"Quella strana fake news su mio padre"

| Marina Berlusconi commenta in un nota la notizia diffusa dai media su una presunta inchiesta della procura di Milano in merito alla cessione del Milan, già smentita dal capo della procura. Nessun fascicolo su Berlusconi

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 "Il tempo sembra passare invano per certi metodi di intendere lo scontro politico e per chi di questi metodi da vent'anni è ostinato protagonista. La falsificazione di cui stamane si sono resi responsabili i media legati a De Benedetti, lascia indignati ed esterrefatti per la sua gravità": lo dichiara Marina Berlusconi in una nota diffusa da Fininvest circa il servizio pubblicato sulla vendita del Milan. "In tutta la lunga e complessa trattativa per la vendita del Milan - osserva Marina Berlusconi - la Fininvest si è comportata con la massima trasparenza e correttezza, come conferma la stessa Procura della Repubblica di Milano, avvalendosi della collaborazione di advisor finanziari e legali di livello internazionale. L'uscita dei due quotidiani, in piena campagna elettorale, l'enorme spazio e i toni riservati ad una notizia che era già stata segnalata come falsa e che falsa è stata confermata dalla Procura della Repubblica, non lasciano dubbi sulle reali intenzioni di questa operazione. Condotta peraltro, sarà un caso?, proprio nei giorni in cui Carlo De Benedetti è sulle prime pagine per presunte vicende di insider trading. La Stampa e il Secolo XIX stamane hanno davvero scritto una pessima pagina di giornalismo. Un giornalismo che, impegnato nella sacrosanta guerra contro le fake news, non merita di vedere la propria autorevolezza mortificata da chi, in redazione, utilizza notizie false per logiche di parte.

L'antiberlusconismo acceca ancora fino a questo punto?""Bufera Milan, inchiesta sulla vendita" scrivono alcuni media ma la procura di Milano smetisce in modo netto. Al centro la cessione della società a un (forse) prezzo gonfiato e il successivo rientro di una "cifra sostanziosa", quindi con il reato di riciclaggio. "Nuova tegola giudiziaria sulla campagna di Berlusconi", viene scritto. La società rossonera è passata ad aprile 2017 dalle mani del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi all'imprenditore cinese Yonghong Li. Subito la replica: nessun fascicolo esplorativo (a modello 45, senza titolo di reato e a carico di ignoti), nè a modello 44 e quindi sempre a carico di ignoti ma con un titolo di reato. Il procuratore capo di Milano ha affermato che l'avvocato Niccolò Ghedini, legale del Cavaliere, non ha depositato in Procura "per conto di Fininvest" alcuna carta riguardo alla operazione e ha ripetuto di non aver ricevuto alcun dossier da parte dell'Unità Informazione Finanziaria di Banca d'Italia che ha la responsabilità dei controlli. L'Uif, ha riferito Greco, avrebbe anzi dato il via libera all'operazione non riscontrando, così come gli intermediari finanziari, alcuna irregolarità e non ha chiesto alcun intervento della magistratura milanese di procedere con il "freezing, cioè il blocco dei soldi".



Attacca l'avvocato Ghedini: "Il giornalismo d'inchiesta è uno straordinario valore che va tutelato e incentivato perché è uno dei cardini, oltre che salvaguardia, di un sistema democratico. Quando però si utilizzano false notizie non già per informare ma per aggredire e danneggiare una parte politica durante una delicata campagna elettorale, non si tratta più di giornalismo ma di fatti penalmente, civilmente e ancor prima deontologicamente rilevanti". 

Il quotidiano di Torino conferma con una nota della Direzione: "Il quotidiano la Stampa, in merito alla vicenda della vendita del Milan, - afferma - ribadisce di aver svolto opportuni controlli circa l'esistenza di un'indagine sull'operazione, di cui è venuta a conoscenza da due fonti distinte, e pertanto conferma quanto scritto". Secondo i quotidiani, la Procura di Milano avrebbe avviato l'indagine dopo aver constatato che la vendita del Milan era avvenuta ad un prezzo di almeno 300 milioni di euro (su 720) superiore al reale valore della società. Da lì erano partite una serie di verifiche per accertare il percorso dei flussi finanziari.  A coordinare l'inchiesta, il pm Fabio De Pasquale, lo stesso che in passato aveva indagato Berlusconi per la frode fiscale sui diritti tv ma che lo aveva anche difeso nella vicenda della scalata ostile di Vivendi a Mediaset. Voci sulla compravendita ne giravano da tempo - ricorda il quotidiano - tanto che l'estate scorsa l'avvocato Niccolò Ghedini avrebbe consegnato in procura "i documenti per attestare la regolare provenienza del denaro cinese". "Alla base dell'apertura dell'inchiesta avvenuta poche settimane fa - aggiunge - ci sarebbero nuovi documenti che dimostrerebbero esattamente il contrario". "Da dove sia partita la svolta, al momento non è ancora chiaro - si precisa - . Una traccia, si deduce, che risalirebbe ai reali flussi di denaro partiti da Hong Kong". Interviene il procuratore capo della Repubblica di Milano, Francesco Greco: "Allo stato non esistono procedimenti penali sulla compravendita dell' A.C. Milan". Greco spiega che sulla vendita del Milan, passato nell'aprile 2017 da Silvio Berlusconi all'imprenditore cinese Yonghong Li, "al momento non esiste alcun fascicolo".

PROCURA, SECCA SMENTITA

Nessun fascicolo esplorativo (a modello 45, senza titolo di reato e a carico di ignoti), nè a modello 44 e quindi sempre a carico di ignoti ma con un titolo di reato. Il procuratore capo di Milano ha affermato che l'avvocato Niccolò Ghedini, legale del Cavaliere, non ha depositato in Procura "per conto di Fininvest" alcuna carta riguardo alla operazione e ha ripetuto di non aver ricevuto alcun dossier da parte dell'Unità Informazione Finanziaria di Banca d'Italia che ha la responsabilità dei controlli. L'Uif, ha riferito Greco, avrebbe anzi dato il via libera all'operazione non riscontrando, così come gli intermediari finanziari, alcuna irregolarità e non ha chiesto alcun intervento della magistratura milanese di procedere con il "freezing, cioè il blocco dei soldi".

GHEDINI: "FALSE NOTIZIE"

Attacca l'avvocato Ghedini, ma La Stampa conferma  "Il giornalismo d'inchiesta è uno straordinario valore che va tutelato e incentivato perché è uno dei cardini, oltre che salvaguardia, di un sistema democratico. Quando però si utilizzano false notizie non già per informare ma per aggredire e danneggiare una parte politica durante una delicata campagna elettorale, non si tratta più di giornalismo ma di fatti penalmente, civilmente e ancor prima deontologicamente rilevanti". 

 

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