Cina choc, via ai campi di concentramento

| Istituiti nello Xinjiang per "rieducare" al marxismo-leninismo la minoranza musulmana uighira. Imprigionate migliaia di persone, bambini separati dalle famiglie. Assurde imposizioni

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Ora i campi di concentramento si chiamano campi di istruzione. La Cina di Xi rivela un volto nuovo, dopo le aperture degli anni scorsi, molto più minaccioso e ideologico. L'estrema regione nord-occidentale dello Xinjiang ha infatti "legalizzato" i campi di internamento dove sono detenuti fino a un milione di musulmani della minoranza uighira di lingua turca. Nonostante le crescenti critiche internazionali, le autorità cinesi hanno rivisto la legislazione per consentire al governo regionale di permettere ufficialmente l'uso di "centri di istruzione e formazione" per incarcerare "persone influenzate dall’estremismo". Nei mesi scorsi erano state bandite dai market le confezioni di cibo Halal, giudicate come espressione di un modo di opporsi alla laicità dello Stato “marxista-leninista”. Le autorità cinesi negano però l'esistenza dei lager, ma dicono che “piccoli criminali vengono inviati ai centri di formazione professionale” in vista di un “recupero sociale”. Gli ex detenuti dicono di essere stati costretti a denunciare l'Islam e a professare fedeltà al partito comunista in quelli che definiscono campi di indottrinamento politico.

"È una giustificazione retrospettiva per la detenzione di massa di uiguri, kazaki e altre minoranze musulmane nello Xinjiang", ha detto al Guardian James Leibold, studioso delle politiche etniche cinesi della La Trobe University di Melbourne. "Si tratta di una nuova forma di rieducazione che non ha precedenti e non ha davvero una base giuridica, li vedo in seria difficoltà per cercare di creare una base giuridica a questa politica”. Ora, con le nuove norme, ”si possono stabilire centri di formazione professionale, organizzazioni di trasformazione dell'istruzione e dipartimenti di gestione per trasformare le persone influenzate dall'estremismo attraverso l’istruzione". Una nuova clausola impone la lingua mandarina anche nelle “conversazioni private” e l’istruzione professionale e legale, così come "educazione ideologica, riabilitazione psicologica e correzione del comportamento”. Già la legislazione originale annunciata nel 2017 vietava l'uso di veli, "discorsi e comportamenti estremi" e il rifiuto di ascoltare le trasmissioni radiofoniche e televisive pubbliche.

Pechino ha passato decenni a cercare di sopprimere il sentimento di indipendenza nello Xinjiang, alimentato in parte dalla frustrazione per l'afflusso di migranti provenienti dalla maggioranza Han cinese. Le autorità affermano che gli estremisti hanno legami con gruppi terroristici stranieri, ma hanno fornito poche prove a sostegno dell'affermazione.

I membri degli uiguri, dei kazaki e di altre minoranze musulmane che vivono all'estero dicono di non essere stati in grado di contattare i parenti in Cina, mentre le autorità collocano i bambini separati dai loro genitori detenuti o esiliati in decine di orfanotrofi statali in tutto lo Xinjiang. La Cina è stata sottoposta a crescenti pressioni da parte degli Stati Uniti e dell'Unione Europea dopo che in agosto un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha affrontato i diplomatici cinesi per le segnalazioni di detenzioni di massa arbitrarie e le dure misure di sicurezza nei confronti dei musulmani.

"Indipendentemente da queste revisioni, credo ancora che la pratica di detenere coercitivamente gli uiguri e altre minoranze musulmane nello Xinjiang in 'attraverso centri di trasformazione' non solo viola il diritto cinese, ma anche le norme giuridiche internazionali contro la privazione extragiudiziale della libertà", ha concluso Leibold.

 

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