Koons regala a Parigi opera ma il posto non c'è

| Il Comune imbarazzato per l'enorme fascio di tulipani in memoria delle vittime degli attentati ismalici, costo 3 milioni e mezzo grazie alle donazioni. Agende e borsino dell'arte. La mostra "Raffaello e l'eco del mito", successo mondiale

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di DAVIDE CUCINOTTA

Un regalo decisamente ingombrante quello che Jeff Koons ha fatto alla città di Parigi. Un’opera monumentale che rappresenta un enorme fascio di tulipani colorati in memoria delle vittime degli attentati terroristici che hanno colpito la Francia. Ed ora il comune è alle prese con l’ingrato compito di capire dove collocare il monumento dell’artistar.

Certo immaginiamo l’imbarazzo di ricevere in dono un’opera monumentale realizzata da uno degli artisti più famosi e quotati del pianeta e di non sapere dove collocarla. Incredibile da pensare, ma è quello che sta avvenendo in questi giorni a Parigi, con il comune che non riesce ad individuare una giusta sistemazione per Bouquet of Tulips, una monumentale opera pubblica realizzata da Jeff Koons e donata alla città in memoria delle vittime degli attentati terroristici che hanno colpito la Francia negli ultimi anni.

Parigi sembrava davvero ben disposta ad accoglierla. Del resto il dono, commissionato dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Francia per onorare le vittime degli attacchi terroristici, è di quelli che non si possono proprio rifiutare. Non un artista qualsiasi, ma l’artista americano più conosciuto a livello internazionale è stato coinvolto nel progetto. Un progetto che, per amor di onestà, ha subito ritardi e rallentamenti. L’opera, che rappresenta un enorme mano che regge un bouquet di tulipani colorati che ricordano molto i palloncini dei bambini, è stata ultimata con sette mesi di ritardo. La cifra di 3,5 milioni di euro raccolta attraverso una serie di fondazioni private non è bastata per realizzare il lavoro e c’è voluto del tempo per mettere insieme nuovi fondi per concludere ed installare il monumento.                                                                                        

RIFIUTATA ANCHE DEL PALAIS DE TOKYO                                                                      È stato Koons in persona a decidere che la sua opera dovesse essere collocata nella piazza antistante il Palais de Tokyo che offre una vista impareggiabile sulla Tour Eiffel. Ad opera ultimata, però, è arrivato il rifiuto da parte del museo che avanza come giustificazione una serie di problemi tecnici. Jean de Loisy, presidente del Palais de Tokyo ed uno dei massimi curatori francesi, ha definito l’opera di Koons “difficilissima da installare” con le sue trenta tonnellate di peso e i suoi 13 metri d’altezza. Un volume che il pavimento della piazza non sarebbe in grado di sopportare. E mentre l’ipotesi Palais de Tokyo diventa sembra più lontana, il comune sta affannosamente cercando una nuova collocazione che non scontenti nessuno. Un’opzione possibile è il Parc de la Villette, ai margini del centro città. Ipotesi che però non entusiasma né l’artista né l’ambasciata che ha donato l’opera. Troppo dispersivo lo spazio e la scultura difficilmente riuscirebbe ad emergere dal contesto.

AGENDA ARTE

 

“Raffaello e l’eco del mito”

 

La mostra Raffaello e l’eco del mito, che anticipa le celebrazioni dell’anniversario dei 500 anni dalla morte del maestro, presenta un inedito percorso di oltre 60 opere provenienti da importanti musei nazionali e internazionali, quali il Louvre di Parigi, la National Gallery di Londra, il MET di New York, l’Ermitage di San Pietroburgo, gli Uffizi di Firenze e Palazzo Barberini di Roma.

Il progetto scientifico prende avvio dal San Sebastiano di Raffaello, capolavoro giovanile che fa parte della collezione Accademia Carrara, attorno alla cui genealogia e indagine si sviluppano vari capitoli. Il percorso espositivo parte dalla formazione con le opere dei “maestri”: il padre Giovanni Santi, Perugino, Pintoricchio e Luca Signorelli; segue un significativo corpus di opere di Raffaello che ne celebra l’attività dal 1500 al 1505. Gli anni giovanili sono caratterizzati da una continua capacità di innovare i canoni linguistici del suo tempo, come testimoniano i 13 capolavori presenti, dalla Madonna Diotallevi di Berlino alla Croce astile dipinta del Museo Poldi Pezzoli, dal Ritratto di giovane di Lille al Ritratto di Elisabetta Gonzaga degli Uffizi.

