Via il questore, colpa di "Forza Nuova"

| Mentre gli indagati salgano a quattro per la morte di Pamela, il Viminale sostituisce il questo appena nominato Vincenzo Vuono con Antonio Pignataro. Fatale il corteo non autorizzato di Forza Nuova con incidenti e feriti

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A 3 mesi dall'insediamento, il Viminale sostotuisce il questore di Macerata Vincenzo Vuono con Antonio Pignataro. Vuono paga  i dieci giorni di tensione vissuti dalla città, prima con la morte atroce di Pamela, poi il radi di Luca Traini e finiti con le polemiche sulla manifestazione antifascista, prima cancellata e poi autorizzata. Ma il punto fondamentale è stato il corteo di Forza Nuova con la polizia apparsa impreparata e colta di sorpresa. "Un normale avvicendamento" dicono ufficialmente al Dipartimento della Pubblica Sicurezza sottolineando che assieme al cambio al vertice della questura marchigiana sono stati fatti dal consiglio d'amministrazione del Dipartimento un'altra serie di movimenti.

PAMELA, QUARTO INDAGATO

ll quarto nigeriano è ancora un mistero. Non si conosce il nome, né il ruolo che avrebbe avuto nella morte di Pamela. A differenza dei suoi tre connazionali già in stato di fermo, l'uomo non è indagato ma sul suo conto sono in corso accertamenti per verificarne se c’era o no nell'appartamento di via Spalato 124, anche di tipo tecnico, come la verifica che il telefonino del quarto nigeriano sia stato agganciato dalle celle di quell'area nelle stesse ore dell'omicidio. Rilievi anche antropometrici, come le impronte palmari e plantari, per stabilire l'eventuale compatibilità con tracce di questo genere rilevate dagli esperti del Ris nell’appartamento.

IMPRONTE DIGITALI E PALMARI

Per i tre nigeriani fermati la procura contesta le accuse di concorso in omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere e spaccio di stupefacenti si vanno consolidando. C’erano tutti e tre. O quattro? Innocent Oseghane, il padrone della casa di via Spalato 124 dove è avvenuto il delitto e il dissezionamento del cadavere; Lucky Desmond, quello stava scappando in Svizzera con la moglie e Awelina Lucky, il richiedente asilo ospite di una comunità che lo ha accolto in un albergo quattro stelle. C'erano quando Oseghale, alle 12 di lunedì scorso, ha accompagnato nella sua casa Pamela, che aveva appena acquistato droga e siringa per farsi una dose, la prima dopo mesi di astinenza; c'erano quando è stata uccisa. In tre hanno sezionato il cadavere in modo abile e veloce, in tre hanno composto il corpo nei due trolley. Il primo a vedere in diretta l'orrore è stato il taxista abusivo camerunense che aveva accompagnato Oseghale a Pollenza perchè voleva abbandonare le valige in aperta campagna. Ma il taxista era rimasto incuriosito, era tornato indietro per vedere cosa contenevano, lo scoprì e se ne tornò a casa in stato di choc: Solo l'indomani si presentò dai carabinieri. Con il delitto non c'entra niente.

PROCURA: "NO GIUSTIZIA SOMMARIA"

 Il procuratore di Macerata, Giovanni Giorgio, in un comunicato, fa il punto dell'indagine:" I risultati da ritenersi ancora provvisori, gli accertamenti di natura scientifica hanno tempi fisiologicamente non brevissimi e le indagini non posso definirsi concluse, poichè la procura ancora in attesa di conoscere l'esito di numerosi accertamenti di laboratorio, effettuati e ancora da effettuare, da parte del Ris dei carabinieri di Roma, in merito impronte rilevate e ai prelievi biologici acquisiti nell'appartamento dove ragionevolmente si sono svolti i fatti e alla  comparazione dei dati acquisiti e da acquisire ancora nei prossimi giorni con i profili dattiloscopici e biologici di tutti gli indagati. Si attendono inoltre le risultanze definitive delle indagini in corso ad opera dei medici legali e dell'esperto in materia di tossicologia e degli esperti in materia di indagini telefoniche ed informatiche in materia di telecomunicazioni...la Procura non intende seguire o acconsentire di fatto a procedure di giustizia sommaria più che mai in una vicenda così delicata".

