G7, IN 1000 A VENARIA CONTRO IL G7 AUTONOMI ATTACCANO POI FUGA

| Tre fermati e due agenti feriti lievi, tentano di forzare i blocchi ma vengono subito respinti e non ci provano più. Tutti a casa. Timori per azioni isolate nelle prossime ore. Tre fermati e due agenti feriti

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Si chiude il G7 di Venaria con un bilancio assai problematico per l'area antagonista torinese, protagonista di un flop inquietante nelle dimensioni e nel significato. Perchè, mancando del tutto la partecipazione di contestatori diciamo normali, del tutto insensibili alla piattaforma politica della protesta, c'è spazio libero solo le avanguardie più violente e pericolose. Alle 14.40 l'arrivo dei manifestanti davanti alla forza schierata in assetto anti-sommossa. Tensione alta. Mille, forse anche meno. Il primo e unico tentativo di forza verso le 16: due agenti restano feriti lievimente e la Digos cattura tre antagonisti, quelli che manovravano la ghigliottina con cui sono stati decapitati i fantocci di Renzi e Poletti. Il corteo era partito da Largo Toscana corso Cincicnnato con l'idea di raggiungere entro le 13 Venaria, ma gli autonomi ritardavano la partenza per ore nel vano tentativo di aggregare le forze: intorno alle 15 il corteo si muove, con spezzoni di antagonisti divisi tra autonomi, anarchici, Cub, No Tav e attivisti di Rifondazione. Gli organizzatori hanno tentato una partenza anticipata ma per mancanza di numeri appena adeguati sono rimasti fermi per ore in attesa di rinforzi che sono arrivati, ma solo in parte. Tra loro un gruppo di black block stranieri, quasi tutti francesi. Sei chilometri dopo l'arrivo a Venaria dove, ad attenderli, c'erano centiniaia fra carabinieri, poliziotti e finanzieri in assetto anti-sommossa.
UNA NOTTE SEGNATA DA MINI-INCIDENTI
Quella appena passata è stata una notte di mini incidenti, e ci sarebbe pure da sorridere se non ci fossero agenti rimasti feriti nei tentativo ridicolo di raggiungere piazza Carlina, protetta da un ingente dispositivo di sicurezza, da parte di gruppi esigui di no-global. Dieci gli agenti feriti, per fortuna in modo lieve, e i primi sette fermi, sono il risultato finale della notte brava. Stamane un altro mini-corteo si è diretto verso Venaria, con partenza da corso Cincinnato. il vero disagio, i contestatori, lo hanno causato ai torinesi, agli automobilisti in particolare, bloccati in ingorghi continui specie in centro. Ed è già tempo di una prima analisi su chi c'era e soprattutto su chi ha disertato: il corteo di ieri, con meno di 500 attivisti, compresi molti studenti delle medie superiori e dei collettivi universitari, è il primo sintomo del fallimento: l'organizzatore, il centro sociale Akatasuna e in subordine il poco che resta del Gabrio si sono ritrovati soli, nel senso che all'appello per la mobilitazione in tutta Italia hanno risposto poche decine di militanti, provenienti in larga parte da Bologna, Nord Est, Centro Sud, Roma e Sicilia. Se una mobilitazione estesa a tutta Italia ed Europa produce questi numeri, forse è il momento di fare una riflessione sull'appeal di questo conflitto globale. Nelle mobilitazioni del 2011 dei No Tav, su in Val Susa, erano a migliaia gli attivisti arrivati da tutte le regioni.
AREA ANARCHICA NON PERVENUTA
Nel pomeriggio è andata ancora peggio. Questa volta si è esibita l'area anarchica, ma anche in questo caso la chiamata alle armi ha prodotto pochi militanti extra-torinesi. Sono arrivati i trentini, com'era d'obbligo, qualche decina dal Centro Sud, una pattuglia da Milano, una ventina di stranieri, soprattutto francesi, e amen. Oggi ci si misura con l'ultimo appuntamento di rilievo e vedremo se i disperati appelli dell'ultima ora sapranno invertire la tendenza alla diserzione dal G7. Invisibile la presenza dei Cobas e delle Usb: siamo ai minini storici della rappresentaza dei sindacati di base, quasi più bandiere che persone. 
COSA E' SUCCESSO NELLA NOTTE: POCO
