Noi speriamo che il biometano

| È una speranza concreta, su cui FCA sta puntando molto e attualmente è protagonista di un lungo test che ha lo scopo di valutare l'efficacia del metano ricavato anche dai rifiuti organici umani

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Di Davide Cucinotta

Difficile da immaginare, ma un giorno forse neanche così lontano, nell'espletare i quotidiani bisogni potremmo dare una mano all'ambiente e perfino assicurarci il pieno all'auto. È buttata sullo spicciolo, ma la notizia c'è, eccome. Succede che nelle prospettive sul futuro della mobilità attualmente allo studio di FCA, Fiat Chrysler Automobiles, non c'è solo l'elettrico, ma una tecnologia che utilizza - testualmente - "biometano prodotto da scarti alimentari e rifiuti organici umani". Proprio quella roba lì, che fin quando si è piccoli è "santa", poi di colpo diventa innominabile.

Il biometano in questione "nasce" nell'impianto del Gruppo CAP di Niguarda-Bresso, il servizio idrico integrato della Città Metropolitana di Milano, dove i depuratori stanno lasciando il posto a particolari sistemi di raffinazione in grado di trattare le acque di scarto, con una stima che parla di una produzione annua di 342 mila kg di biometano, quanto basta per assicurare a 416 veicoli una percorrenza di 20.000 km ogni anno.

Una ricerca già in fase avanzata che prevede, entro pochi mesi, l'apertura del primo distributore di biometano nel milanese, e attualmente testato dal Gruppo CAP attraverso un raid affidato alla Panda Natural Power, versione con bicilindrico TwinAir da 900 cc e 80 CV che di recente ha superato la quota di vendita dei 300 mila esemplari, consacrandosi come la vettura a gas più venduta d'Europa.

Il progetto, battezzato #BioMetaNow e della durata di 80.000 km, è partito lo scorso marzo dal Mirafiori Motor Village di Torino ed è costantemente monitorato dai tecnici di FCA per valutare gli effetti del biometano sull'efficienza del motore e calcolare le emissioni di particolato, che al Gruppo CAP sono certi si assesteranno fino al 97% in meno rispetto ad un pari modello a benzina.

Una tecnologia che rappresenta un futuro anche di risparmio: attualmente, e siamo ancora alla fase sperimentale, il biometano consentirebbe di risparmiare il 56% sulla benzina ed il 30% sul gasolio.

L'impegno di FCA

Per Fiat Chrysler Automobiles è proprio il metano una delle soluzioni per il futuro della mobilità più facilmente percorribili, meno dispendiose e soprattutto naturali, già pronte all'uso.

Agli inizi di giugno, i vertici del marchio hanno partecipato ad un convegno ospitato presso l'Auditorium Enzo Biagi di Bologna, dal titolo "Gas naturale e biometano, eccellenze nazionali per la sostenibilità". Organizzato da Econometrica-Centro Studi Promotor, Anfia e CIB (Consorzio Italiano Biogas) e alla presenza del Ministro per l'Ambiente, l'incontro rientrava nel programma #AllForTheGreen che ha accompagnato l'11 e il 12 giugno il "G7 Ambiente" che ha portato a Bologna i ministri dell'ambiente dei sette paesi più industrializzati del mondo. Il convegno è servito per presentare la più aggiornata fotografia sui vantaggi del gas naturale per autotrazione.

Qualche giorno dopo, a Cagliari, FCA è stata protagonista di un altro meeting, "Nice to Meet You G7!", giornata preparatoria all'incontro dei sette Ministri dei Trasporti in scena il 21 e 22 giugno scorsi a Cagliari, in cui è stato illustrato il progetto #BioMetaNow.

Tutti i vantaggi del biometano

Si tratta di un biocombustibile che si ottiene dall'acqua di scarto, dagli scarti di biomasse di origine agricola e dai rifiuti solidi urbani ricavati dalla raccolta differenziata. Una soluzione che da più parti è indicata come un potente alleato nella lotta ai cambiamenti climatici, all'inquinamento atmosferico e alla sempre difficile gestione dei rifiuti.

Ma i vantaggi non finiscono qui: si tratta di un carburante rinnovabile, ovvero inesauribile, che assicura livelli di emissioni inquinanti e di gas serra molto contenuti. Inoltre, l'impatto ambientale dal "pozzo alla ruota" è pari a quella delle auto elettriche, non richiede modifiche rispetto alle auto già alimentate a metano, la rete di distribuzione nazionale esistente è pronta e in fase di espansione, riduce la dipendenza dal petrolio, crea occupazione nella filiera nazionale, contribuisce alla sostenibilità economica di aziende agricole e allevamenti, permette il riutilizzo efficiente dei rifiuti e infine, se ottenuto da reflui fognari, consente perfino una riduzione della tassa rifiuti locale.

Il test che ha protagonista la Panda Natural Power rappresenta fra l'altro un passo in avanti nel quadro normativo italiano, che attualmente vieta l'immissione del biometano in rete.

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