 

ECHI DI CULTURE E TRADIZIONI AFRICANE

 

Di cosa ci stupiamo, alla fine? In Italia, con il flusso ininterrotto dei migranti, arrivano anche le loro culture, le credenze religiose e superstiziose, le abitudini sessuali, alimentari e molto altro. Anche  tradizioni positive, ci mancherebbe, Ma la legge della Sharia prevede che se un marito uccide o ferisce l’adultera ha diritto a una specie di salvacondotto. Verrà il tempo che i giudici dei paesi Ue, di fronte all’aumento esponenziale della popolazione islamica, dovranno tener conto della Sharia e comminare pene che ne tengano conto, in nome e per conto del politically correct e del peso elettorale di queste nuove e potenti comunità che, tanto per dire, hanno fatto eleggere il sindaco di Londra. Così, di fronte allo scempio del cadavere di Pamela Mastropietro, di cui ora sono accusati tre immigrati nigeriani, basta scorrere anche superficialmente le cronache dei paesi del Centro Africa per scoprire che il mutilamento dei cadaveri è una prassi pressochè normale. Il  termine “depezzamento” nasce proprio in quel contesto, in particolare dagli scontri tra hutu e tutsi in Ruanda, sino alla vicende nigeriane degli ultimi anni dove impazza la guerra civile tra le diverse etnie. La motivazione è un tratto originale, serve a lanciare un messaggio chiaro al nemico per terrorizzarlo.

LA MACELLERIA DI VIA SPALATO, MACERATA

 Accade che tre nigeriani, nella tranquilla Macerata, si trovino in difficoltà. Hanno ospitato una ex tossicomane, forse hanno fatto sesso con lei, ma lei poi si buca con una dose di eroina white ed entra in coma; nel dubbio di rischiare qualche guaio se mai la trovassero moribonda in casa loro, decidono di ucciderla. E poi fanno quello che sanno fare: squartano il cadavere, lo “depezzano”, tagliano in due le gambe, fanno sparire cuore e organi interni, gli organi sessuali (se mai fosse stato possibile trarre tracce del loro Dna); procedono in un mix di credenze tribali e di nuove conoscenze hi-tech, dunque litri di candeggina per impedire all'esame con il luminol di trovare tracce del sangue; come fossero macellai, e lo sono, il corpo va debitamente dissanguato e poi lavato. Fiumi di sangue negli scarichi dell’appartamento, nel cuore piccolo-borghese di un quartiere di Macerata. Hanno lavorato due o tre ore, usando lame affilate e almeno una mannaia per recidere i legamenti più spessi. La dissezione ha risparmiato le ossa. Gli ultimi minuti di vita, Pamela, li ha vissuti guardando negli occhi gli uomini che la sovrastavano, decisi a ucciderla. 

LA PROVA NEI TABULATI TELEFONICI

Adesso le indagini della procura e dei carabinieri hanno imboccato, dopo le prime incertezze, la pista giusta,. C’è un nigeriano, Innocent Oseghale, il padrone della macelleria-casa, accusato di omicidio volontario, altri due, Lucky Desmond e Lucky Awelina, un tizio sbarcato da un barcone nel 2016 e privo di permesso di soggiorno, ospite di un albergo-comunità non distante. I due sono accusati di concorso in omicidio. Finalmente, tutti e tre rinchiusi nel carcere di Montacuto. Non hanno dato scampo a Pamela, 18 anni, con un passato difficile alle spalle, fragile, bionda, occhi azzurri e bella. Chiamare bestie i suoi assassini è un torto che si fa al mondo animale. Frutto di una devianza criminale e morale indefinibile. Traditi dagli impulsi dei loro telefoni cellulari che li collocano senza possibilità di dubbio nelle stesse ore-minuti nella casa di Oseghale, in via Spalato a Macerata.

FUGGITA SENZA SOLDI, CELLULARE E DOCUMENTI

Se ne era andata il 29 gennaio dalla comunità Pars di Corridonia a Macerata. Un posto dove  i pazienti non sono costretti da sbarre o serrature ma devono solo accettare di vivere senza il cellulare, senza soldi, senza documenti affidati ai loro educatori. Fuggire una domenica qualunque è stato facile:  fuseaux amaranto, maglietta, un pellicciotto sintetico contro il freddo e i due trolley che saranno la sua bara. La corsa verso la macelleria nigeriana inizia proprio lì. Con lei che fa l’autostop e che ha la sfortuna di incontrare un italiano che fa tanto schifo da far venire la tentazione di scriverne nome e cognome ma non si può. 

