Dogman, niente sequestro per Garrone

| La famiglia de "Er pugile" si era ritenuta offesa dalla ricostruzione dell'omicidio di Gianfranco Ricci, ritenuta non verosimile e offensiva. Ma i giudici hanno respinto la richiesta. Film nelle sale

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di MASSIMO NUMA

Matteo Garrone ha diretto il film”Dogman", dedicato all’inquietante figura del tosacani romano Pietro De Negri (nella foto al momento dell'arresto) autore di un delitto agghiacciante e lo ha portato al Festival di Cannes che ha mostrato di apprezzare, con dieci minuti di applausi e critiche lunsighiere la proiezione del film. E' sfida aperta ora con  il regista Sergio Stivaletti con "Rabbia Furiosa". Che dire? La madre della vittima, Giancarlo Ricci, “Er puggile”, piccolo boss del quartiere Portuense di Roma, non ci sta e accusa: “Me l’hanno ucciso due volte”. E ci sono rimasti male pure i parenti di De Negri che, dopo 16 anni di carcere, s’è rifatto una vita, non ha più commesso reati, vive con moglie e figlia, e fa il fattorino per un’impresa commerciale. I nipotini non sapevano del passato del nonno, e ora invece lo sanno. Non è divertente. Ma, accogliendo la richiesta della Procura, il gip di Roma Roberto Saulino ha detto "no" alla richiesta di sequestro preventivo delle copie del film di Matteo Garrone "Dogman". La richiesta era stata avanzata alcuni giorni fa da Vincenza Carnicella, madre di Giancarlo Ricci, il pugile seviziato e ucciso nel 1988 da Pietro De Negri, noto come il Canaro. A dire della donna il film diffama la memoria del figlio, al centro di una delle vicende di cronaca nera più note del recente passato. Per il pm Sergio Colaiocco, titolare del fascicolo, non ci sono gli estremi per procedere al sequestro preventivo della pellicola che, a detta del regista, è solo "vagamente ispirata alla vicenda della Magliana".

Pietro De Negri e Giancarlo Ricci


TORTURE, SHAMPOO E AUTOPSIE

Vale la pena riassumere questa orribile storia di cronaca nera. il 18 febbraio 1988 De Negri era uscito da poco tempo dal carcere, per una rapina compiuta con Ricci, il quale però riuscì a sfuggire alle indagini e a godersi il bottino. De Negri è un uomo mite, l’episodio della rapina è un fatto isolato nella sua vita e aveva iniziato però a provare un forte odio verso l’ex pugile. Il quale continuava ad angariarlo. Gli aveva rubato lo stereo e pretendeva 200 mila lire per restituirlo. La goccia che fece traboccare il vaso. Così un giorno gli disse, in romanesco, “Vieni oggi che c’è il pusher ha appena finito il giro è pieno di soldi tu ti nascondi ci pesti a tutti e due, poi dividiamo”, ma era una trappola. Ricci si fece trovare all’ora convenuta nel negozio di via della Magliana per nascondersi. “In bagno no - disse De Negri - che lì proviamo la cocaina, entra nel gabbione del cani…”. L’altro, senza sospetti, ci entrò e fu rinchiuso a chiave. Nella notte De Negri aveva pippato qualcosa come 52 grammi di cocaina, così aveva detto ma francamente appare improbabile, ed era completamente fuori di testa. Le sequenze delle torture poi messe minuziosamente a verbale dal "Canaro", come fu definito De Negri dai cronisti dell’epoca, sono rimaste epiche nella criminologia italiana di tutti i tempi, però con una sorpresa postuma finale. “Giancà urlava, sputava, mi insultava, scuoteva la gabbia, ci ha ha fatto pure un buco…gli ho gettato la benzina in faccia e ho dato fuoco….ho alzato lo stereo per coprire le sue urla….poi gli ho dato una serie di mazzate in testa e ha perso conoscenza…quando s’è ripreso era legato al bancone con due catene attorno al collo…gli ho tagliato le dita delle mani con il tronchese, quelle dei piedi…i genitali…le orecchie..gli ho infilato le dita tagliate nell'ano, urlava, strillava, minacciava, gli ho messo in bocca gli organi e finalmente è morto...soffocato...gli ho staccato il cervello e l'ho lavato con la shampo per cani per dargli una ripulita...".

52 GRAMMI DI COCAINA IN UNA NOTTE

Sette ore di agonia con una pausa per portare la figlioletta a scuola. La sorpresa arriva dopo: i medici legali che effettuarono l’autopsia dei resti semi-carbonizzati, trovati pochi giorni dopo in una discarica non distante da via della Magliana, accertarono che il racconto del “Canaro" - per fortuna - non era del tutto vero. Le lesioni più efferate erano post-mortem, Ricci sarebbe morto dopo "solo" dopo 30, 40 minuti di interminabile agonia, per le sprangate in testa. E De Negri venne giudicato, per effetto dell’overdose di cocaina, parzialmente incapace, e solo per quel momento, di “intendere e volere", da qui la condanna a 24 anni che a molti parve troppo mite. Sono passati decenni da questo delitto quasi indescrivibile e Matteo Garrone lo ha riproposto privilegiando la versione numero 1, la meno horror, quella più attenta ad esplorarne il movente, con la "botta" di cocaina che spiega in parte la violenza, con un De Negri, insomma, mezzo pentito e che ebbe poi a precisare meglio quanto realmente accadde nell’angusto negozio di via della Magliana 223, due vetrine sul marciapiede perse in un immenso palazzone.

LA SFIDA TRA I DUE FILM 

Ma il bello è che i film dedicati al "Canaro" sono due ed escono quasi in contemporanea. “Rabbia furiosa - Il Canaro", diretto da Sergio Stivaletti, con Riccardo De Filippis e Romina Mondello, qualche giorno dopo "Dogman". Il tema è lo stesso, ma il taglio è diverso. Più serrato, più noir, più incalzante e più spaventoso quello di Stivaletti, mentre Garrone offre una prospettiva più filosofica, una morale, nel senso che il “Canaro” è visto anche come un vendicatore di soprusi e violenze, simbolo perdente di una impari lotta contro il male, nelle sue forme più generiche, e quasi la società dovrebbe essergli grata per quanto ha fatto. E' un messaggio che si legge controluce, e neppure troppo velato. Proseguendo con questa riflessione, si potrebbe anche aggiungere che è una larvata critica verso uno Stato che non riesce ad assicurare giustizia e tutela ai suoi cittadini, ma forse qui siamo oltre agli intendimenti del regista. Ma la società invece è e resta indifferente, cinica e semmai attenta morbosamente ai dettagli efferati. E non del movente. Interessante il confronto tra gli attori che hanno interpretato il "Canaro". Marcello Fonte per Garrone, Riccardo De Filippis per Stivaletti. Ebbene, Fonte è più dolce, più poetico quasi, mentre De Filippis sembra proprio lui, il "Canaro" vero. Per l'interpretazione di "Er puggile", senza entrare nel merito della qualità della recitazione, Virgilio Olivari (nel film di Stivaletti) appare più credibile nella parte, ma anche Edoardo Pesce, nel ruolo del pugile Simoncino (alias di Ricci) riesce ad essere piuttosto convincente. Anche perchè Garrone ha voluto rendere la sua parte più ricca di sfumature e di contrasti, e dunque complessa.

 

 

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