"Salvator Mundi", Leonardo o solo una speculazione finanziaria?

| ESCLUSIVO - La vera storia del dipinto venduto all'asta per 450 milioni di dollari. Tra dubbi e certezze scalfite dagli esperti

+ Miei preferiti
(nostro servizio)
di DAVIDE CUCINOTTA
Con i primi notiziari della mattina, la notizia rimbalza in tutta Europa quando negli States è ancora notte dopo una serata convulsa all'insegna del mega record nelle vendite d'asta di opere d'arte. "Il «Salvator Mundi» di Leonardo da Vinci è stato venduto all'asta per 450 milioni: è l'opera più cara della storia", così titola il Corriere della sera. Fino ad oggi il record mondiale d'asta era quello di «Interchange» di Willem De Kooning, pagato 300 milioni di dollari.

Oltre 450 milioni di dollari incassati dopo una gara estenuante tra diversi offerenti, durata quasi 19 minuti. L'Italia di Leonardo da Vinci ha illuminato l'America dell'arte. La piccola tavola "Salvator Mundi" attribuita a Leonardo da Vinci ha cambiato di nuovo proprietà. 

Partito da 75 milioni di dollari le offerte si sono avvicendate senza tregua. 18 minuti e 47 secondi di gara e il frastuono finale con l'applauso liberatorio. Il martelletto del battitore interrompe la tensione fermandosi a 400 milioni. Che significa (diritti d'asta compresi) un assegno di 450,312,500 dollari. L'ex proprietario era il miliardario russo Dmitry Rybolovlev, (noto alle cronache quale patron della squadra di calcio del Principato di Monaco) che lo aveva acquistato per la somma di 127 milioni di dollari da Yves Bouvier, presidente di Natural Le Coultre, società svizzera che si occupa di trasporto e conservazione di opere d'arte, il quale lo aveva pagato 80 milioni di dollari nel 2013. Rybolovlev ha accusato Bouvier d'averlo raggirato per il prezzo eccessivo, che vista l'aggiudicazione di ieri, parrebbe un'accusa surreale. Ma le vicende legate ai due personaggi citati

non si limitano solo a quest'opera. La stampa svizzera ha scritto abbondantemente su Yves Bouvier e non limitandosi solo all'episodio dell'opera di Leonardo, ma bensì ad una lunga serie di opere che pare abbia venduto al miliardario russo, tanto è vero che si parla di un contenzioso milionario con il fisco svizzero, per non parlare poi di come l'abbiano presa gli istituti bancari dopo una tale vicenda (lo sanno bene tutti gli addetti al settore arte che di li in poi hanno avuto necessità di aprire dei nuovi conti bancari per le loro attività). Ma torneremo più avanti sull'argomento, adesso poniamo nuovamente l'attenzione sul dipinto. La vicenda di questo quadro è strana, come strane sono quasi tutte le recenti attribuzioni di opere old master. Il dipinto nel 2011 è stato autenticato da alcuni tra i suoi maggiori studiosi in occasione della mostra che si era svolta quell'anno alla National Gallery di Londra intitolata "Leonardo da Vinci: Painter at the Court of Milan". Raffigura Cristo con una mano benedicente e l'altra che tiene un globo. È un dipinto su una tavola di legno di 65,5x45 cm. Nel catalogo della mostra inglese, Luca Syson (curatore dell'esposizione) aveva ipotizzato che Leonardo avesse realizzato il dipinto per la famiglia reale francese e che poi fosse stato portato in Inghilterra nel 1625 dalla regina Enrichetta Maria di Borbone sposa di Re Carlo I. Ciò che è certo è che è stato registrato nell'inventario della collezione reale. Se ne persero poi le tracce dal 1763 al 1900, quando fu acquistato da Sir Charles Robinson come opera di Bernardino Luini, seguace di Leonardo. Il quadro ricompare magicamente in una piccola vendita all'asta nel 1958 dove viene acquistato per 45 sterline. Poi scompare di nuovo di nuovo per 50 anni, fino al 2005, quando riaffiora sul mercato. 

