Mega-richiamo Mercedes 3 milioni di diesel UE ed USA

| È la conclusione di un lungo percorso iniziato con i sospetti della Procura di Stoccarda, a cui il marchio ha deciso di rispondere anticipando ogni mossa

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Di Davide Cucinotta

Se qualcosa ha insegnato, lo scandalo sulle emissioni passato alla storia come "Dieselgate", è che i tempi dei giochi di prestigio sono finiti. Dopo il caso esploso nel 2015 che ha quasi piegato il colosso Volkwasgen, c'è chi sceglie di autocensurarsi al primo sentore di puzza di bruciato. Così, capita che Daimler AG, altro marcantonio dell'auto, ha scelto di anticipare le voci diffuse dal "Sueddeutsche Zeitung" che davano il marchio della Stella finito sotto la lente dell'Autorità Federale dei Trasporti, per dare seguito ad un'indagine condotta dalla Procura di Stoccarda e nata dal sospetto di presunte manipolazioni dei dati sulle emissioni di oltre un milione di autovetture, vendute fra il 2008 ed il 2016 in Europa e Stati Uniti.

La prima reazione di Daimler AG era stata secca, orgogliosa e perentoria, assicurando la difesa a oltranza con tutti mezzi legali possibili, poi la notte porta consiglio, e a Stoccarda si è deciso di assumere un atteggiamento più morbido e collaborativo. Erano seguiti incontri con il Ministero, definiti costruttivi, e addirittura una perquisizione degli uffici dirigenziali del marchio, arrivando ad una conclusione che è pura realtà: certi sospetti fanno male ai mercati, meglio eliminarli in fretta.

È questa, in breve, la road map che porta dritta al mega-richiamo di cui il mondo parla in queste ore: un atto del tutto volontario che riguarda più di tre milioni di veicoli diesel Mercedes, da sottoporre ad un upgrade gratuito. Un'operazione dal costo non indifferente, per adesso stimato in 220 milioni di euro, ma secondo gli esperti con ottime previsioni di dover aumentare nei prossimi mesi.

Ma per non perdere terreno sul fronte delle tecnologie diesel, su cui scommette ancora moltissimo, lo scorso marzo Mercedes-Benz ha immesso sul mercato una nuova generazione di motori a gasolio aggiornati e con dati sulle emissioni nocive decisamente migliori.

Una lunga scia di sospettati

Dopo il caso del gruppo Volkswagen, che in America ha chiuso il pericoloso fascicolo "Dieselgate" dei motori truccati con un patteggiamento costato 4,3 miliardi di dollari, tanti sono i marchi automobilistici finiti nel vortice dei sospetti per presunte manipolazioni dei dati sulle emissioni. Nel marzo di quest'anno, la sede centrale dell'Audi era stata perquisita da cima a fondo, alla ricerca di prove per dimostrare l'accusa di aver partecipato attivamente all'uso del famigerato software capace di manipolare i dati sulle emissioni. E per chiudere il quadro dell'industria tedesca, va citato anche il fascicolo aperto dall'attivissima Procura di Stoccarda ai danni della Porsche. Si è salvato in corner il gruppo BMW, con due inchieste già archiviate.

Qualche tremolio aveva attraversato anche la sede della Renault, finita sotto l'esame della DGCCRF, la direzione francese per la lotta anti-frode, per un presunto dispositivo adottato su alcuni motori diesel per "ammorbidire" i dati più inquinanti. Ed è finita in parità fra Berlino e Torino: la prima, intesa come il Ministero dei Trasporti tedesco, accusava la seconda - il gruppo FCA - di aver manipolato il livello delle emissioni di un preciso modello, la Fiat 500X Diesel. Nel marzo di quest'anno è arrivata una conclusione di comune intesa, sintetizzata dalla sardonica necessità di "adottare nuove misure".

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