Qualche luce e molte ombre sul futuro di Tesla, il sogno visionario di Elon Musk

| Il più avveniristico dei brand automobilistici deve vedersela con una crisi profonda: consegne non rispettate, fuga di dipendenti e nuove strategie per distanziare l'universo esclusivo dei colossi dell'auto

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Di Davide Cucinotta

Sembrava tutto facile e liscio, forse perfino troppo: "Tesla", il piccolo e geniale brand automobilistico capace di far tremare i colossi puntando tutto sul full-electric, segna il passo. L'idea arriva da un vulcanico imprenditore sudafricano chiamato Elon Musk, uno che in vita sua sembra azzeccarle tutte, una dopo l'altra: da "PayPal" a "Hyperloop", avveniristico progetto di mobilità per merci e passeggeri ad altissima velocità, fino ad arrivare alla "Tesla Roadster", una sportivissima elettrica da 200 km/h e 400 km di autonomia nata quasi per gioco nel 2008 e venduta in 2.500 esemplari. Un imbarazzante successo, per un uomo che pochi anni prima aveva dichiarato pubblicamente: "Creare un'azienda automobilistica è un'idiozia, e farle elettriche è un'idiozia al quadrato".

Tutto dimenticato: il successo assume contorni così seri che Elon finisce per crederci davvero: dagli stabilimenti Tesla Motors di San Carlos, in California, esce la "Model S", mentre si lavora senza sulla "Model 3". Sono i primi passi di una storia, l'ennesimo capitolo nel volume di quella genialità visionaria impossibile da fermare che raccoglie nomi immortali, da Leonardo a Steve Jobs, ma soprattutto uno schiaffo alla storia dell'industria automobilistica americana, dove l'ultima start-up che si ricordi risale al 1925 e si chiamava Chrysler. Uno dei pochi ad avere l'adire di sfidare il gotha automobilistico americano, alla fine degli anni Quaranta, fu Preston Tucker, altro imprenditore visionario capace di tecnologie avanzatissime, ma tritato così finemente da meritarsi addirittura un film, diretto da Francis Ford Coppola nel 1998.

In poco meno di quindici anni, Tesla vende 260.150 auto, con un aumento del 4,5% rispetto a quanto previsto, e promette di quadruplicare il numero entro il 2020. In fondo, i modelli Tesla sono un concentrato di tecnologia e piacere di guida: gli strabilianti 2,27 secondi stabiliti dalla Model S P100D sulla distanza 0-100, un'autonomia che supera abbondantemente i 500 km e l'infilata di software amici, che "aggiornano" l'auto di continuo, come uno smartphone, o sono pronti a sostituirsi al guidatore, come il sofisticato e misterioso l'Autopilot.

LE AVVISAGLIE DELLA CRISI

Fra le promesse e la realtà, si è messa di mezzo un'ingordigia produttiva che rischia di essere fatale, perché Tesla è sicuramente figlia di un colpo di genio e di una corsa a perdifiato, ma lanciata in volo senza coprirsi le spalle a livello organizzativo. Il gioco inizia a frantumarsi quando per la piccola "Model 3", modello destinato a superare le proposte improponibili per la massa, spingendo il marchio verso i volumi veri - ovvero sfatare l'idea che Tesla sia un marchio riservato ad un'elité danarosa - raccoglie mezzo milione di ordini in tutto il mondo, con tanto di sostanziosa caparra. Elon, per contro, promette consegna in tempi record, sicuro di farcela: 1.500 vetture nel primo trimestre dell'anno, con una progressione di 5.000 pezzi a settimana verso la fine del 2017. 

LA REALTÀ

Qualcosa, nei piani di Tesla, non torna: 260 consegne reali, un quinto di quanto promesso, e quasi tutte andate ai dipendenti, i primi a crederci.

Dal quartier generale di San Carlos, in California, frenano, bloccano le campagne pubblicitarie e i test drive, lasciano a casa 400 lavoratori mentre molti altri si dice stiano emigrando volontariamente verso il "Project Titan", l'auto di Apple, anche per via dell'indole da tiranno di Elon, ma pubblicamente l'azienda tranquillizza: rimedieremo fino a raggiungere i numeri che ci eravamo prefissati. Di mezzo purtroppo c'è la Borsa, dove fino a poco tempo fa il brand di Elon valeva 5,9 miliardi di dollari, perfino più di Porsche, con una crescita superiore al 30% di un anno sull'altro. Ma così come premia, Wall Street toglie: il titolo è in discesa da diverse settimane.

IL FUTURO

Secondo i bene informati, Elon Musk dato fondo a buona parte dei suoi capitali, punto. Il domani dell'idea imprenditoriale passa attraverso un imbuto: la fusione con la "Solar City", azienda specializzata nei pannelli solari, puntando a modelli di auto ancora una volta rivoluzionari, in grado di ricaricarsi da soli grazie al fotovoltaico. Un modo per distanziare ancora di più la concorrenza dei marchi automobilistici, ormai tutti allineati sulla necessità di elettrificare la propria gamma e decisamente più veloci ad allestire le linee di produzione, consegnare e conquistare i mercati. Nei cassetti segreti dell'azienda ci sarebbero anche progetti per mezzi pesanti, camion e autobus, insieme all'idea di clonare i principi di "Uber", per rendere democratiche le auto elettriche. E passare alla storia come l'uomo che riuscì dove altri fallirono.

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