Riguardo all'autenticità? Nel 2007 la dottoressa Dianne Dwyer Modestini (Senior Research Fellow and Conservator della New York University) ha iniziato il processo di restauro e ha concluso che si trattasse proprio di un lavoro di Leonardo da Vinci. Ulteriori conferme arrivano poi da nomi illustri come: Mina Gregori (Università di Firenze) e Sir Nicholas Penny (direttore della National Gallery di Londra), in seguito studiato e analizzato dagli esperti del Metropolitan Museum of Art:  Carmen Brambach, Andrea Bayer, Keith Christiansen, Everett Fahy e Michael Gallagher. 

Ma ecco affiorare i primi dubbi, in primis non è mai stato dato il parere favorevole da Carlo Pedretti, direttore del Museo di Leonardo da Vinci, uno dei maggiori esperti al mondo di Leonardo, poi la Brambach afferma che il dipinto più che a Leonardo da Vinci sembra appartenere a qualche mano della sua bottega (in particolare Giovanni Boltraffio), lo stesso Keith Christiansen probabilmente potrebbe dire la sua su Raffaello ma non troppo su Leonardo, per finire col far notare che la bravissima Mina Gregori è un'ottima esperta per Caravaggio. Davvero strano che un potpourri di svariati critici siano stati presi dal mazzo e riuniti tutti insieme a parlare su un artista per il quale la loro preparazione non è poi così all'altezza e che soprattutto non si sia tenuto conto del parere di Pedretti che è lo specialista dell'artista in causa. A questo aggiungiamo che una nuova misurazione della sfera di cristallo contenuta nel quadro ha stabilito che le regole ottiche non sono state seguite alla perfezione dall'artista. Può il grande genio del Rinascimento italiano aver fatto un errore così grossolano? Dubbio insinuato dallo studioso Walter Isaacson, che pone al mondo della storia dell'arte una domanda sensata quanto provocatoria: perché Leonardo Da Vinci, che era artista, inventore, scienziato e ingegnere, avrebbe mostrato "una così inusuale distrazione" nel dipingere quel solido? "Da un lato, la sfera è rappresentata con precisione scientifica, ma Leonardo ha sbagliato nel riprodurre la distorsione ottica provocata dal guardare tramite una sfera trasparente gli oggetti che si pongono dietro e che non sono in contatto diretto con l'orbita" scrive nel saggio Isaacson. Detto altrimenti: il braccio e le vesti di Cristo che lo spettatore vede dietro la sfera di vetro avrebbero dovuto essere deformate, proprio a causa dell'illusione ottica tipica del materiale e della forma dell'oggetto. A questo punto ci chiediamo, per quale motivo quando si cerca di dare un'attribuzione certa ad un'opera di un artista del passato si parte sempre con uno studio soggettivo fatto sulla base di studi su opere ritenute valide da studiosi del passato, ed in seguito si passa alle prove oggettive dei dipinti eseguendo le famose analisi scientifiche sulle stesse per risalire ad una datazione certa o ai pigmenti autentici usati in epoca dall'artista, compresi gli stessi supporti usati dagli artisti per dipingere, quali legno, tela carta o altro? Fermo restando che le dette analisi vengano eseguite alla perfezione, cosa che comporta uno studio che può durare anche diversi mesi e non qualche giorno o settimana. Non si dovrebbe usare il sistema inverso? Per far meglio capire, attribuire un'opera ad un artista dando un parere soggettivo, anche se a seguito di un lungo studio, rimane sempre un parere soggettivo. Un parere soggettivo potrebbe darlo chiunque abbia dimestichezza con tale materia. Se avessimo un figlio con una laurea in storia dell'arte, probabilmente anche lui potrebbe dire la sua e quindi dare un'attribuzione di un'opera ad un artista. Ben diverso è partire da un'analisi oggettiva, vale a dire che a seguito di un'attenta analisi scientifica e sulla base di concrete prove fatte sui supporti, pigmenti, eventuali scritture e quant'altro, si arriva a stabilire con certezza non solo la datazione, ma anche se gli stessi pigmenti usati siano proprio quelli usati in origine dall'artista. Se il legno o la tela del caso sono proprio quelli usati in epoca di suo uso comune e così via. Una volta accertato senza alcun ombra di dubbio che tutto ciò che vediamo è perfetto e quanto più originale, si potrà passare ad un'analisi soggettiva. Anche in questo caso, tale analisi va fatta da un esperto che ha dedicato tutta la sua vita al tale artista, perché di tuttologi ne è pieno il mondo in ogni dove e non troviamo il caso che ce ne siano alcuni legati ad un bene così prezioso, sia dal punto di vista artistico che economico come l'arte. Ora tornando al contenzioso Rybolovlev – Bouvier, come diceva un nostro famoso statista; "a pensar male si compie peccato ma quasi sempre ci si azzecca". Un personaggio (molto ricco) che rischia il carcere dall'oggi al domani per danni procurati ad un miliardario russo e per un altissimo contenzioso con il fisco svizzero, potrebbe essere seriamente interessato a trovare delle escamotage per risolvere i propri problemi, ma queste sono solo delle supposizioni quasi da complottisti. Siamo nell'era dove si da risalto alla notizia che quasi sempre è legata al vil denaro, soprattutto quando quest'ultimo è in abbondanza da far strabuzzare gli occhi della gente semplice e comune. Resta certo comunque che questa notizia di super record accompagnerà gli annali della storia delle vendite di opere d'arte nelle aste, per sempre, e noi non potremo far altro che rimanere spettatori inermi e forse abbagliati da fiumi di denaro che volteggiano in questo folle mondo dell'arte.

