Luca ed Edith sono stati rapiti?

| È l’ipotesi che si fa sempre più strada: rintracciato il misterioso francese che era con loro l’ultima sera, mentre un imprenditore canadese offre una ricompensa. L'angoscia delle famiglie

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Patrick Gagnon, un imprenditore canadese residente da anni in Burkina Faso, sarebbe pronto ad offrire 2.500 dollari di ricompensa a chiunque sia in grado di fornire informazioni su Luca Tacchetto ed Edith Blais, la coppia svanita nel nulla il 15 dicembre scorso.

Secondo quanto riportato dal quotidiano “Le Soleil”, Gagnon si è spinto fino al confine con il Togo per verificare il possibile passaggio del giovane architetto italiano e della sua amica canadese. “Sarebbero stati visti intorno al 22 dicembre a Zimaré, a circa 50 km da Ouagadougou”. Da qui i sospetti che i due possano aver passato il confine illegalmente, anche se si tratterebbe di un caso “sorprendente”.

Ma con il passare dei giorni, cresce la preoccupazione che i due ragazzi possano essere stati rapiti: “È tutto molto strano, sono due grandi viaggiatori che non si negano esperienze bizzarre, ma non avrebbero mai passato così tanti giorni senza dare segni di vita alle famiglie. Si trovano quasi sicuramente a dover affrontare una situazione eccezionale, ma speriamo tutti che non sia nulla di grave”.

Nelle ultime ore, intanto, sarebbe stato rintracciato il misterioso francese con cui Luca ed Edith avrebbero trascorso la loro ultima sera documentata. La conferma questa volta arriva da un amico della famiglia Tacchetto, che ha riferito di essere entrati in contatto con l’uomo attraverso la mediazione di alcuni missionari e di guide locali. Si chiama Robert e da tutti è descritto come una brava persona: ha raccontato di aver consigliato ai due ragazzi la visita di un parco naturale ad una decina di km da Bobo-Dioulasso, la cittadina da cui Luca ed Edith sono scomparsi.

A confermare che le indicazioni fornite dal francese sono giuste è anche Nunzio Tacchetto, il padre di Luca, che ha ricordato uno degli ultimi sms del figlio, inviato alla madre, in cui raccontava dell’intenzione di visitare un parco naturale. “Mio figlio non è uno sprovveduto: è un grande viaggiatore, si sa difendere ed evitare i guai”. Ma l’angoscia resta, perché Luca chiamava casa ogni giorno e da tre settimane i telefoni sono muti.

A mancare all’appello è anche l’auto su cui viaggiavano, una Renault Megane Scenic: erano partiti da Vigonza il 20 novembre scorso con l’idea di raggiungere l’Africa attraverso Francia, Spagna, Marocco, Mauritania e Mali. A Bobo-Dioulasso avevano intenzione di vendere l’auto per poi raggiungere una missione Onlus in Togo.

La più importante emittente radiofonica del paese africano ha dedicato al caso dei due giovani una trasmissione, annunciando l’intervento in diretta della madre di Edith Blais, pronta a lanciare un appello.

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