Guidare telefonando, nuove pesanti sanzioni e niente auricolari

| Anche l'Italia s'è adeguata alle norme europee: 647 euro di multa e, in caso di recidiva, la sospensione della patente. E niente cuffiette, via libera alle connessioni bluetooth ormai installate su molte auto. Pericolo di incidenti mortali

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VITO PARISI

Guidare e telefonare contemporaneamente è un comportamento pericoloso. L’asserzione può sembrare banale, ma non lo è,; infatti secondo l’Unione Europea questo comportamento è una delle cause ricorrenti relativamente ai sinistri stradali, i quali è bene ricordarlo, provocano molti decessi in tutta Europa. 

Guidare e telefonare provoca distrazione e la distrazione, quando si conduce un qualsiasi veicolo può uccidere; e se non ti uccide ti può far male e procurarti alcuni fastidi. Con la recente entrata in vigore della modifica dell’art.173 del Codice della Strada, il nostro Paese si è parzialmente adeguato, dopo oltre due anni, a gran parte degli altri paesi europei, inasprendo la sanzione pecuniaria , che può arrivare fino a 646 €, nonché alla sospensione della patente, in caso di recidiva della violazione nell’arco di un biennio, fino a tre mesi. 

Tuttavia la principale novità è costituita dal divieto di utilizzare, durante la guida, gli auricolari. In pratica non si possono più utilizzare quelle cuffie, a meno che non siano dotate di microfono e che non richiedano l’uso delle mani , che ti vengono fornite quando acquisti uno smartphone; è consentito soltanto l’uso del dispositivo vivavoce installato ormai di serie su tutti i veicoli di nuova generazione. 

Ed è giusto che sia così. Ci siamo adeguati con ritardo, ma ci siamo adeguati; se pensiamo che in Francia e in Spagna, gli auricolari, anche se dotati di microfono, sono vietati, con sanzioni rispettivamente di 135 e 150 € e che in Svizzera questo tipo di violazione può comportare una sanzione penale, possiamo comprendere la necessità di prestare tutta la nostra attenzione durante la guida. 

Sappiamo tutti che la combinazione di distrazione, alterazione e velocità, sono sempre letali; e chi scrive, purtroppo, troppe volte è stato incaricato di informare le famiglie di disgrazie che hanno comportato lo spreco di vite, per lo più giovani. Parlo di spreco, perché morire sulla strada costituisce, e lo affermo con consapevole dolore e rispetto per le vittime e i loro famigliari, uno spreco assurdo e inaccettabile di vite, di cui tutti noi siamo complici, istituzioni comprese. 

Qualche anno fa, mi è capitato di transitare in motocicletta, con mia moglie come passeggera, nel tunnel del Frejus in direzione di Chambery; chi è già transitato su quell’arteria sa che al termine del tunnel vi è un limite di 100km/h e l’autostrada è in discesa; se sei distratto, il limite lo superi. Infatti, dopo circa 800 mt dall’uscita del tunnel fui fermato dalla Gendarmerie, la cui pattuglia mi fece prendere visione della fotografia della violazione da me commessa: viaggiavo ad una velocità di 101km/h. Sfoderammo, io e mia moglie, il più bel sorriso possibile e per la velocità ce la cavammo; poi vollero vedere l’omologazione dei caschi e anche qui ce la cavammo, poi vollero vedere l’omologazione dell’interfono ( il dispositivo che ci consentiva di comunicare tra noi due) che non avevo con me e non ce la cavammo; 90 € di sanzione, di cui pretesero l’immediato pagamento ( erano dotati di pos per il pagamento)e la rimozione del dispositivo, con l’impegno di non usarlo nel territorio della Repubblica Francese. 

Al ritorno della gita giornaliera, passammo per il valico del Moncenisio. 

A casa trovai l’omologazione dell’interfono, circostanza che mi fece riflettere; le regole ci sono e vanno rispettate: le regole servono per tutelare la vita di tutti, bene primario e fine ultimo di qualsiasi sistema democratico e se uno Stato investe sulla salute dei cittadini , non può fare a meno d’investire nel presidio del territorio. 

Sanzionare la violazione delle regole costituisce l’unica forma di prevenzione. E questa prevenzione, nella Repubblica degli avvocati, non è possibile. C’è scarso presidio del territorio e quando ti capita di essere sanzionato, ti capita quasi esclusivamente per un divieto di sosta ( che costituisce la maggior parte delle violazioni in Italia) oppure per un eccesso di velocità (seconda voce statistica di violazione la Codice della Strada). 

Implementare il presidio del territorio da parte delle polizie, siano esse statali o Locali, non vuol dire vivere in uno stato di polizia; avere le polizie responsabilmente severe, vuol dire che hai concrete possibilità che il tuo comportamento non rispettoso delle regole venga sanzionato. Leggere un sms quando guidi non è un diritto e sanzionarti per questo comportamento non è una violazione dei tuoi diritti costituzionali. 

Ed è questo il problema italiano: il presidio del territorio. 50 fa, quando mio padre usciva dalla Fiat e di corsa durante la notte si caricava la 127 per poi partire per raggiungere i nonni nel Meridione, non era difficile incrociare nei quasi 1000 km di autostrada almeno 4-5 pattuglie della Stradale e in queste circostanze ti sentivi rassicurato e responsabilizzato. Torino era e rimane una città difficile, ma se per strada avevi difficoltà, non era difficile incontrare due vigili appiedati pronti ad aiutarti; ora provate a fare mente locale e cercate di ricordarvi quando siete stati fermati l’ultima volta per un controllo da parte delle forze di Polizia oppure l’ultima volta che avete visto transitare un veicolo di Polizia vicino a casa vostra. 

Investire insicurezza, presidiando il territorio con uomini e tecnologie è l’unica soluzione per far diminuire i sinistri stradali e le morti sulla strada . La contestazione immediata di una violazione costituisce la migliore forma di deterrenza e anche l’unica forma di comunicazione finalizzata a far percepire quel senso di sicurezza che oggi, viene drammaticamente ricercato da una popolazione sempre più anziana.

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