Sono di Imane Laloua le ossa ritrovate sulla A1

| La giovane marocchina, scomparsa nel 2003, è stata identificata grazie alla prova del Dna. La procura, che indaga per omicidio volontario, ha rivolto un appello a chiunque sia a conoscenza di particolari

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A dodici anni dal ritrovamento delle ossa umane ritrovate nel 2006 nei dintorni di Barberino del Mugello, lungo l’Autostrada del Sole, c’è finalmente un nome. Si tratta dei poveri resti di Imane Laloua, una giovane di origine marocchina, svanita nel nulla a Prato nel 2003.

È stata la procura di Firenze, attraverso la prova del Dna, a dare un nome alle ossa, ritrovate casualmente nei dintorni di un’area di sosta della A1 all’interno di alcuni sacchi. L’unica particolarità, che ha indirizzato subito le indagini verso i riti satanici, erano stati i due omeri dello scheletro, legati fra loro con un cavo.

La stessa procura, che indaga per omicidio volontario e occultamento di cadavere, ha invitato a farsi avanti chiunque sia in possesso di notizie, anche minime, sui 15 anni che separano la sparizione di Imane con l’identificazione certa dei suoi resti.

Nel 2004, sul caso si erano riaccesi i riflettori: nella zona di Cento, in provincia di Ferrara, il ritrovamento dei resti di una giovane donna avevano acceso nella famiglia la speranza di avere almeno qualcosa su cui piangere. Ma i rilievi e la prova fondamentale della Dna avevano allontanato l’idea che si trattasse di Imane Laloua.

Zoubida Chakir,la madre della giovane, che non ha mai smesso di chiedere quale fosse stato il destino della propria figlia, aveva raccontato che Imane l’aveva raggiunta nel 1995 a Montecatini terme, dove aveva trovato lavoro come badante. Il 27 giugno 2003° Imane era scomparsa all’improvviso: aveva 22 anni, tre anni prima si era sposata con un marocchino dal passato turbolento.

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