"Italia market di seconda mano Franceschini con i mercanti"

| Arte libera: con la nuova legge ridotte le restrizioni per l'esportazione dei beni culturali. Settis contrario, applausi dai broker

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(nostro servizio)
di DAVIDE CUCINOTTA
Il 2 agosto è stata approvata in via definitiva, con voto di fiducia al Senato, la legge sul «mercato e la concorrenza» che in due articoli prevede anche «la semplificazione della circolazione internazionale dei beni culturali».

Due le modifiche principali al Codice dei Beni culturali del 2004: primo, possono essere liberamente esportate e vendute opere d'arte create fino a 70 anni prima, purché il loro autore non sia più vivente (finora il limite era di 50 anni). La legge si riferisce ad opere d'arte contemporanea (da Burri a Fontana, Capogrossi, Morandi, De Chirico, Giò Ponti ecc.) in proprietà privata e non vincolate.

Seconda modifica sostanziale: per snellire le procedure si potrà sempre esportare oggetti d'arte di qualunque epoca purché il loro valore (stabilito da una autocertificazione del venditore) non superi i 13.500 euro. Naturalmente lo Stato potrà sempre intervenire se si sospetta una frode o una stima al ribasso.

La nuova legge, che case d'asta e gallerie d'arte chiedevano da anni, liberalizza di fatto il commercio internazionale dell'arte contemporanea italiana e prevede controlli che difficilmente il Ministero e il sistema delle Soprintendenze potranno garantire. Il vecchio sistema, con un rigido insieme di regole e permessi, ostacolava la libertà di mercato ma cercava di tutelare e assicurare la permanenza in Italia di opere considerate parte del patrimonio nazionale.

La nuova normativa che modifica quella stabilita dal Codice dei Beni culturali del 2004, è contenuta nell'articolo 68 di una legge che apparentemente riguarda tutt'altro ed è intitolata «Legge annuale per il mercato e la concorrenza». L'art. 68 prevede «la semplificazione della circolazione internazionale dei beni culturali».

Salvatore Settis ha scritto che «la nuova norma trasforma l'Italia in un gigantesco magazzino di beni culturali di seconda mano, dove chiunque è invitato a entrare col carrello della spesa».

Italia Nostra denuncia le possibili conseguenze negative per il nostro patrimonio artistico. Alla vigilia del voto definitiva al Senato aveva rivolto un appello per bloccare l'approvazione della legge che, ha sostenuto, «completa la disarticolazione delle istituzioni di tutela volute dall'art. 9 della Costituzione». Il presidente dell'associazione ha definito la legge «uno svilimento del valore dei tesori italiani che non ha precedenti».Che il vigente regime che regola l'import e l'export dei beni d'arte vada rivisto e allineato il più possibile almeno a quello degli altri Paesi europei, è un fatto inconfutabile. L'esistenza di regole e regimi diversi, infatti, fa sì che il mercato globale dell'arte si orienti sempre altrove e scarti a piè pari il nostro Paese. La perdita economica è evidente. Nel giro di pochi anni, complice anche la crisi, un altissimo numero dei nostri antiquari e galleristi (c'è chi parla di una percentuale superiore al 50%) ha chiuso. Il danno che ne è derivato si è esteso all'indotto: falegnami, lucidatori, doratori, intagliatori, restauratori hanno perso una fetta dei loro già modesti introiti. Ma questo sembra non preoccupare minimamente chi legifera.

-Alcuni, tra critici d'arte, scrittori, giornalisti e anche semplici collezionisti, pensano che se dovesse passare una legge troppo permissiva, il nostro Paese si troverà di fronte a una fuga incontrollata di Caravaggi, Tintoretti e Guidoreni. Ma pensate che sia veramente così? Pensate davvero che il nostro paese abbia ancora così tanti tesori nascosti? Infinite alienazioni, confische, requisizioni e ruberie hanno segnato per secoli la storia del nostro Paese. Ipotizziamo pure che in qualche soffitta o cantina, li tutto ammuffito si nasconda ancora qualche capolavoro. Siamo proprio sicuri che i funzionari delle nostre Sovrintendenze abbiano la capacità di riconoscerlo?

L'attuale legislazione è solo stupidamente restrittiva, decine di mercanti d'arte e antiquari sono sull'orlo del baratro. Forse sarebbe il caso che la legislatura dia loro una mano.

