Sgarbo Trump, Cattelan invece di Van Gogh

| Esegesi del gesto irriverente dei responsabili del Guggenheim Museum che, alla richiesta del presidente Usa di avere il "Paesaggio con usa neve" di Van Gogh gli avevan invece proposto il celebre wc d'oro di Cattelan

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Di Davide Cucinotta

Anche se si titola “water”, e con tutto rispetto per il prezioso metallo, sempre un “cesso rimane, avrebbe detto (e ha detto) Luciano De Crescenzo, in un vecchio film.

Il Guggenheim ha detto no per il “paesaggio con la neve” di Van Gogh (quel dipinto era già destinato a Bilbao) e nella mail a Trump inviata dalla curatrice Nancy Spector (in silenzio stampa), si legge: "ci spiace non poter soddisfare la sua richiesta iniziale, spero che la nostra offerta", il water, "sia di suo gradimento: l'opera America", tra l'altro, "è stata installata in uno dei nostri bagni pubblici: un meraviglioso atto di generosità".

Un po’ come andare in uno dei migliori ristoranti di Parigi per gustare delle ottime ostriche e sentirsi dire: “ci spiace ma le ostriche sono destinate ad altri clienti, se lei gradisce abbiamo delle cozze surgelate, gliele scongelo?”.

Senza voler nulla togliere all’estro irriverente del grande Maurizio Cattelan, sinceramente Van Gogh rimane sempre Van Gogh ed un cesso anche se d’oro, sempre cesso rimane.

Non dimentichiamo fra l’altro che il water in questione, il museo lo ha installato proprio nei bagni pubblici e quindi utilizzato abitualmente dai visitatori del Guggenheim.

Per quale motivo Trump chiede al Guggeneheim un Van Gogh? Altri presidenti prima di lui lo fecero, gli Obama ottennero Rothko e Jasper Johns, i Kennedy Delacroix. Semplicemente per abbellire la famosa sala “ovale”, dando così lustro alla stessa “Casa Bianca”.

Se oggi fosse ancora vivo Marcel Duchamp, colui che per la prima volta usò un orinatoio esponendolo ad una Biennale di Venezia, come gesto provocatorio ed introducendo quella che è comunemente chiamata “arte di concetto”, vedendo a cosa ha portato il suo gesto, probabilmente farebbe marcia indietro. Si perché pur essendo divenuta una nuova espressione d’arte, il cosiddetto “concettuale”, ha un po’ stravolto il concetto reale di arte che è sempre stato il gusto del bello!

Non si vuole fare polemica e tanto meno dare giudizi su i tanti artisti che negli ultimi anni hanno preferito usare questa espressione d’arte piuttosto che altro, ma giusto per fare una piccola considerazione che ci porta con la mente a quando spesso ci soffermiamo attoniti davanti un’opera d’arte che ci trova li immobili a lungo ad ammirare estasiati ciò che l’artista ha impresso su un qualsiasi tipo di supporto.

Si perché purtroppo negli ultimi anni alcuni pseudo artisti, hanno semplicemente cavalcato l’onda del concettuale (forse non essendo in grado di fare altro) perché fa intellettuale spacciarsi per uno che fa il pensatore indipendente e offre con nonchalance le sue perle di saggezza al mondo intero. Ma per fortuna oggi si inizia un po’ a rivedere tutto questo mondo dell’arte concettuale e si ritorna sempre di più ai canoni di estro, gusto e bellezza che hanno sempre dato piacere visivo ai fruitori dell’arte.

Di certo non avrà fatto piacere al Presidente, e inoltre non si conosce la risposta ufficiale alla curatrice del Guggenheim, Nancy Spector, colei che avrebbe offerto il water a 18 carati a Trump in luogo del Van Gogh. La Casa Bianca non dice nulla e lo stesso Cattelan raggiunto dal Washington Post, ha detto che è "una questione molto delicata" e non aggiunge altro. 

Ritornando al film di Arbore, nel momento in cui gli allievi di un corso di archeologia, chiedono al professore (Luciano De Crescenzo per l’appunto) cosa avrebbero detto coloro che in uno futuro di cinquecento anni in uno scavo avessero trovato un Caravaggio, il professore risponde che avrebbero commentato con grande apprezzamento a quel ritrovamento. Allo stesso tempo alla domanda: cosa avrebbero detto gli stessi se in quello scavo avessero ritrovato anche l’orinatoio di Duchamp, il professore risponde: “sempre nu’ cesso rimane”.

 
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