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| Può ospitare al massimo 10 persone, ma "Pith" è il locale di cui tutti parlano, nato in una stanza del dormitorio della Columbia University di New York

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Si chiama Jonah Reider, ha vent'anni o poco più, studia economia alla "Columbia University" e guida il locale più in voga di New York. Celebre fin dall'inizio perché il suo non era un vero e proprio ristorante, non poteva vantare una cantina piena di vini e neanche un menù che permettesse di scegliere fra troppe portate, visto che tutto andava in scena nella stanzetta nel dormitorio del campus che gli era stata assegnata al suo arrivo a New York.

Jonah nasce a Newton, in Massachusetts, e malgrado gli studi per diventare un economista, con la speranza neanche tanto nascosta di trovare lavoro ai piani alti di Wall Street, nutre da sempre una passione incontenibile per la cucina. Anni fa, è emerso da poco, perfino il giornale della sua scuola finì per occuparsi di quel talento nascosto, chiedendosi con un pizzico d'ironia se Jonah fosse l'erede in versione maschile di Martha Stewart, la più celebre conduttrice d'America, specializzata in lifestyle e cucina.

A dire il vero, Reider un nome e qualche regola al suo locale li aveva perfino dati: si chiama "Pith" ed era aperto solo su prenotazione le sere di martedì, venerdì e sabato. E trovare un tavolo - anzi il tavolo, l'unico, a quei tempi con un massimo di quattro posti a sedere - era impresa quasi impossibile, al punto che per non scontentare la clientela, Jonah rinunciava a tutte le vacanze pur di smaltire le richieste.

Come spesso accade, l'idea è nata dalla voglia di cucinare per amici e compagni di corso, ma ha fatto in fretta a valicare i confini della Columbia University per attirare il bel mondo di New York, formato da una lunga teoria di giornalisti, avvocati e perfino professori dell'ateneo, attirati da una fama che raccontava di piatti definiti da "cucina americana moderna", per nulla sofisticati ma realizzati benissimo, malgrado le sue creazioni prendessero vita nell'angolo cottura comune del dormitorio, un posto in cui qualsiasi altro chef di grido - perbacco - si sarebbe sentito quantomeno indignato all'idea di preparare anche solo un tramezzino.

Il tutto, a fronte di una spesa che oscillava fra i 15 e i 20 dollari, ovvero il costo puro degli ingredienti. Eh sì, perché a Jonah quel che importa da sempre è cucinare e conoscere gente nuova, senza preoccuparsi di gonfiare il portafoglio.

Del curioso caso di "Pith" ne hanno parlato un po' tutti: dal "New Yorker" al "Post", per arrivare fino al "Daily Mail", in Inghilterra, con l'aggiunta del massimo dei punteggi ottenuto su "Yelp", portale di libere recensioni in libero mercato. La nota stonata, in questa storiella che sembra filare liscia dall'inizio alla fine, è quella brutta cosa chiamata invidia: qualcuno ha avvisato il Dipartimento della salute di New York, che a sua volta ha preso contatti con l'università, invitando il rettore a limitare il traffico di clientela del "Pith" ai soli studenti.
Ma qualcosa di recente è cambiato: Jonah ha fatto la sua scelta aprendo a Brooklyn (www.pith.space), nei dintorni di uno dei ponti più celebri del mondo, ma senza tradire i suoi inizi.

Il tavolo comune del ristorante può accogliere per cena un massimo di 10 persone: si inizia alle 20 e si va avanti per circa tre ore circa, cullati dalle ricette del ragazzino che voleva diventare chef.

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