Aumenta salario ai reclusi, agli agenti no

| Dell'83 per cento. Analisi dell'attuale difficile momento del sistema carcerario italiano tra episodi gravi e grotteschi

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Sta succedendo, ormai da mesi, qualcosa di imprevedibile e di inquietante all'interno del sistema carcerario italiano, idem in quello piemontese. Negli ultimi tempi sono avvenuti una serie di episodi che fotografano in modo inequivoco un profondo stato di disagio e di malessere dell'intera struttura logistica, compresi gli agenti della polizia penitenziaria. Il concetto stesso di tutela dinamica, che prevede le ceòòe aperte, in realtà comporta una perdita di sicurezza e una forte riduzione dei controlli. L'ultima notizia, quello dello stanziamento di 96 milioni di euro destinati ad implementare lo stipendio dei detenuti dell'83 per cento, ha causato un'ondata di malumore poi sintetizzato dal sindacato Osapp che, con toni amari, ha ricordato le difficoltà della polizia penitenziaria, alle prese con mense inadeguate, vecchie divise sbrindellate, mezzi obsoleti, straordinari bloccati, turn over fermo da anni e quant'altro di negativo. In sequenza, il terrificante omicidio avvenuto nelle carceri di San Gimignano, dove un detenuto romeno di 39 anni ha ucciso a colpi di sgabello il connazionale compagno di cella, in questo caso, sempre l'Osapp parla senza mezzi termini di "fallimento" del sistema penintenziario, alle prese con carenze d'organico così gravi da mettere in pregiudizio la sicurezza interna degli istituti e la tutela stessa dei detenuti.

Piccoli episodi che fanno da segnale d'allarme, come il telefono cellulare trovato nel carcere delle Vallette, in una cella occupata da un peruviano; anche in questo caso, sotto accusa, è il clima di permissivismo e di tolleranza che, invece di redimere, crea uno stato di anarchia laddove invece ci vorrebbe una disciplina e un rigore ferreo. E' duro lo sfogo di un operatore: "In carcere comandano  i reclusi, quando per ogni agente ci sono decine di detenuti in teoria da controllare, la leva del comando, quello vero, passa in mano loro. Si sono appropriati del territorio della legalità".

O le evasioni dal carcere di minorenni, la fuga per amore dell'ergastolano Johnny lo Zingaro, da Fossano e poi ripreso in Umbria dalla polizia, anche una donna non rientrata da un permesso. Infine i capitoli a luce rossa: un detenuto albanese che fa sesso con la fidanzata durante i colloqui, la cuoca del Ferrante Aporti protagonista di una tormentata liaison con detenuto di 20 anni extracomunitario su cui pende un decreto di espulsione. 

A proposito dell'evasione della detenuta Italiana di 37 anni, rinchiusa nel carcere delle Vallette  per furto, con fine pena nel 2020 e a cui erano state concesse 12 ore di breve permesso per incontrarsi con i figli minori e mai rientrata e così come per i due reclusi, appena maggiorenni, non rientrati a loro volta al Ferrante Aporti, dopo un doppio permesso premio, l'Osapp aveva criticato l'amministrazione: "Siamo all'ennesimo grave episodio che pone inequivocabili dubbi sulla funzionalità dell'attuale sistema penitenziario italiano e sulle altrettanto scarse capacità gestionali ed organizzative e che dimostrano quanto e come si sia perso di vista il significato e la finalità delle pene detentive per chi deve scontare il proprio debito nei confronti della collettività. Ma ciò che ancora di più ci amareggia - aveva aggiunto il segretario generale Osapp Leo Beneduci – è l'apprendere che anche ai massimi livelli istituzionali si minimizzi o addirittura si neghi la rilevanza di questi episodi; è difficile accettare, infatti, che chi ricopre incarichi di così grande responsabilità non si renda conto di quanto vengano a costare agli inermi contribuenti il grande dispiego di risorse in termini economici, di mezzi e di personale necessarie alla ricerca degli evasi dal carcere e che potrebbero, invece, essere più utilmente impiegate". 


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