Il pasticciaccio brutto del Museo del Cinema

| Incuria e abbandono nella gestione di un vanto museale torinese, a cui si aggiunge un disavanzo dovuto a spese finite sotto la lente della Procura

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Di Davide Cucinotta
Ha chiuso il 2016 con un lusinghiero +8% rispetto all'anno precedente, forte di 690.000 presenze e 3 milioni e 389 mila euro di incassi che lo proclamano il secondo museo torinese più visitato dopo l'Egizio, ed il terzo se il calcolo si allarga al circondario, con la Reggia di Venaria. Conti che da anni raccontano la realtà felice del Museo Nazionale del Cinema, una delle raccolte più importanti al mondo, ospitata all'interno del simbolo stesso di Torino, la Mole Antonelliana.

Eppure, in quello che all'apparenza sembrava un quadretto idilliaco, qualcosa non tornava da un po': se ne sono accorti anche in Procura, dove alla fine di maggio è stato aperto un fascicolo che per adesso si limita all'acquisizione delle relazioni del presidente Damilano, dei revisori dei conti e soprattutto i rendiconti del 2015 e 2016, i due anni in cui qualcosa è cambiato nella gestione del denaro, causando un buco nell'ultimo bilancio, chiuso con un passivo di 181 mila euro.

L'inchiesta e le reazioni

Anche se è prematuro tentare di individuare il "buco", i primi sospetti sembrano concentrarsi su alcune spese gestionali, messe a bilancio per quasi un milione di euro, che comprendono anche straordinari e acquisti di materiale. Comunque indizi di una sorta di abbandono e incuria gestionale che hanno un precedente: nel 2014, l'allora presidente Ugo Nespolo, in aperto contrasto con il direttore Barbera, si era fatto portavoce di una protesta rimandata al mittente dal sindaco Fassino, per la verità seguita dalla richiesta di dotare il museo di una gestione dei conti fatta da diverse parti politiche, compresa proprio quella dell'ex sindaco Fassino.

E mentre Paolo Damilano, presidente del Museo dal 2015, si dichiara felice di confrontarsi sul proprio operato, malgrado un mandato in scadenza per l'arrivo di Laura Milani (direttore e CEO dello IAAD), a prendere le distanze è anche l'assessore alla cultura della Regione Antonella Parigi, che chiede "La maggiore attenzione possibile, qualsiasi sia il futuro organigramma del museo". Silenzio per l'assessore comunale Francesca Leo e per l'ex direttore Alberto Barbera, mentre Ugo Nespolo ricorda di aver accettato l'incarico per amore verso il cinema: "Ho messo il mio tempo a disposizione per quattro anni, ho cercato di fare il bene del Museo, di realizzare qualcosa che fosse di livello alto: non ho potuto. Era evidente che sarebbe andata così, l'avevamo detto mille volte. Se ce ne siamo andati in quattro ci sarà un motivo, no?".

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