Così, proprio alla fine di una giornata in cui avviene la matematica prova che la protesta anti-G7 non ha un seguito consistente in termini numerici, con due manifestazioni segnate da una bassissima partecipazione, nella notte accadono i primi incidenti veri, da parte di gruppi isolati di antagonisti. L'obiettivo è piazza Carlina, dove, in un albergo, ci sono alcune delegazioni del G7. L'obiettivo è quello di "far sentire le voci della protesta" proprio qui, a un passo dal comando interregionale dei carabinieri. Tentano, per raggiungere l'albergo a tutti i costi, di utilizzare i passaggi interni dei condomini, in un crescendo di violenze isolate e patetiche, tanto per strappare - almeno in questo riuscendoci -  l'attenzione dei media. Si mobilitano gli avvocati del legal team No Tav che passano la notte in questura per assistere i quattro fermati, reduci da una giornata inutile e frustrante. Una serie di tentativi ripetuti di valicare i blocchi delle forze dell'ordine, lanciando fuochi artificiali, pietre e fumogeni accesi. Una strategia elementare, il primo corteo della mattina tutto sommato senza particolari velleità di infrangere i cordoni di sicurezza, mentre l'azione notturna più simile a un tentativo abortito di trasformare il centro in un teatro di guerriglia urbana. L'attenzione si sposta a venerdì pomeriggio, con il corteo delle 14,30 che raccoglie tutte le anime del movimento antagonista. Alla fine - com'era ovvio - non ci sono riusciti, ma quattro agenti sono rimasti feriti.
PESANTE FALLIMENTO FALLIMENTO POLITICO DELLA CONTESTAZIONE
E un flop senza se e senza ma, da un punto di vista politico, soprattutto sul livello di partecipazione, rimasto al minimo storico. Su un tema così complesso come i temi economici del G7-Economia e Lavoro e al centro di una profonda onda di contestazione che abbraccia tutta Europa e non solo, gli autonomi torinesi, più uno sparuto gruppo di NoTav avanti con gli anni, sono riusciti oggi a Torino a portare nel corteo che avrebbe dovuto dilagare verso le zone rosse di Venaria qualcosa come 250-450 attivisti. E' vero, ci sono stati un paio di momenti di tensione nelle vie del centro, ma niente cariche vere, niente feriti, niente danni, niente scritte. Insomma è arrivato il tempo per i capi e i gregari del centro sociale Askatasuna che da mesi hanno promosso una campagna di arruolamento in tutta Europa con lo slogan ResetG7, di rifletterci su. Anche quelli del movimento No Tav, che ha fatto della guerra ai meeting mondiali un brand da esportare ovunque, assieme all'odio contro il treno veloce, sono rimasti soli a gestire un conflitto in cui la popolazione vera della Val Susa non crede più, ed è il segnale di un drastico cambio di direzione di un vento che non soffia più sulle bandiere dell'autonomia, nè su quelle del treno crociato. Il passato è costato caro: migliaia di denunce, arresti, inchieste finite con condanne e pesanti risarcimenti, ora nella fase finale (si vanno esaurendo mese dopo mese) e come il risultato finale uno zero assoluto. Gli scavi della Tav proseguono, le battaglie contro il "sistema" economico no. Il forte dispiegamento di forze di polizia per contenere eventuali tentativi di sfondamento s'è limitato a tenere sotto controllo la situazione, con qualche effetto comico: "Sono arrivati i No Tav in treno", dice un operatore via radio. "E quanti sono?".
Risposta: "Una ventina...". Ok, domani è un altro giorno, di nuovo cortei e presidi. Magari sarà diverso. E ieri pomeriggio, per non essere da meno, il secondo flop della giornata, con ben 27 anarchici pronti a marciare (in teoria) contro la zona rossa presidiata da un esercito di migliaia di uomini tra polizia, carabinieri, Finanza, vigili urbani, forze speciali, snipers, droni, elicotteri, unità cinofile e 007 di tutto il mondo per proteggere le delegazioni e le loro residenze, blindati e flotte di pattuglie, con le auto tirate a lucido. Verso le 20 il numero dei manifestanti era lentamente salito sino a 300, ne è scaturita una serie di azioni di protesta a bassa intensità, con il solito corredo di fumogeni e artifizi innocui: una specie di nascondino giocato tra piccoli gruppi dispersi e la polizia. A Palazzo Nuovo stanno convergendo antagonisti da tutta Italia (pochi) per partecipare al corteo di domani, con tutte le anime del fronte della contestazione. Partirà da Largo Toscana alle 14,30, mentre si apprende che gli studenti hanno occupato la sede universitaria di Palazzo Nuovo, dichiarato la base per le prossime iniziative di protesta. E' in corso un'assemblea, magari ci sarà forse spazio per una domanda molto semplice: "Dove abbiamo sbagliato?". Forse.
IL CORTEO DI DOMANI TRA TORINO E VENARIA
Questo il percorso del corteo di sabato 30 settembre: Largo Toscana, Via Venaria, Via Amati, via Canale, via Tripoli, viale Roma, piazza Vittorio Veneto con l'arrivo corteo. Una raccomandazione: togliere le auto dai parcheggi e l'invito ai commercianti a chiudere le serrande.

Cronaca
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