40 anni senza Charlot

| Il grande attore inglese si spegnava la notte di Natale del 1977, dopo una lunga avventurosa che dalla miseria l’avrebbe portato sul tetto del mondo

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Di Germano Longo

Alla fine è stato il destino a vendicarsi, mettendoci un soffio d’ironia: spedire la morte proprio la notte di Natale, quando tutti sono felici e la tristezza andrebbe bandita per legge. La notte di Natale del 1977, quarant’anni fa esatti, se ne andava Charlie Chaplin, maestro, precursore, leggenda e icona del mondo del cinema. Proprio lui, che il Natale non l’amava da sempre, e non per questioni religiose o altro, ma perché gli ricordava la miseria della sua infanzia, a Londra, con così tanto niente da mettere nel piatto da rendere anche solo i pensieri di festa un lusso inarrivabile.

È questo che aspetta Charles Spencer Chaplin il 16 aprile 1889 a East Street, Walworth, una delle zone più povere di Londra, dove ancora oggi la linea nera della metropolitana è chiamata “misery lane”. Suo padre era un attore di varietà sempre pieno d’alcol, sua mamma una cantante semi sconosciuta che inizia ben presto a dare segni di squilibri mentali: quattro anni prima di “Charlie” era arrivato Sydney.

Neanche un anno dopo la sua nascita, la famiglia va in pezzi, e i due fratelli Chaplin iniziano un lungo peregrinare fra istituti e orfanotrofi. Ma è proprio lì, che il talento di Charlie inizia a prendere forma: a sette anni sale per la prima volta sul palcoscenico, mandato a salvare la serata sostituendo la voce solista di uno spettacolo teatrale, giù di voce e per questo sommersa dai fischi. A 14 anni riesce ad ottenere i primi contratti teatrali, a 19 entra nelle file della compagnia di pantomime di Fred Karno, una delle più celebri, che lo porta per la prima volta in America, nel nuovo mondo.

Lo diventa anche per Chaplin, un nuovo mondo: di passaggio a Hollywood viene scoperto per caso da un produttore che lo vuole in un film. Debutta sul grande schermo nel 1914, iniziando a lavorare sul suo personaggio più celebre: Charlot. Un vagabondo gentiluomo dal cuore grande con le scarpe troppo grosse e la giacca troppo piccola, la bombetta in testa, i baffetti neri ed il bastone di bambù da passeggio. Charlot diventa subito amatissimo: nel solo 1914 gira oltre 60 comiche e se la fatica è tanta, uno dei problemi più gravi sembra risolto. Chaplin diventa un attore ricco, un nome di sicuro successo che le case di produzione si strappano a suon di contratti milionari. Lo dimostra l’accordo raggiunto nel 1918 con la “First National”: nove mediometraggi in quattro anni in cambio di un milione di dollari.

La figura di Charlot arriva a tutti: incarna la spietata emarginazione sociale delle classi più deboli in un’epoca dominata da un progresso economico e industriale che sembra poter fare a meno del genere umano.

Nel 1919 fonda insieme al produttore Douglas Fairbanks e l’attrice Mary Pickford la “United Artists”, per cui realizza alcuni capolavori indimenticabili come “La febbre dell’oro”, “Luci della città”, “Tempi moderni” e “Il grande dittatore”, ironica e irriverente di Adolf Hitler.

Ma così com’è amato dal pubblico di tutto il mondo, la vita privata gli crea qualche problema: non nasconde di prediligere donne più giovani di lui, e senza contare le numerose avventure (vere o affibbiate dal gossip) ne sposa quattro, da cui ha una decina di figli.

Lo stesso vale per alcuni episodi che gli complicano l’esistenza: sospettato di simpatie verso il comunismo, finisce negli obiettivi dell’FBI, che lo tiene sotto stretta sorveglianza fino a trascinarlo di fronte ad una commissione per sospette attività antiamericane. Mentre è in viaggio per Londra, dove torna da vincitore, coperto da ogni onore e commozione, dagli USA gli notificano l’annullamento del permesso di rientrare negli Stati Uniti.

In realtà, anche il mondo del cinema sembra non stimarlo come meriterebbe: non vincerà mai un Oscar per i suoi film, ma solo quello alla carriera, assegnato nel 1972.

Insieme alla sua grande famiglia mette su casa a Vevey, in Svizzera, sulle sponde del lago di Ginevra, dove si spegne il 25 dicembre del 1977, ancora pieno di idee e progetti.

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