Quando una stella nasce

| In soli tre anni, Alessandro Mecca è riuscito a trascinare Spazio7, ristorante della Fondazione Re Rebaudengo nell’olimpo degli stellati Michelin

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Di Germana Zuffanti
Largo ai giovani: alla più recente presentazione della Guida Michelin 2019, in scena all’Auditorium Paganini di Parma, fra i 30 nuovi ristoranti stellati, ben 10 sono guidati da chef con meno di trent’anni.

Fra questi anche Alessandro Mecca, classe 1984, torinese: 29 anni e davanti tutto il tempo di fare ancora meglio. Mecca è lo chef di “Spazio7”, ristorante gourmet nato solo tre anni fa all’interno della “Fondazione Re Rebaudengo” di Torino, la celebre istituzione senza scopo di lucro che sostiene l’arte contemporanea e i giovani artisti. Il sogno di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, nel tempo diventato anche quello suo figlio Emilio, colui che ha voluto con tutte le forze “Spazio7”, partendo da Torino per andare fino a Villanova d’Asti e provare di persona l’incredibile talento di un chef di cui tutti parlavano: Alessandro Mecca.

 

Lei la cucina ce l’ha nel sangue, visto che è cresciuto nel ristorante di famiglia, il “Crocetta” di Torino, e aveva alle spalle diverse esperienze in ristoranti stellati in Italia e all’estero. Com’è passato dalla provincia alla Fondazione Sandretto di Torino?

Da tempo volevo tornare a lavorare a Torino e farlo a “Spazio7” è stato entusiasmante. Essendo cresciuto in Crocetta conoscevo da sempre la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e ogni volta che ci passavo davanti ne rimanevo affascinato. L’incontro con Emilio Re Rebaudengo ha fatto la differenza: quando ci siamo incontrati ho capito che era il momento di tornare in città e iniziare a fare sul serio.

Quale è la sua idea di cibo e ristorazione in un luogo di cultura e modernità?

La cosa più bella che posso fare è sentirmi parte del luogo in cui mi trovo. Così è stato a Villanova, dove facevo una cucina moderna ma contadina. Cercavo di essere parte di quel territorio. Così è qui a Spazio7, che, trovandosi in un contesto come la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, è una “scatola” di idee, di visioni nuove, di aspetti contemporanei. Mi rendo conto di avere sempre stimoli nuovi.

Come vive l’assegnazione della stella? È una spinta o una responsabilità in più?

È  stata un’emozione fortissima, a partire dalla chiamata del direttore della guida, Sergio Lovrinovich. Mi sono tornate alla mente una serie di sensazioni che avevo già “sentito”, perché da anni sognavo questo traguardo. Sensazioni che si sono trasformate in grande emozione salendo sul palco di Parma. In quel momento ho ripensato alla gavetta, a tutte le difficoltà provate, ma anche alla grande soddisfazione per questo riconoscimento.

Cosa cambierà allo Spazio 7 dopo la stella? La sua cucina ha da sempre puntato sulla scelta di materie prime e tradizione, seppure riviste in chiave contemporanea.

Cambieranno certamente le pretese dei clienti, che saranno altissime, anche se lo erano già prima. Quello che fa la stella Michelin è sicuramente portare degli stimoli maggiori: con la mia brigata entro in cucina con ancora più entusiasmo rispetto a un anno fa. Questo perché il lavoro della mia vita e di tutti quelli che lavorano con me è stato premiato da “qualcuno” che ha il potere di riconoscerlo in maniera ufficiale. Torino ha dimostrato di avere tanti giovani talenti e questo non potrà che giovare alla crescita di tutti.

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