Daniele e Tom, attesa angosciosa
rinviata la spedizione francese

| Riprendono le operazioni di soccorso, gli alpinisti russi rinunciano a causa delle valanghe. Niente soldi, non parte la missione francese con i droni. Trattativa conclusa solo dopo ore

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ALBERTO C. FERRO

Anche la francese Elisabeth Revol, tra gli alpinisti più noti al mondo, che l’anno scorso fu salvata quando ormai era data per dispersa proprio sul Nanga Parbat d’inverno s’è messa a disposizione con l’organizzazione dei soccorsi che tentano disperatamente di trovare una traccia dei due alpinisti dispersi da domenica, Daniele Nardi e Tom Ballard. Quando a settembre è nato Mattia, il figlio di Daniela, Elisaberth aveva scritto scherzosamente su Facebook, facendogli gli augori: "Speriamo che tuo padre metta la testa a posto!".

BLOCCATO IL TEAM FRANCESE

Ancora nessuna notizia sui due forti climbers che hanno sfidato lo sperone Mummery del Nanga Parbat, la montagna del Kashmir che ha il più alto tasso si mortalità tra gli alpinisti dopo l’Annapurna. Stamane una squadra di soccorritori avrebbe utilizzato anche i droni per perlustrare la possibile via scelta da Daniele Nardi, 43 anni, e Tom Ballard, 30 anni, un inglese che aveva scelto il Trentino e le Dolomiti per vivere. Ma sul profilo Facebook ufficiale di Daniele Nardi, è comparso questo post: Questa mattina l'elicottero, dopo aver avuto l'autorizzazione al volo, non ha potuto volare per questioni organizzative ed amministrative. Askari, la società che gestisce i voli ha dovuto attendere l’autorizzazione dei militari, e una serie di adempimenti amministrativi.  La famiglia di Daniele Nardi è pronta al pagamento delle somme necessarie. Purtroppo, pur avendo risolto i problemi burocratici grazie all’Ambasciatore Stefano Pontecorvo il meteo è peggiorato e l’operazione di recupero di Alex Txikon dal campo base del K2 si dovrà effettuare domani mattina.

Nel mentre, Ali Sadpara, con gli altri due alpinisti pakistani, è partito questa mattina a piedi dal campo base del Nanga Parbat ed è arrivato nei pressi di campo 1. Ora è al campo base. Le informazioni ufficiali vengono solo dalla pagina ufficiale di Daniele Nardi. 

Scriveva montagna.tv : “Il piano concertato prevedeva di prelevare l’alpinista basco Alex Txikon con 3 suoi collaboratori, tra cui un medico, dal campo base del K2 per trasportarli al Campo Base del Nanga Parbat e poi in una posizione più vicina alla parete Diamir in direzione di campo 1. Da lì Txikon attiverà tre droni, di particolore potenza per il volo in quota e autonomia, che perlustreranno tutta la zona dello Sperone Mummery, fino al plateau sovrastante e lungo tutte le ipotetiche vie percorribili dai due alpinisti che si stanno ancora ricercando”. Ma il team non è potuto partire. La società privata di noleggio degli elicotteri s'è rifiutata di procedere se non ci fosse stato subito il pagamento. Così la trattativa s'è risolta ma non in tempo per oggi.

RUSSI RINUNCIANO: RISCHIO VALANGHE

I tre alpinisti russi che si erano offerti volontari per partecipare alle operazioni di soccorso hanno deciso di rinunciare, per il momento. Nella zona imperversano le vanghe e cadono dall’alto della parete  montagne di ghiaccio “alte come grattacieli”, ha detto poche ore fa Reinhold Messner in un’intervista, descrivendo lo spaventoso scenario dello Sperone Mummery. Le condizioni meteo, nonostante le raffiche di vento e il cielo ancora solcato da grandi formazioni di nubi che preludono a nuove nevicate, consente ancora ai elicotteri che fanno base a Skardu di levarsi in volo per una terza perlustrazione di valli e crinali non distanti dalla tenda del campo 3 trovata ieri invasa dalla neve e con segni del passaggio di valanghe. L’ambasciatore Pontecorvo ha ottenuto il via libera dall’Aeronautica Militare Pakistana per il decollo degli elicotteri ed è in contatto con le squadre di soccorso che si apprestano ad avvicinarsi allo Sperone Mummery.

“RINASCERE DOPO OGNI CADUTA”

Daniele Nardi, in un video diffuso da Mediaset e dalle Iene che seguivano la spedizione, non si era mai nascosto le difficoltà dell’impresa. Anni fa Nardi aveva tentato di scalare lo Sperone Mummery ma era stato sconfitto dal maltempo. Il senso di questa impresa molto pericolosa, non tanto per le caratteristiche della parete ma per le valanghe e i “seracchi” (caduta di formazioni di ghiaccio, soprattutto nel periodo invernale, era “nel dare una lezione di vita”, non solo agli alpinisti “ma a tutti, quando si cade è necessario rialzarsi, proprio per dare un senso al passato, è il vero significato della vita”. Lo aveva detto sorridendo pochi mesi fa, quando stavano mettendo a punto ogni dettaglio della spedizione, preparata con estrema cura. Nardi è uno degli alpinisti già e celebrati nel mondo non solo per le sue straordinarie capacita tecniche ma anche per il valore umano che ha sempre dato alle sue imprese. E sopratutto per l’atteggiamento che ha sempre avuto verso la montagna e le sue regole. 

LE FAMIGLIE IN ANGOSCIOSA ATTESA

A casa, a Sezze (Latina) lo aspettano la moglie Daniela e il figlio Mattia, di quasi 6 mesi. E il Trentino si stringe attorno alla famiglia di Tom Ballard, Ballard, figlio di Alison Hargreaves, la leggendaria scalatrice britannica morta nel 1995 sul K2, considerata al “regine degli ottomila”. Abita a Vigo in val di Fassa con la con campagna Stefania Pederiva, a sua volta alpinista e compagna di innumerevoli scalate. L’ultima telefonata con Tom, quando assieme a Daniele erano ancora al Campo 4, ai piedi del Mummery, risale a sabato. Daniele, in quelle ore, aveva diffuso un video, con i capelli pieni di neve, mentre sotto una tormenta descriveva la capanna dei pastori, mostrando la loro tenda e i compagni di viaggio pakistani. E un cielo grigio e tempestoso. Era contrariato per il “meteo non buono, nebbia, con nevischio e raffiche di vento ma siamo pronti a partire”. “Adesso è buio e le ricerche riprenderanno domani. Noi sappiamo quello che sapete voi: dobbiamo avere pazienza, perché non sappiamo cosa possa essere successo. In montagna è così. Come ho detto a mia figlia magari sono arrivati in cima, chi può saperlo. E comunque sono solo tre giorni, non una settimana; teniamo presente che il satellitare può essersi scaricato o le pile della radio essersi esaurite. Io finché non so cosa è successo resto ottimista», ha detto Bruno Pederiva, il padre di Silvia, all’Alto Adige. 

 
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