Anche il Piemonte sogna l'indipendenza

| I drammatici momenti vissuti in queste ore in Catalogna fanno sognare gli autonomisti del Nord Ovest

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Gli eventi di questi giorni della Catalogna con la richiesta di indipendenza dalla Spagna, hanno riaperto prepotentemente il dibattito sull'autonomia delle regioni anche in Italia. Gli avvenimenti in terra iberica si saldano poi con i referendum per l'autonomia regionale (sul tipo della Valle D'Aosta ) che si terranno il 22 ottobre di questo mese in Veneto ed in Lombardia. Un referendum che nelle due regioni sarà sicuramente vinto dai favorevoli all'autonomia (sono già a favore Lega, Forza Italia, Movimento Cinque stelle ed i sindaci lombardi del PD) ha rotto gli argini. Ora, anche se con sfumature diverse più di metodo che di sostanza, altre regioni italiane come l'Emilia-Romagna , governata dal Partito Democratico, sognano l'autonomia dallo Stato centrale. Il tema non è tanto nelle competenze per materia, quanto nella possibilità di trattenere direttamente nelle proprie regioni il 50 o il 70% fra imposte fiscali e tasse che i cittadini pagano. Anche la Puglia, da alcune dichiarazioni del Presidente Emiliano, vuole entrare nella partita e la stessa Liguria, per bocca del Presidente Toti, avrebbe in mente un referendum per l'autonomia come quello della Lombardia e Veneto. A questo punto è riemerso il progetto di Piemonte Regione Autonoma lanciato dall'ex consigliere regionale del Piemonte Luca Pedrale che nel 2014 presentò un progetto di legge per l'autonomia piemontese. Spiega Luca Pedrale, portavoce del Comitato Civico La Nostra Gente:  "Tutte le regioni italiane devono diventare autonome ma l'indipendenza non ha senso e sarebbe controproducente. In Catalogna invece (si può essere favorevoli o contrari ) ma la richiesta di indipendenza è comprensibile per motivi storici, linguistici, economici e sportivi. Non dimentichiamo poi che la Catalogna ha già tutte le competenze di uno Stato meno la Difesa (l'esercito, perché la polizia è invece catalana) e la politica estera: il resto è già tutto di competenza del Governo di Barcellona. In Italia non ci sono motivi per richiedere l'indipendenza di alcune regioni: ne la Valle d'Aosta, ne gli altoatesini del Trentino Alto Adige o la piccola minoranza slovena in Friuli e perfino la Sicilia e la Sardegna, che sentono l'esigenza di diventare indipendenti. Possono già contare su una grande autonomia pur restando in Italia, piuttosto esiste il problema della lentezza, della scarsa programmazione e a volte di sprechi di come i soldi trattenuti dal fisco siano utilizzati. Per questo ritengo che dopo Lombardia e Veneto tocchi al Piemonte diventare autonomo e poi a tutte le regioni italiane. Il tema è soprattutto economico e fiscale: la proposta del Comitato Civico La Nostra Gente - continua Pedrale - può essere simile a quella della Lombardia e del Veneto, che è poi la mia idea originaria, quella che lanciai già nel 1988 a Santhia quando ero presidente dell'associazione Federalismo Piemonte. Il 50 o 70% delle imposte o delle tasse, che i piemontesi pagano, dev'essere trattenuta in regione e solo il 30% deve andare allo stato centrale di Roma. Con molte più risorse a disposizione si potrà rilanciare l'economia del Piemonte con effetti di traino su quella nazionale, senza contare che con più risorse si potranno affrontare i problemi storici della sanità (nuovi ospedali, nuove tecnologie, più infermieri a disposizione ecc.), quelli dell'agricoltura, in difficoltà per la concorrenza sleale, l'assistenza per anziani e disabili, l'apprendistato e soprattutto il forte taglio dei contributi fiscali per dieci anni alle aziende che assumono a tempo indeterminato giovani e disoccupati, a patto che non licenzino o che si spostino all'estero. Più sostegno alla cultura che non sia però autoreferenziale per qualche ambiente prediletto e tanto altro ancora, come un marketing turistico nel mondo per tutto il Piemonte. Dopo le olimpiadi invernali il turismo è divgentato una voce fondamentale per il Piemonte come per l'Italia. In alternativa, c'è la possibilità di adottare il sistema fiscale dei Lander, le regioni telesche, che trattengono il 42,5 % delle imposte, dando il 42,5 % allo stato federale ed il 15% ai comuni.
Si potrà e si dovrà discutere quale sistema è più adatto, ma di certo potrebbero arrivare alcuni effetti positivi: un impulso a superare la crisi, spese oculate e molti meno sprechi della Regione perché gli amministratori saranno controllati direttamente dai cittadini del Piemonte, che vedranno come vengono utilizzati i soldi delle loro imposte e tasse. E quindi - conclude Luca  Pedrale- nel medio periodo meno imposte e tasse in Piemonte e invece più soldi per servizi e investimenti in favore della gente". Intanto il 22 ottobre si vota già in Lombardia ed in Veneto, dopo toccherà al Piemonte?
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