Arte News
Delphi Lux, il cinema con doppio spettacolo
Delphi Lux, il cinema con doppio spettacolo
Ha aperto a Berlino un cinema in cui ogni sala è un’opera d’arte, molte ispirate a maestri del cinema. Colori decisi e installazioni a Led rendono l’attesa del film un piacere
L'arte vola nello spazio con Elon Musk
L
L'artista Trevor Paglen ha creato "Orbital Reflector", sarà come un museo ai margini dell'universo. Progetto del 2015. Il prototipo è già nel Nevada Museum of Art. Lancio con il Falcon9, razzo creato da Musk
Mosca e New York, Venezia nel cuore
Mosca e New York, Venezia nel cuore
Al Metropolitan le celebrazione del 500°anniversario della nascita del Tintoretto, al museo Puskhin di Mosca la rassegna "Da Tiepolo a Canaletto a Guardi". Le date
Firenze, il codice Leicester di Leonardo
Firenze, il codice Leicester di Leonardo
Grande spazio per le celebrazioni leonardiane, affreschi, quadri e viaggio nella chiedere quattrocentesche
Le fantasy coffin di Paa Joe
Le fantasy coffin di Paa Joe
Bare dalle forme più strane, realizzate sulla base delle passioni o del lavoro del defunto. Da cinquant’anni, un artigiano ghanese è considerato il massimo artista dell’ultimo viaggio
Trio di artisti iraniani alle Ogr
Trio di artisti iraniani alle Ogr
Sino al 30 settembre nelle Officine Grandi Riparazioni di Torino gli artisti Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh ed Hesam Rahmanian
Soulages, il più grande dei pittori viventi
Soulages, il più grande dei pittori viventi
L'artista nato in Occitania nel 1919 celebrato in Svizzera ha una storia alle spalle da brividi. Il profeta del Tachisme ha attraversato indenne guerre e continenti. "I quadri guardano noi"
We love New York
We love New York
La Grande Mela vista attraverso l’obiettivo di un fotografo innamorato della sua città
Si, i sette murales di Parigi sono di BANSKY
Si, i sette murales di Parigi sono di BANSKY
Erano comparsi nel giro di poche ore e solo ora, dopo la "confessione" su Instagram è arrivata la conferma, la firma è quella del grande street-artist, Bansky. Tema, l'immigrazione. La storia e l'analisi
Quella strana coppia che fa sognare i fans
Quella strana coppia che fa sognare i fans
Arte e musica con il rapper Kanye West e Takashi Murakami per realizzare le copertine sull'onda dell'estetica superflat dell'artista giapponese