Simon era fuggito, ritrovato 20 anni dopo

| Il caso di Simon Lembi aveva riempito le cronache del Belgio: svanisce nel nulla nel 1999 e di lui non si sa più nulla. Vent’anni dopo, è stato ritrovato

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La scomparsa di Simon Lembi in Belgio la ricordano tutti: era il 1999 quando sparisce senza lasciare traccia. Per anni la polizia segue ogni pista possibile: dalla pedofilia al maniaco, dal suicidio alla sparizione volontaria, ma di Simon non si troverà mai più traccia.

Con gli anni il dolore lascia il posto alla rassegnazione, ma non alla speranza di un miracolo. Dopo tanto silenzio, qualche tempo fa un agente di polizia bussa alla porta di Bruno Lusakiovovo, padre del ragazzo malgrado un cognome diverso, come nelle usanze dell’Angola: “Mi ha detto che avevano ritrovato Simon. Non potevo crederci, era sano e salvo. Ho pianto di gioia, non riuscivo a smettere: vent’anni di domande senza risposte sembravano svanire. Ho pensato che fosse morto, ucciso da qualcuno che non aveva voluto neanche darci la consolazione di piangerlo su una tomba”.

Tante domande a cui l’agente prova a dare una risposta: Simon oggi ha 34 anni, vive con una nuova identità in Olanda, dalle parti di Amsterdam, ed è sposato, ma c’è un problema: non ha alcuna intenzione di rivedere la sua famiglia d’origine. “Siamo sotto shock: avremmo voluto incontrarlo, vedere com’è diventato oggi, sapere se anche lui ha dei figli. Ma quando abbiamo chiesto il suo indirizzo e il numero di telefono, ci hanno risposto che non era possibile, perché Simon non vuole”.

Pauline, la sorella maggiore di Simon, conferma: “Ho vissuto tutto questo tempo con l’immagine di mio fratello insieme a noi in salotto, pochi minuti prima di svanire per sempre. Era venerdì 12 novembre 1999, non avevamo ancora la tv e a Simon era stato permesso di andare a guardarla in un centro sociale a pochi isolati da casa nostra. ‘Vado’, ha detto: rivedo ancora molto chiaramente la scena. Aveva una borsa, ha promesso alla mamma che sarebbe tornato a casa per le 8:00, ma non l’abbiamo mai più rivisto”.

La polizia ha confermato la vicenda: “Ha confessato di essere il ragazzo scomparso in Belgio vent’anni fa: l’abbiamo cercato ovunque, e solo di recente una segnalazione giunta all’Unità Persone Scomparse ha permesso di fare piena luce sulla scomparsa. L’uomo ha confermato spontaneamente di essere Simon Lembi, anche se oggi vive sotto un’altra identità. Ha dichiarato di essere fuggito da solo, di sua spontanea volontà, per ‘motivi familiari’ che ha preferito non chiarire, aggiungendo comunque di non aver mai subito violenze o maltrattamenti da parte dei genitori”.

È la madre di Simon ad accettare con più difficoltà la scelta del figlio: “Mia mamma ha pianto per anni: la scomparsa di mio fratello l’ha segnata profondamente. Poco tempo dopo la scomparsa di Simon è stata vittima di un ictus causato dal dolore immenso, e da allora vive in un centro per non vedenti a Bruxelles. Simon le manca molto, e anche a tutti noi. Vorremmo fargli così tante domande, ma perché questo accada deve lasciarci avvicinare alla sua vita”

Il padre di Simon tenta un’ultima carta: “Se si vergogna per essere scappato e non osa guardarci negli occhi, voglio che sappia che non siamo arrabbiati con lui: siamo felici di sapere che sia vivo, tutto il resto non conta. L’unico motivo che mi viene in mente è che all’epoca la nostra famiglia stava attraversando un periodo molto difficile: eravamo arrivati dall'Angola pochi giorni prima. Eravamo poveri e non avevamo nulla, la nostra esistenza era fatta di incertezza. Forse Simon voleva fuggire da questa precarietà”.

Nel tempo, la famiglia di Simon era riuscita a capire che nella scomparsa del loro figlio maggiore la pista olandese fosse la chiave per risolvere il mistero: attraverso la comunità angolana aveva appreso che Simon era passato attraverso un centro per rifugiati ad Arnhem prima di andare a Lelystad: qualcuno ricordava un ragazzo calmo ed educato. Ma la mancanza di denaro aveva reso impossibile andare in Olanda per cercarlo.

Il padre di Simon si trova tutt’oggi in una situazione difficile: recentemente è stato ospitato in un rifugio per senzatetto ad Anderlecht. “Ho perso il lavoro in una casa di cura dove lavoravano in mensa, ma spero di rimettermi in carreggiata a breve. Ho così tante cose da dire a mio figlio: Simon, se ci ascolti sappi che ci manchi. Ti rivogliamo nelle nostre vite”.

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