Furchì, una chance per evitare l'ergastolo

| Delitto Musy, conto alla rovescia per l'udienza in Cassazione del presunto killer per tentare di annullare la massima pena al presunto killer di Alberto Musy

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Il 1 dicembre in Cassazione l'ultimo capitolo dell'omicidio di Alberto Musy, l'avvocato e politico torinese vittima di un agguato il 21 marzo 2012 nella sua casa di Torino, in via Barbaro. Un uomo lo attese nel portone e gli sparò contro cinque colpi di devolvere calibro 38 ferendolo gravemente, l'ultimo, alla testa fu quello mortale. Condannato all'ergastolo in primo e secondo grado, Francesco Furchì, che secondo l'accusa fu l'assassino, tenta con i suoi avvocati Giancarlo Piattelli e Rosa Ferrara la carta del ricorso in Cassazione. Lui continua a professarsi innocente e questo, alla fine, è stato un processo indiziario, senza la prova regina, ma con tanti e numerosi elementi che portavano tutti in una stessa direzione. Il pm Roberto Furlan, che ha coordinato l'inchiesta della squadra mobile, aveva minuziosamente ricostruito passo dopo passo  le vicende precedenti l'attentato, il giorno del delitto e le mosse conseguenti di tutti i protagonisti di una delle vicende più tragiche e controversa degli ultimi decenni. Controverse perchè, sullo sfondo della triste fine del noto legale, la cui famiglia è tutelata dall'avvocato Gian Paolo Zancan, sono rimaste tracce di odi profondi nel mondo accademico, di vendette incrociate ma anche di una sostanziale omertà quando sarebbe stato necessario, all'inizio di un'inchiesta difficilissima e molto delicata, di una collaborazione, civile e responsabile, da parte di tutti.
PROVE INCERTE MA ZERO ALIBI
Francesco Furchì afferma di non essere lui l'uomo che, alle 8,16 del primo giorno di primavera del 2012, indossando un casco integrale, un vecchio trench e un paio di pantaloni e scarpe nere, sperò contro l'avvocato; afferma che in quelle ore in viaggio da Caselle, dove abitava, verso il suo ufficio in via Garibaldi. Ma non solo non è stato in grado di dimostrarlo ai giudici della Corte d'Assise ma non è riuscito neppure a dare una spiegazione convincente su movente e altri aspetti dell'indagine. Gli avvocati difensori ritengono che l'inchiesta sia viziata "da gravi e vistosi errori e forzature", in merito agli esiti delle perizie e delle consulenze tecniche. E i giudici di terzo grado dovrebbero annullare le due sentenze precedenti per aprire un nuovo fascicolo. Furchì, 51 anni, in carcere dal gennaio 2013, va perdendo la speranza di tornare libero. L'appuntamento con la Cassazione, già rinviato per due volte a causa dello sciopero dei legali, è stato finalmente fissato e sta avvicinandosi velocemente, mentre l'ancora presunto assassino (Musì morirà IL 24 ottobre 2013 dopo 19 mesi di una straziante agonia) pare si stia dedicando a una memoria per ribadire, ancora una volta, la sua innocenza.


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