Magazzino Italian Art, esordio con Stein è un cristallo dalle molteplici sfaccettature

| Dopo Eataly e la moda tricolore, anche l'arte italiana sbarca a New York grazier a Giorgio Spanu e Nancy Olnick

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DI DAVIDE CUCINOTTA
Pochi mesi fa due coniugi e collezionisti Nancy Olnick e Giorgio Spanu hanno inaugurato a Cold Spring (NY) Magazzino Italian Art



Il primo centro privato aperto al pubblico dedicato all'Arte Italiana in America, edificio con un'ampiezza di quasi duemila metri quadrati ripartiti tra spazi espositivi e biblioteca specializzata, nato dal progetto dell'architetto spagnolo Miguel Quismondo e sotto la direzione artistica di Vittorio Calabrese. Un impulso notevole per la promozione dell'arte italiana al di là dell'AtlanticoMagazzino si pone sulla scena artistica internazionale quale centro espositivo, interamente autofinanziato, della Collezione Olnick-Spanu, raccolta che presenta con oltre quattrocento opere circa l'arte italiana dall'Informale al Gruppo Zero con una presenza molto forte e un interesse focalizzato agli esiti degli anni Sessanta fino ai giorni nostri e con un'alta concentrazione di lavori appartenenti al movimento dell'Arte Povera.

Originari rispettivamente di New York e della Sardegna, Nancy Olnick e Giorgio Spanu, che risiedono da venticinque anni a Garrison, New York, hanno iniziato la loro collezione acquisendo opere di maestri moderni e artisti americani della Pop Art. La loro ammirazione per l'arte e la cultura italiana, l'interesse nell'indagare i movimenti artistici concettuali di periodi simili da una prospettiva diversa, li ha visti coinvolti in un percorso il cui esito è una delle più grandi collezioni statunitensi di arte italiana postbellica. Mecenati di lungo corso, i due hanno continuato a promuovere il loro impegno per le arti attraverso l'Olnick Spanu Art Program, un programma di residenza annuale attivo da più di un decennio, che invita artisti italiani contemporanei a creare installazioni site-specific nell'abitazione della coppia, a Garrison, dove si sono avvicendati grandi nomi tra cui Massimo Bartolini, Mario Airò, Domenico Bianchi, Stefano Arienti, Francesco Arena.

Magazzino Italian Art apre le porte al pubblico con una grande mostra dedicata a Margherita Stein, omaggio fortemente voluto dai due collezionisti, dal titolo "Margherita Stein: Rebel With a Cause"; l'esposizione, attraverso una serie di capolavori dell'Arte Povera, celebra la storica fondatrice della galleria torinese Christian Stein (ndr. pseudonimo assunto dalla Stein nel 1966 allo scopo di ottenere il riconoscimento necessario nel mondo dell'arte italiana), pioniera del movimento il cui nome si deve al critico d'arte e curatore Germano Celant, che la coniò per la sua celebre mostra del 1967 alla Galleria La Bertesca di Genova.Nel corso della sua carriera Margherita Stein ha fortemente contribuito alla diffusione dell'Arte Povera prima in Italia e in Europa, e più tardi negli Stati Uniti. In continuità con la missione della Stein, la mostra inaugurale e la programmazione di Magazzino mirano a promuovere il dialogo e la ricerca storica sull'arte italiana del passato e del presente. Abbiamo dialogato con Vittorio Calabrese, Direttore di Magazzino Italian Art, il quale ci racconta il passato presente e futuro di un centro espositivo nato da una grande passione sfociata in un progetto di condivisione pubblica.

La mostra, Margherita Stein: Rebel With a Cause, presenta settantacinque opere circa, alcune distribuite anche all'interno degli uffici, quindi non tutte necessariamente fruibili al pubblico; il principale intento è stato quello di esporre gli artisti quasi individualmente, decretando per ognuno di loro la scelta di più opere appartenenti a differenti periodi della loro pratica artistica seguendo sempre come monito le parole della Stein: "Gli artisti sono come cristalli, hanno numerose sfaccettature, ciascuna delle quali rappresenta un aspetto della loro personalità". Ed ecco che inseguendo questo pensiero, così come si accompagna alla raccolta Olnick Spanu, negli spazi di Magazzino sono esposte delle opere che sono la storia individuale di ogni artista; ad esempio di Alighiero Boetti, Luciano Fabro così come di Jannis Kounellis vengono presentati lavori che coprono un arco temporale molto vasto. Questa scelta rispecchia pienamente uno tra i tanti obiettivi di Magazzino: un approccio al collezionismo finalizzato sulla figura dell'artista e sulla rappresentazione completa dello stesso, insomma tutte le sfacettature del cristallo. La mostra sarà aperta al pubblico per tutto il 2018 e solo successivamente inizierà una programmazione legata sia agli artisti italiani contemporanei, alcuni già inclusi nella recente mostra tra cui Marco Bagnoli, Domenico Bianchi e Remo Salvadori».

Prossimamente Magazzino darà luogo anche a mostre di giovani artisti italiani della scena contemporanea, intanto si è dato avvio a una serie di sponsorizzazioni di programmi collaterali tra cui "Artecinema", una rassegna di film italiani sull'arte e l'architettura contemporanea curata da Laura Trisorio (9 dicembre 2016, in collaborazione con Casa Italiana Zerilli-Marimò presso la New York University), e la mostra "Ornaghi & Prestinari", la prima dedicata agli artisti italiani Valentina Ornaghi e Claudio Prestinari a New York (24 ottobre – 9 dicembre 2016, in collaborazione con Casa Italiana Zerilli-Marimò presso la New York University e Galleria Continua di San Gimignano).

 

C'è grande entusiasmo da parte dei giovani artisti, i quali devono essere supportati nella promozione della loro arte sempre in collaborazione con le gallerie e le istituzioni; ciò che risulta debole qui a New York è un solido sistema che promuova l'arte italiana negli Stati Uniti d'America, nonostante vi siano tante belle occasioni tra cui il "Premio New York" promosso dall'Istituto Italiano di Cultura di New York e dall'Italian Academy for Advanced Studies in America presso la Columbia University di New York.

Lo scambio sarà probabilmente la chiave di lettura del nostro operato: con gli artisti, con altri collezionisti, con il pubblico, con le istituzioni, con le opere.

Ovviamente c'è un interesse all'arte concettuale, alla memoria, al linguaggio effettivamente presente in tutti quelli che sono gli artisti della collezione e l'aspetto formale che rispetta un certo tipo di gusto personale dei collezionisti. Nell'organizzare si lavora solo con gallerie e i galleristi sono i "partners" nella costruzione della collezione e nella vita di Magazzino; crediamo fermamente, dicono Nancy e Giorgio, che l'artista debba essere rappresentato sempre dal gallerista, in quanto questa figura deve essere per l'artista un promotore fondamentale. Abbiamo molta fiducia in questo tipo di triangolo, ma quella che viene esaltata nella scelta delle opere è la connessione che si crea tra i due collezionisti e gli artisti; tutti insieme cerchiamo di preservare e promuovere questa relazione».

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