Futurismo), l’indagine – secondo il volere dei curatori – sarà allargata anche alla produzione grafica di matrice simbolista, crepuscolare o d’intonazione divisionista che precedette il lavoro più propriamente futurista di alcuni artisti come Russolo, Sironi, Boccioni, Carrà, che soltanto successivamente avrebbero aderito alle istanze marinettiane. Completeranno la rassegna opere grafiche di incisori che parteciparono al movimento futurista solo per una breve stagione. Una sezione a parte sarà dedicata alle pubblicazioni contenenti opere di grafica originale come cataloghi autoprodotti o libri illustrati, evidenziando in questo modo il contributo delle tecniche grafiche “originali” alla vastissima pubblicistica futurista.

A Milano, Fino al 14 aprile prossimo la Galleria Christian Stein presenta una doppia mostra che intende raccontare i passaggi più significativi del percorso di due importanti artisti italiani: Marco Bagnoli e Remo Salvadori. Nei grandi ambienti di Pero e negli spazi storici di Corso Monforte a Milano sarà ospitata un’esposizione di Marco Bagnoli, concepita come una doppia emanazione dello studio dell’artista, in cui messa in opera, ideazione e progettazione, pur spaziate nel tempo, sono rese presenti e riattivate. 

Ancora a Milano la DepArt di via Comelico 40, inaugura il 28 febbraio prossimo, la mostra Alighiero Boetti. Il mondo fantastico a cura di Federico Sardella. Nell’occasione saranno esposte una trentina di opere su carta concepite a partire dal 1965, annoverabili fra quelle descrivibili come di “mano propria”, cioè non realizzate con la collaborazione o interamente da altri, e una grande installazione del 1979 ad oggi mai riproposta. 

Il 24 febbraio prossimo, la galleria Santo Ficara

 che ha seguito per molti anni il lavoro di Aldo Mondino e la galleria Il Ponte che negli anni ha raccolto un importante nucleo di opere realizzate fra il 1963 e il 1964, presentano a Firenze una doppia personale in collaborazione con l’Archivio Aldo Mondino a cura di Alberto Fiz. Nel suo omaggio, la galleria Santo Ficara presenta opere scelte dalla sua collezione e che abbracciano un vasto lasso di tempo, da Ottobre russo del 1965/66 fino ad Applausi del 2004, toccando le tematiche che maggiormente hanno affascinato la pittura dell’artista. La galleria Il Ponte presenta, invece, solo opere realizzate fra il 1963 e il 1964/5. Quadrettature, Monocromi, Casorati, Onde, che rappresentano, attraverso il suo laterale avvicinamento alla Pop, la prima grande grande rivelazione dell’artista, che nel 1964 espone proprio con queste opere alla Galleria Gian Enzo Sperone di Torino e alla Galleria La Salita di Gian Tomaso Liverani.

Infine, arriviamo a Napoli, dove il PAN | Palazzo delle Arti di Napoli, dal 3 febbraio presenta la mostra personale del fotografo Giorgio Cutini, concepita appositamente per questa occasione espositiva, dal titolo Le Città di Jo Kut, a cura di Marina Guida. Il progetto si compone di 25 fotografie in B/N, diviso in tre visioni di città diverse: Napoli, Roma e la città immaginaria di Jo Kut. L’artista perugino, ma anconetano di adozione, restituisce come una composizione tripartita, il suo peculiare percorso iconico, consegnando al visitatore frammenti di visioni veloci ed evanescenti, delle città visitate, amate e sognate.

 

MERCATO 

Fiere, possono stabilire un valore?

Può la partecipazione a una fiera far crescere il valore di un’opera d’arte? La domanda è semplice, chiara. Ed è una delle speranze delle gallerie che decidono di partecipare alle numerose fiere presenti nel mondo. Rispondere a questa domanda, tuttavia, richiede di approfondire un po’ di più la tematica. Attingendo per un istante dalla teoria economica di riferimento, il mercato dell’arte è stato definito da molti interpreti come un “superstar market”, vale a dire insomma che la differenza nell’attribuzione del prezzo di due artisti non è la traduzione esatta della differenza del talento, ma che ci sono altre variabili da prendere in considerazione. Quando ci si trova di fronte a una tale struttura di mercato, contano molto quelli che sono stati definiti “reputational goods”, che sono invece stati elaborati nell’ambito dell’economia dell’informazione e dei quali abbiamo, spesso senza saperlo, esperienza tutti i giorni. Semplificando, i reputational goods possono essere riassunti come quella somma aggiuntiva che noi siamo disposti a spendere pur di fare un acquisto presso un rivenditore del quale abbiamo avuto buone recensioni, ed è quanto accade ogni qualvolta decidiamo di fare un acquisto online.

Fatte queste premesse, possiamo riformulare la nostra domanda: le fiere, oggi, possono agire da piattaforma di accreditamento (reputational goods) per un artista al punto da incidere (direttamente o indirettamente) sulle sue quotazioni? Questo meccanismo sembra funzionare con i musei: l’esposizione di un artista presso un museo può infatti far lievitare considerevolmente il valore delle sue opere (e Richter ne è solo un esempio). Anche l’accademia, con i suoi tempi, sta iniziando ad accreditare questa visione: nel paper Can government-sponsored museum exhibitions influence art market? Yu-Hsi Liu, Chi-Jung Lu e Chien-Yuan Sher affermano che, sulla base di dati empirici, l’hammer price, nei casi valutati, non è significativamente correlato né con il modello di Tobit né con il modello di regressione edonica, mentre risulta correlato significativamente con il “passaggio al museo”.
Ora c’è da capire se questo accade con le fiere. Non è facile da determinare, ma questo dovrebbe essere uno degli obiettivi principali per ciascuna organizzazione fieristica, ancora di più se di arte contemporanea. Con un dato del genere, l’organizzatore potrebbe non solo stabilire un’ulteriore variabile per il price-fixing da attribuire alle singole gallerie, ma uno dei principali indicatori “estranei” al “periodo-fiera”.
In altri termini, un’organizzazione fieristica che definisca strategicamente che uno dei suoi asset è quello di incrementare il valore delle opere di un artista potrebbe contare su una “reputation” fortissima e che non si fondi su quanto accade “in fiera” (che può essere soggetto a fattori esterni) ma che duri tutto l’anno. Un fattore di successo notevole.