Il racconto prosegue nelle due sezioni che raccontano il mito raffaellesco. La prima si concentra sull’Ottocento, dove il fascino esercitato dalla vicenda artistica di Raffaello alimenta storie di derivazione romantica. La seconda è dedicata ad artisti novecenteschi e contemporanei da de Chirico a Picasso, da Ontani a Salvo, anche ChristoVanessa BeecroftFrancesco Vezzoli Giulio Paolini con l’inedito Studio per Estasi di San Sebastiano per lo spazio di norma occupato in Accademia Carrara dal San Sebastiano di Raffaello.

 

GAMeC di Bergamo

dal 27 gennaio al 6 maggio 2018

spazi espositivi GAMeC |  via San Tomaso, 53 | Bergamo

www.raffaellesco.it

 

Orario: Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.00 (chiusura della biglietteria alle 18.00).

Chiuso il martedì

 

 

 

 

 

Al Museo di Santa Caterina di Treviso in mostra i capolavori di Auguste Rodin

 

La mostra, che inaugurerà il prossimo marzo, si inserisce nel programma di esposizioni organizzate dal Musée Rodin di Parigi in occasione del centesimo anniversario dalla scomparsa dell’artista, e raccoglierà oltre 70 opere, tra cui le celebri Il bacio, Il pensatore e il Monumento a Balzac “Il corpo è un calco su cui si imprimono le passioni”. Con queste parole Auguste Rodin (Parigi, 1840 – Meudon 1917) riassumeva la sua poetica e il suo linguaggio scultorei, classici e innovativi allo stesso tempo, con quel peculiare stile che fondeva, senza contraddizione, le estetiche del Realismo e del Decadentismo. Al fascino senza tempo delle opere dell’artista francese è dedicata Rodin. Un grande scultore al tempo di Monet, la grande mostra che inaugurerà il 24 febbraio 2018 presso il Museo di Santa Caterina di Treviso. La retrospettiva, curata da Marco Goldin, conclude il programma di mostre organizzate dal Musée Rodin di Parigi in occasione del centesimo anniversario dalla scomparsa dell’artista, aggiungendosi così alle esposizioni che hanno coinvolto anche il Grand Palais a Parigi e il Met di New York. A Treviso saranno esposte 50 sculture e 25 opere su carta che delineeranno le tappe del percorso artistico di Rodin, iter che mette in evidenza il suo interesse per Michelangelo e la scultura rinascimentale italiana, ma soprattutto la capacità dell’artista di trasformare la materia, rendendo morbido, sensuale e vibrante il marmo. Tra i capolavori in mostra, Il bacio (1886), Il pensatore (1880) e il Monumento a Balzac (1897-98), e anche le maquette di opere monumentali come I Borghesi di Calais (1889) e la Porta dell’Inferno (1880).

 

Da Dürer, Courbet, Boldini, Carrà e Picasso

 

Da Dürer a Picasso, passando per Courbet, Boldini e Carrà. Sono questi i nomi degli artisti di cui sono state già annunciate le importanti retrospettive nel 2018.

Un viaggio che parte dal Rinascimento per giungere al Cubismo, attraversando le temperie del Realismo, della Belle Époque e della Metafisica. Attorno a queste stagioni della storia dell’arte ruoteranno alcune delle grandi mostre che inaugureranno in Italia nel 2018 e che saranno dedicate agli artisti più amati di tutti tempi. Milano è una delle città che accoglierà molte delle esposizioni più attese, come la mostra che indagherà l’influenza che ebbero, sull’arte di Albrecht Dürer, i maestri del Rinascimento italiano, o quella dedicata al pittore Carlo Carrà, che ritornerà a Palazzo Reale con una grande retrospettiva dopo trent’anni. Nella stessa sede – e quasi in contemporanea, il prossimo autunno – 350 opere provenienti dal museo dedicato a Pablo Picasso a Barcellona restituiranno al pubblico un affascinante approfondimento sui lavori a tema o di ispirazione mitologica realizzati dall’artista spagnolo. Una nostalgica ma sempre di moda atmosfera fin de siècle farà da sfondo alla mostra che Palazzo dei Diamanti a Ferrara dedicherà a Giovanni Boldini, approfondendo, in particolare, il rapporto tra l’artista e il sistema dell’alta moda parigina. Sempre a Ferrara, ma in autunno, sarà poi la volta di una retrospettiva su Gustave Courbet, considerato uno dei padri del Realismo ma di cui, in questa mostra, sarà svelato l’inaspettato talento di paesaggista.

