L'avvocato X, confidente di boss e polizia

| Scandalo a Melbourne dopo che il Tribunale ha sconfessato l'operato della polizia che aveva trasformato in un informatore un'affermata avvocatessa. Lei ora rifiuta la protezione perché non si fida più delle istituzioni

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di MICHAEL O'BRIEN

Nel 2005, otto anni dopo che l'assassinio del boss di origine calabrese Alphonse Gangitano (nella foto il suo funerale, con tanto di bara dorata) aveva dato il via a una lunga e sanguinosa guerra tra bande per le strade di Melbourne, un'importante avvocatessa penalista aveva accettato di diventare un informatore di polizia in cambio della promessa che la sua identità sarebbe stata tenuta segreta. Lo rivela The Guardian con un lungo reportage. Aveva ottenuto anche una protezione per la propria famiglia. La donna - conosciuta negli atti che hanno innescato processi conclusi con pesanti condanne, come avvocato X, ED e informatore numero 3.838 - aveva fatto parte del collegio di difesa di alcuni tra i più famigerati criminali della guerra di mafia, tra cui Carl Williams e Tony Mokbel. Se EF ora si espone al rischio di una vendetta postuma, rifiutando di entrare nel programma di protezione dei testimoni, lo farà facendosi carico di tutte le conseguenze.

Alphonse Gangitano


Tredici anni dopo, una Commissione si occuperà di uno dei più grandi scandali legali e dei casi più discutibili condotti alla polizia nella storia australiana. L'avvocato X è viva ma ha rifiutato di entrare nella protezione dei testimoni, la sua fiducia nella polizia è così scossa da fughe di notizie sui media e dal tentativo di usarla come testimone nel processo per l'omicidio di una sfortunata ex poliziotta, che ora dice di non credere più alla capacità dello Stato di provvedere alla sicurezza sua e dei i suoi figli.

Alle 9 del mattino di lunedì, sono stati revocati gli ordini di riservatezza delle sue deposizioni a suo tempo concordati, che nascondevano l'entità del suo coinvolgimento nei procedimenti giudiziari che hanno posto fine alla guerra tra bande. In poche ore i procuratori dello stato e del Commonwealth avevano informato 22 persone, compresi alcuni dei suoi ex clienti, avvisandoli che ora possono contestare quanto scritto nei report che li accusano. La Commissione dovrà calcolare anche il numero di condanne penali già avvenute e rivedere urgentemente la gestione degli informatori di polizia. E il ministro della polizia dello stato, Lisa Neville, è già stata costretta a difendere il commissario capo della polizia, Graham Ashton, contro le accuse che sapesse o avrebbe dovuto sapere sull'uso dell'avvocato X come informatore.

Ashton ha affidato a una dichiarazione scritta la sua posizione, dice che la polizia "ha agito in buona fede" ed esorta il pubblico a ricordare come era Melbourne più di un decennio fa, quando la guerra tra cosche era al suo apice. Era, ha detto, "un tempo disperato e pericoloso”. Ha difeso le azioni della polizia che ha utilizzato informazioni sui clienti dell'avvocato X: "In ogni momento in cui ci occupiamo di queste questioni, la nostra assoluta preoccupazione è stata la protezione dell'avvocato e della sua famiglia, che la polizia di Victoria credeva sarebbe stata uccisa se queste informazioni fossero state rilasciate".

La decisione dell'Alta Corte, pronunciata il mese scorso, ha stabilito che il rischio reale per la vita dell'avvocato X  è "rilevante" e che potrebbe essere gestito dalla protezione dei testimoni (nonostante il suo rifiuto di entrare nel programma) e che le preoccupazioni sollevate sia dall'avvocato X che dalla polizia non hanno sostituito l'interesse pubblico prevalente a ripristinare l'integrità di un sistema giudiziario che incoraggiava un avvocato a tradire o a infornare i clienti di notizie riservate, in uno scambio innaturale e pericoloso.

La condotta dell'avvocato X, ha dichiarato l'Alta Corte, è stata una "fondamentale e spaventosa" violazione dei suoi obblighi nei confronti dei clienti e del dovere verso il tribunale. La condotta della polizia "riprovevole" è una "atroce" violazione dei doveri. ”"Se ED sceglie di esporre i suoi figli a rischi simili, lo stato ha il potere di agire per proteggerli dai danni", ha detto il tribunale.

La guerra di racket a Melbourne era iniziata con l'assassinio di Alfonso Gangitano nel 1998. Gangitano era il boss della cosiddetta "Carlton Crew", un ramo locale della mafia calabrese, che nel 1995 aveva ucciso un piccolo criminale, Greg Workman, nel sobborgo di St Kilda. Tre anni dopo Gangitano veniva ucciso a sua volta, mentre si trovava in short nella lavanderia della sua villa di Templestowe. Jason Moran, il boss rivale, al centro del conflitto per il controllo dei territori proprio con Gangitano, fu implicato nell'omicidio, ma mai accusato. Moran e suo fratello, Mark, sono stati anche coinvolti nella sparatoria del 1999 contro Carl Williams, un altro boss emergente. Risalire a chi erano gli avvocati di questi importanti esponenti del racket non sarebbe poi così difficile. Ma l’avvocato X rifiuta la protezione. Avrà le sue buone ragioni, ma certo non è facile comprenderle sino in fondo.

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