LA NOTTE CON L’ITALIANO

E’ F.M., ha 45 anni, alto e magro, barbetta, lavori occasionali. Un balordo. La carica sull’auto e lei gli chiede soldi; lui accetta in cambio di sesso. Consumano un rapporto nel retro del garage della sorella, su un materasso lurido, dove trascorrono una notte. La scarica l’indomani mattina alle 9.30 nella stazione ferroviaria di Piediripa non lontana dalla città, dove ci sono i pusher. Lei ha voglia di farsi una “botta” poi, chissà, magari sarebbe rientrata in comunità. Ma si sa che, dopo una lunga astinenza, il corpo del tossicodipendente quando assume di nuovo eroina dall’alto principio attivo, magari tagliata con il fentanyl, ha come uno choc. E l’overdose è quasi una regola. Invece del treno preferisce il taxi. A un tassista peruviano darà 10 di quei 50 euro (30 al pusher per la dose) per farsi portare a Macerata. Altri 5 euro spesi in farmacia per la siringa non da insulina. La grande per assumere la droga senza iniettarsela ma invece le troveranno un “buco” nel polso destro; alle 9.50 è nei giardini Diaz di Macerata, solitamente frequentati da spacciatori, dove era stato arrestato per spaccio tempo fa Oseghale. «Vengo da Roma, ho litigato con il mio ragazzo», dice all’annoiato tassista del tutto indifferente alle chiacchiere della ragazza.

LEI IN FARMACIA, FUORI IL NIGERIANO

Ore 11. Pamela è in coda in una farmacia per comprare la siringa. Nella casa di Oseghale, poco distante, in via Spalto 124, i carabinieri troveranno lo scontrino fiscale. E’ il momento cruciale di questa atroce storia. Oseghale la stava aspettando fuori e i due si incamminano verso il portone di via Spalato 124. Lei davanti, lui dietro. Nel piccolo alloggio, oltre al 29enne Oseghale, ci sono Desmond Lucky, 22 anni, e Awelima Lucky, 27enne, il primo fermato venerdì pomeriggio alla stazione di Milano mentre tentava di fuggire in Svizzera. Il suo compare lo hanno invece scovato tremante a Macerata, deciso a dire che lui non c’entra, che in quella casa non c’è mai stato. Uccisa con un colpo alla tempia, inferto con estrema violenza con un corpo contundente e infine con una serie di coltellate all’ddome.

OPERAZIONE SMEMBRAMENTO

 Poi, nel pomeriggio, il corpo fatto a pezzi: testa, torace, seno, bacino, pube, vagina, gambe e braccia, ridotte in quattro pezzi, sezionando con cura i legamenti e le fasce muscolare delle articolazioni. Cuore, fegato, collo e parte degli organi genitali, spariti. L’addome risulta “scarnificato”, privato da  intere porzioni di parti di derma, tagliate abilmente dai “chirurghi”. Oseghale era uscito di casa solo per comprare 10 bottiglie di candeggina, per lavare il cadavere immerso nella vasca da bagno e per togliere le tracce di sangue dal pavimento. In un armadio il pellicciotto sporco di sangue e i vesti di Pamela. Infine i resti erano stati ordinatamente e simmetricamente composti nelle sue due valige-trolley. Alle 21,40 del 31 gennaio Oseghale aveva chiamato al telefono un connazionale che fa il tassista abusivo per farsi accompagnare nelle campagne di Pollenza. Non aveva voluto che l’uomo lo aiutasse a caricare nel valige nel bagagliaio poi, una volta a destinazione, le aveva lasciate in un bosco non distante alla strada. Il taxista, una volta riportato a casa lo strano cliente,  molto nervoso, era tornato a Pollenza per vedere cosa c’era, nelle valigie ma alla fine aveva cambiato idea. Il resto, gli ultimi dettagli, li scopriremo nelle prossime ore ma il mosaico delle indagini è ormai quasi al completo.

 
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