Se andiamo a guardare i grandi collezionisti di tutto il mondo, noteremo che sono restii a fare acquisti in Italia. Scartano a priori il nostro Paese. Forse perché qui da noi non ci sono opere di particolare rilievo? La storia ci insegna che proprio qui sono nati i più importanti capolavori sia del passato che dell'Arte Moderna e Contemporanea, dai mobili dei più importanti ebanisti mai vissuti all'oggettistica di pregio, di bronzo o ferro battuto che sia. Dovete sapere che quando si offrono opere d'arte sul mercato internazionale in forma privata, la prima domanda che fanno gli acquirenti stranieri non è sulla qualità dell'opera ma sulla sua provenienza, riferita alla Nazione. Le prime due domande che fanno a broker o galleristi che propongono opere a collezionisti stranieri sono le seguenti: da quale Paese proviene quest'opera? Possiede già il passaporto di libera circolazione? Se proviene dall'Italia si tirano indietro, troppa burocrazia, crea troppi rischi di perdita di capitale ed oggetti. Rimane ovvio che chiunque di noi è intenzionato ad acquistare un'opera ad un prezzo più o meno importante, desidera per primo cautelare il proprio denaro o investimento, ed inoltre avere il piacere di portare con se l'opera acquisita in qualsiasi parte del mondo si desideri vivere.

Facendo la premessa che non siamo legati a nessun pensiero o ideologia politica, ma il nostro mestiere è solamente quello di dare informazione ed un po' di parer nostro, dobbiamo spendere qualche parola di apprezzamento per l'attuale Ministro dei Beni Culturali. Ha fatto già alcune riforme molto interessanti, come non accadeva da decine di anni, a partire dai cambiamenti apportati in campo museale a quest'ultima riforma sul mercato appena descritta, ma la strada da percorrere è ancora molto lunga per poterci allineare agli altri Stati Membri, dando così la possibilità agli imprenditori di questo settore di tornare ad essere al centro di questo mercato potendosi mettere in competizione con i loro omologhi stranieri. Forse non tutti sanno che gli unici Paesi in questa Europa Unita, che hanno leggi ferree in quanto alle esportazioni di opere d'arte antica, archeologica e preistorica, sono solo Italia e Spagna. In molte altre nazioni non è così, per esempio la vicina Francia o la Svizzera hanno libero mercato di tutte le arti risalenti a qualsiasi epoca. Il motivo è che l'arte appartiene a tutto il mondo e tutti dovrebbero avere la possibilità di scegliere che cosa collezionare nelle proprie abitazioni per loro piacere personale. A causa della loro ferma posizione, Italia e Spagna hanno ricevuto diversi ammonimenti dall'Unione Europea affinché vengano abbattute queste barriere, dando la possibilità alle opere di poter quanto meno circolare liberamente all'interno della stessa Comunità Europea. Ma come dice un detto, "fanno orecchie di mercanti"….è un argomento che non vogliono sentire. Ma allora per quale ragione per esempio nel nostro Paese le stesse opere del passato che tutto il mondo ci invidia non vengono mantenute a livelli di pregio? Non solo molte di esse non vengono restaurate ed esposte al pubblico, ma anzi sono giorno per giorno esposte al degrado più totale, basta guardare i grandi siti archeologici come quello di Pompei. Va portato all'attenzione del grande pubblico che musei di notevole importanza, come quelli di Napoli e Capodimonte, possiedono migliaia di opere ammassate in umidi e squallidi sotterranei, che rischiano di sparire completamente ancor prima che chiunque le possa mai vedere. Un episodio sconosciuto a moltissimi, avvenuto qualche decennio addietro, riguarda proprio i reperti archeologici di Pompei tenuti nelle cosiddette cantine dei musei. Importanti restauratori giapponesi si offrirono di restaurare un notevole numero di questi a loro spese. Per ottenere in cambio che cosa, direte voi? Ebbene in cambio chiesero solo di poter organizzare un importante evento in Giappone per mostrare questi magnifici oggetti del passato, tornati al loro splendore, ad un pubblico famelico di osservare e gioire di cose che nel loro Paese non hanno e che ne avevano solo sentito parlare dai racconti dei libri. Fu un'esposizione che riscosse un successo colossale, con circa un milione di visitatori. Per farvi capire l'entità di questi numeri, il Museo Egizio di Torino riesce a stento a raggiungere i duecento mila visitatori con l'ultimo meraviglioso allestimento, pur essendosi portato al primo posto tra i musei oggi visitati in Italia. Per finire con Leonardo da Vinci, definito il più grande di tutti, che non ha raggiunto nemmeno i cento cinquanta mila. Quindi è proprio il caso di dirlo, ben vengano le riforme come questa appena fatta che riescono a far condividere l'arte in più vasta scala e che possano queste meravigliose opere essere godute da chi veramente le apprezza e le mantiene al loro stato originale.

 

 

 

 

  

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