MIART le anticipazioni dalla fiera del 2018 di Milano. Ed il  programma in cittàLa 23esima edizione di miart, fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano, vuole ancora crescere. Dal 13 al 15 aprile, presso il padiglione 3 di Fiera Milanocity sono infatti attese 186 gallerie, declinate in 6 sezioni, alle quali verranno assegnati 7 premi per un totale di 100.000 euro, mentre all’interno del programma di talk interverranno 60 curatori/direttori da tutto il mondo e negli stand verranno esposte opere datate dagli inizi del ‘900 ad oggi. “Sarà un’edizione di consolidamento, frutto di un lavoro non solo di mesi, ma di anni interi”, ha affermato Alessandro Rabottini, direttore Artistico di miart, 18 i paesi stranieri da cui provengono gli espositori non italiani, “con una qualità di proposta così alta da dimostrare l’eccellenza di un dinamismo interno”, ha sottolineato Rabottini, “diretto a creare una forma di stabilità. Un accrescimento dettato dall’aggiunta di gallerie, di partner, attraverso fondi di acquisizione, così come del programma dell’artweek, che valorizza i diversi attori presenti in città, necessari a conferire continuità tra arte moderna, contemporanea e design. Un’ ampiezza dell’offerta che si leggerà non solo in città, ma anche in fiera”. Inoltre il direttore si è detto colpito “dalla profondità della ricerca portata avanti da Alberto Salvadori (Curatore established masters e decades e direttore, OAC Fondazione CR di Firenze, Firenze), un lavoro scientifico sul moderno che si ritrova, analogamente, nelle gallerie emergenti. Grazie a sforzi di primordine, da parte di giovani gallerie dal Canada e dalla Turchia, si riscontra molta fiducia non solo nel mercato italiano, ma anche nel progetto e nel percorso di miart, che sarà affiancato da una serie di talk con un’alta coerenza tematica e che avrà come leit motiv il tema dell’immaginazione. Intesa non tanto come una fuga dalla realtà, ma come uno strumento sociale e politico per ripensare il mondo. Da non perdere l’Art Night allargata agli spazi non profit, come Assab One, [.BOX] Videoart Project Space, Cabinet, Dimora Artica, Edicola Radetzky, FuturDome, Mars-Milan Artist Run Space, Marsèlleria, Mega, Standards e t-space. Una serata che vuole riconoscere l’apporto delle realtà indipendenti alla città”. 

ALL’INTERNO DI MIART

La sezione Established accoglie 126 espositori (+5% rispetto al 2017) divisi tra Contemporary (79 gallerie specializzate in arte contemporanea) e Masters (47 gallerie che propongono artisti storicizzati con opere dai primi del ‘900 fino agli anni ’90 del secolo scorso; Emergent è dedicata a 20 gallerie internazionali focalizzate sulla ricerca delle giovani generazioni, di cui 14 che espongono per la prima volta; Generations presenta 8 coppie di gallerie che mettono in dialogo due artisti di generazioni diverse; Decades, con le sue 9 gallerie, propone un percorso lungo il XX secolo secondo una scansione per decenni, tracciando un racconto che enfatizza le due anime di miart; On Demand è una sezione trasversale in cui le gallerie espongono installazioni e wall paintings, progetti da realizzare, commissioni, performance, etc, progetti che per esistere hanno bisogno di essere attivati dai committenti; e infine Object, un percorso costellato da 14 gallerie che espongono oggetti di design contemporaneo concepiti in edizione limitata. 

FUORI MIART

In città, invece, sarà corale la risposta delle istituzioni a partire da lunedì 9 aprile. Da ricordare, in particolare sono: Matt Mullican ed Eva Kot’átková presso Pirelli HangarBicocca, Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943 alla Fondazione Prada Milano, Torbjørn Rødland alla Fondazione Prada Osservatorio, Teresa Margolles al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Guggenheim UBS MAP Global Art Initiative. But a Storm is Blowing from Paradise: Contemporary Art of the Middle East and North Africa alla GAM Galleria d’Arte Moderna, la XI edizione del Triennale Design Museum, Italiana. L’Italia vista dalla moda 1971-2001 a Palazzo Reale, Frida Kahlo al MUDEC, Giosetta Fioroni e il Premio Acacia al Museo del Novecento, Sol LeWitt alla Fondazione Carriero, Jimmie Durham alla Fondazione Adolfo Pini, Kimsooja alla Basilica di Sant’Eustorgio, The Sichuan Tale. China, Teatro e Storiaa FM Centro per l’Arte Contemporanea, Barry X Ball al Castello Sforzesco e a Villa Panza, Project Room #7 alla Fondazione Arnaldo Pomodoro, e moltissimi altri appuntamenti ancora in preparazione.

 

 

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