Regeni, due anni fa fu torturato e ucciso

| Ieri molta gente alla fiaccolata in memoria del ricercatore, attesa per gli esiti delle analisi della memoria dei pc di Maha Abdel Raham, la docente di Cambridge che aveva indotto Giulio a mettersi in contatto con i sindacati ambulanti

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Stasera a Torino una fiaccolata organizzata da Amnesty International ricorderà Giulio Regeni a due anni dalla ultima volta che fu visto in vita. A partire dalle 19 in piazza Castello sfilerà una corteo, cui il Comune ha dato patrocinio, per chiedere ancora verità e giustizia. Per evidenziare la volontà d’adesione della Città di Torino all’appello di Amnesty, una chiamata che non è soltanto di Amnesty ma di tutta la società civile del Paese, sempre giovedì ma alle 12,30 verrà nuovamente esposto al balcone di via Corte d’Appello 16, sede di uffici e assessorati comunali, lo striscione giallo con la scritta “Verità per Giulio Regeni”, presenti le autorità e i coordinatori torinesi di Amnesty International.

Ma intanto diventa più chiara la realtà che fa scenario all’atroce morte del ricercatore italiano. La docente di Cambridge Maha Abdel Raham non avrebbe detto tutta la verità ai pm di Roma. La prof convinse Giulio Regeni a compiere studi sui sindacati indipendenti egiziani - organismi contrastati dal governo del presidente al-Sisi - sollecitando anche le domande da porre ai soggetti intervistati dal giovane ricercatore, sequestrato il 25 gennaio 2016 in una presunta operazione di polizia e trovato morto il successivo 3 febbraio sull’autostrada che collega Alessandria al Cairo. L’analisi dei computer conferma che fu lei a convincere Giulio a compiere quegli studi sui sindacati indipendenti. I pm ne sono certi: sequestro, torture e omicidio di Giulio Regeni sono legati al tentativo di analisi sui sindacati finito in tragedia. Secondo i pm sarebbe stata la stessa docente a elaborare i moduli per condurre la ricerca che Regeni avrebbe dovuto sottoporre ai venditori ambulanti egiziani, legati ai sindacati indipendenti e in stato di grande tensione con il governo, visto che erano tutti in qualche modo eredi dei Fratelli Mussulmani. Domande a cui gli ambulanti dovevano rispondere e che non lasciano dubbi a interpretazioni: ”La polizia ti dà problemi?”, “Cosa fai quando arriva la polizia?”, “Il Governo tenta di ostacolare la vostra attività? Se sì, come?”, ”Come trattano le autorità statali il vostro sindacato?”». Scritto i pm italiani: «Dalle indagini emerge la determinazione della professoressa nel richiedere ai propri studenti interviste sul campo al Cairo per raccogliere materiale di analisi sui sindacati autonomi. Emergono le figure di alcuni studenti di Cambridge inviati in Egitto per questo tipo di ricerca e allontanati dalle autorità egiziane. Lo stesso Regeni raccontava agli amici di una collega di Cambridge che, mandata in Egitto l’anno precedente per svolgere la sua stessa ricerca, era stata espulsa dal Paese e aveva dovuto ricorrere alle cure di uno psicologo per i traumi riportati nell’esperienza egiziana».

Infine la Procura generale egiziana, in un comunicato, ha definito "totalmente contraffatta" un lettera attribuita ai vertici dei servizi segreti in cui si parla di un arresto di Giulio Regeni. "Questa lettera è totalmente falsificata e la Procura generale egiziana ha informato immediatamente il suo omologo italiano" su questa circostanza, "nel quadro della fruttuosa cooperazione fra le due parti", si afferma nel comunicato. Si tratta di una missiva senza firma inviata il 22 gennaio 2018,  "all'ambasciata italiana nella capitale svizzera". Il testo trasmesso è una lettera "attribuita al presidente dei Servizi di informazione egiziani", (e) destinata ai servizi di informazione militari in Egitto, datata 30 gennaio 2016, dove è scritto che i servizi di sicurezza egiziani avevano arrestato la summenzionata vittima", viene aggiunto riferendosi al "cittadino italiano Giulio Regeni”.

Tutto falso, l’ennesima fake news.

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