 

 

Albrecht Dürer e i Maestri Italiani

 

Albrecht Dürer e il Rinascimento fra la Germania e l’Italia è il titolo della mostra che il prossimo 21 febbraio inaugurerà al Palazzo Reale di Milano. Curata da Bernard Aikema con la collaborazione di Andrew John Martin, l’esposizione raccoglierà una selezione di 130 opere realizzate da Albrecht Dürer (Norimberga, 1471 – 1528) e da alcuni dei suoi più importanti contemporanei tedeschi e italiani, che metteranno in luce l’affascinante quadro di rapporti artistici tra nord e sud Europa tra la fine del Quattro e l’inizio del Cinquecento, il dibattito religioso e spirituale come substrato culturale delle opere di Dürer, il suo rapporto con la committenza attraverso l’analisi della ritrattistica, dei soggetti mitologici, delle pale d’altare, la sua visione della natura e dell’arte tra Classicismo e Anticlassicismo, la sua figura di uomo e le sue ambizioni d’artista. Lucas Cranach, Albrecht Altdorfer, Hans Baldung Grien, Giorgione, Andrea Mantegna, Leonardo da Vinci, Giovanni Bellini e Lorenzo Lotto sono alcuni dei nomi dei maestri in mostra, un’occasione per rivedere o scoprire le pietre miliari della storia dell’arte europea.

Milano // dal 21 febbraio al 24 giugno 2018 Albrecht Dürer e il Rinascimento fra la Germania e l’Italia

Palazzo Reale

 

ASTE E MERCATO DELL’ARTE

 

Fotografia: 

Mercato in forte crescita, l’Italia è l’unica che non ci crede

 

Il 2017, per il mercato globale della fotografia d’arte, si chiude con un +54% rispetto al 2016. Per un valore complessivo che, stando all’ultimo Photography Art Market Report di ArtTactic, ha raggiunto 48.7 milioni di dollari (Buyer’s Premium escluso), grazie ad un secondo semestre fortissimo. In Italia, invece, solo Finarte ha battuto un catalogo di fotografia, il cui mercato rimane trascuratissimo nel nostro Paese, quando invece potrebbe rappresentare un grande opportunità. A fine 2017, il nostro mercato vale circa 721.000 euro con una crescita del +22.8% rispetto al 2016.

Ma l’Italia è l’unico Paese europeo che non ci crede

Finarte è l’unica casa d’aste ad aver battuto un catalogo di fotografia nel secondo semestre del 2017: 257.125 euro di fatturato (ottimi risultati). Un totale eccellente per il nostro mercato, segnato da Superheroes: Purgatory una Vintage C-Print di Robert Longo, venduta a 12.500 euro stabilendo il record italiano per questo artista che, a livello internazionale, ha un prezzo medio di aggiudicazione di circa 42.000 euro (tanto per rimarcare quanto detto sopra). Ma soprattutto, un totale che, in solitaria, porta il fatturato 2017 delle aste italiane di fotografia a 720.897 euro con un +22.8% sul 2016 che recupera completamente il -11% del primo semestre, ma sopratutto che dimostra come, a lavorar bene ci si guadagna: nel secondo semestre 2016 solo Minerva Auctions aveva battuto un’asta di fotografia, realizzando un totale di appena 65.000 euro. 

 

ASTE ITALIA: NEL 2017 Buona la QUALITÀ, MA FRENANO LE VENDITE (+0.5%)

 

Sarebbe dovuto essere un nuovo anno record per il mercato italiano delle aste di arte moderna e contemporanea e, invece, il 2017 si è dovuto accontentare di limitare le perdite, chiudendo in sostanziale pareggio (+0.5%) rispetto al 2016, per un totale complessivo stimato attorno ai 117.2 milioni di euro. Percentuale che sale, però, al +4% se si escludono le due major che operano in Italia e si tiene conto solo delle case d’asta italiane.

Questo il panorama che emerge dall’indagine che abbiamo condotto tra le 18 principali case d’aste che operano nel nostro Paese. A pesare sull’andamento generale delle vendite, un secondo semestre più “faticoso” del previsto (-10%), caratterizzato dalla crescente incertezza politica, da un calendario di vendite sempre più congestionato e anche da un legislatore fin troppo attento al mercato dell’arte. Grazie all’apporto di Sotheby’s, nonostante la sua asta di novembre non sia stata brillantissimaMa senza il suo totale, però, il calo rispetto al secondo semestre del 2016 sarebbe stato del -27%. Questo, a fronte di un dato annuale che, invece, vede salire a +4% il fatturato delle case d’asta italiane (scorporato quello delle Big) rispetto all’anno precedente.

Anche se il web, per quanto importante, non è ancora il primo dei canali di vendita delle nostre case d’asta – mediamente il 24% dei lotti viene aggiudicato ad offerenti online anche se non mancano punte del 75% – la “virtualizzazione” del mercato dell’arte “espone”, inevitabilmente, i nostri collezionisti anche alle offerte di altri player internazionali.

 

 

 

Le indicazioni che forniamo in queste rubriche, sono da considerarsi meri strumenti di informazione, e non intendono in alcun modo costituire consulenza finanziaria, sollecitazione al pubblico risparmio o promuovere alcuna forma di investimento.

 
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