Fiat: the china affair

| ESCLUSIVO - Sarebbe tutto pronto per la cessione del marchio Fiat ad un gruppo orientale. Oltre alla chiusura della Lancia, il possibile lo scorporo dall’affare della gamma 500, insieme ad Alfa Romeo e Maserati

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Voci, semplicemente voci, ma se fossero vere anche solo per la metà, decisamente allarmanti. Si dice, si mormora e si vocifera che nelle stanze segrete delle palazzine del Lingotto, a Torino, regno di Sergio Marchionne, si stia lavorando ad una svolta epocale.

Il marchio Fiat, gloriosa invenzione ultrasecolare della famiglia Agnelli, sarebbe ormai pronto ad essere impacchettato, infiocchettato e ceduto a non meglio precisati acquirenti cinesi. Se ne parla da un po’, fra smentite e mezze parole, ma questa volta i sismografi sembrano registrare sciami sismici preoccupanti.

Agli strateghi della Fiat mancherebbe solo un passaggio, quello finale, per concludere l’operazione: il pareggio di bilancio che potrebbe arrivare a breve, sulla spinta di un +5,50% (17 euro ad azione) regalato di recente da Piazza Affari, ultimamente piuttosto generosa con il marchio torinese.

Sibilline suonano le parole di Marchionne pronunciate al Salone di Ginevra: “Fiat sarà meno importante in Europa: non sto uccidendo il marchio, credo che abbia un grande futuro in America Latina, e che in Europa possa contare sulla forza della 500. Ma non dobbiamo essere emotivi: la rilevanza di Fiat per il pubblico è diminuita. Non abbiamo bisogno di investitori cinesi, ma restiamo aperti”.

Eppure circola l’idea che l’affare sarebbe già pianificato e ormai prossimo a diventare definitivo. Restano da definire i dettagli, come ad esempio il possibile scorporo dalla trattativa della gamma “500”, ormai famiglia di modelli che potrebbe vivere di vita propria, e su cui sono in corso profondi studi di mercato.

E mentre resta incerto il destino di “Chrysler” e i marchi collegati (Jeep, Ram e Dodge), anche per via di un difficile via libera dell’amministrazione Trump a cedere un pezzo di storia americana ai cinesi, a non entrare nella trattativa dovrebbero essere il marchio “Alfa Romeo”, che pronto al ritorno in F1 potrebbe riservare sorrisi sui mercati di tutto il mondo (dove forse è più apprezzato che in patria) e “Maserati”, che resterebbe il giocattolo di lusso della “Exor”, la cassaforte della famiglia. Ben peggiore il destino che attende “Lancia”, presenza sul mercato ormai ridotta ad un solo modello, la “Ypsilon”, in circolazione dal 2011 e mantenuta in vita a forza di allestimenti.

Riguardo ai nomi dei corteggiatori, difficile farli con esattezza. La scorsa estate i media di tutto il mondo avevano svelato un interesse concreto della “Great Wall Motor”, ma nella repubblica cinese non sono pochi ad avere l’ambizione di entrare nel mercato italiano con una fetta del 30% già pronta, assicurata da un marchio come Fiat. In fila indiana, citando a caso, potrebbero esserci “Dongfeng Motor”, che in Europa ha già iniziato la scalata al gruppo “Peugeot-Citroën”, oppure la “Geely Holding Group”, dopo l’acquisizione di Volvo reduce dal clamoroso 9,7% conquistato al colosso “Daimler AG”, per finire con la “Guangzhou Automobile Group”, che dal luglio del 2009 ha siglato una joint-venture proprio con Fiat. Elenco a cui, secondo qualcuno, potrebbe aggiungersi l’interesse dei coreani di “Hyundai”.

Semplici segnali, si diceva, ma non può non fare impressione il sospetto via vai di delegazioni cinesi, sia ad Auburn Hills, quartier generale sul suolo americano, che a Torino (Mirafiori Motor Village compreso), malgrado i traslochi fiscali ancora il cuore pulsante del gruppo.

E non conforta neanche pensare alle offensive di mercato: Fiat non sforna nuovi modelli da un po’, e a parte la gamma 500, la Punto, la Tipo, la Panda e il Doblò, il resto sono allestimenti, collezioni, serie speciali e figli di partnership che si limitano a togliere un marchio per metterne un altro, come nel caso della “124”, copia conforme della Mazda MX-5. Neanche guardando all’orizzonte si vede altro, sintomo che forze ed energia siano oramai concentrate su questioni diverse. L’appuntamento è per il prossimo 1° giugno, a Balocco, quando Marchionne svelerà il piano strategico per 2018-2022, quello che fra l’altro non toccherà a lui portare in porto.

Che fine faranno gli stabilimenti e le migliaia di posti di lavoro resta uno dei dubbi aperti, tanto è vero che Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, avrebbe richiesto un incontro con i vertici FCA per capire l’entità e tempi. Proprio in questi giorni, è arrivato l’annuncio di nuovo turno di cassa integrazione per gli stabilimenti Maserati di Grugliasco e Mirafiori, mentre risale a metà febbraio il grido d’allarme lanciato da Pomigliano, dove i nuovi modelli restano un miraggio, e quello di Melfi, che ha iniziato l’anno in cassa.

In definitiva sarebbe questa, dopo 14 anni di interregno, la vera eredità di Sergio Marchione, ormai prossimo alla partenza verso nuove avventure (la “Ferrari”, con molta probabilità, non a caso staccata da tempo dalle sorti di FCA). Probabilmente, un giorno nel futuro di chissà quando, scopriremo che questo era il preciso mandato avuto dalla “famiglia” fin dall’inizio e portato avanti fra mezze ammissioni, promesse e parole da filtrare per capire dove sta la verità.

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