"Rimborsi rapidi ma non siamo una banca"

| Anche la grande distribuzione non accetta più i tagliandi gialli. La rabbia dei dipendenti pubblici. Qui Group promette interventi rapidi di risanamento, già pagati 126 milioni. La difesa: "Lo Stato paga in ritardo"

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La crisi Qui Group si sta avvitando su se stessa, aumentano gli esercizi che rifiutano i tagliandi gialli ma forse si avvertono i primi segnali di una reazione. Qui Group precisa "che solo nelle ultime settimane il gruppo ha rimborsato oltre 126 milioni di euro ai propri esercenti e che continua ad occuparsi di tutte le situazioni in difformità che vengono segnalate, contando di chiudere ogni contenzioso nell’arco di pochi mesi". E ancora: "Non siamo una banca, siamo vittime anche noi". I ritardi sono dovuti ai tempi lunghi di pagamento dello Stato. Ma aumenta il numero degli esercizi che rifiutano i tagliandi gialli di Qui! Ticket. Dopo che in un grande centro commerciale di una multinazionale francese di Torino, all’ingresso delle casse, era comparso un avviso: “Non si accettano i tagliandi Qui! Ticket”, analoghe segnalazioni sono state affisse anche nelle catena più piccole. La causa è semplice. Il colosso Qui! Group di Genova, leader del settore, non paga da tempo i rimborsi dei tagliandi. Anzi, li pagherebbe solo in parte e a un numero ristretto di aziende fortunate, nonostante le promesse di febbraio e marzo, in cui annunciava la soluzione dei problemi attraverso una partnership con un fondo estero, in grado di assicurare liquidità ai forzieri vuoti per i ritardi dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione che a loro e ad altre società aveva affidato, attraverso le gare d’appalto Consip, la gestione dei buoni-pasto. Perché il “no” della grande distribuzione segna una svolta? Semplice. Sino ad ora a soffrire di più, per le inadempienze Qui! Group sono stati i piccoli esercizi, i bar e le trattorie di tutta Italia. Non riuscivano a farsi rimborsare piccole cifre (non per loro) e si riteneva che gli impegni fossero invece onorati con i colossi della ristorazione e della distribuzione. Ma ora anche questa linea Maginot appare superata. 

E’ una situazione che colpisce soprattutto i lavoratori della pubblica amministrazione che si ritrovano in tasca i rettangoli di carta gialla ormai inutili. Fanno parte da anni della busta paga, e sono utilizzati anche per fare la spesa nei market. “Chiederemo - spiegano i sindacati - a Consip di rescindere i contratti con Qui! Group e di riconvocare gli appalti per affidarli a società affidabili, ormai migliaia di tagliandi sono scaduti e non sono più esigibili, nemmeno se ci fosse, adesso, una sanatoria”.

L’elenco delle città e delle province dove i Qui! Ticket sono respinti si estende ormai da Nord a Sud, passando per il centro. Un coro unanime. L’ultimo lamento arriva da Frosinone, dove un esercente segnala un credito di 100 mila euro, mentre una catena di ristoranti di Milano è pronta a rivolgersi agli avvocati. Prima ancora, Genova, Torino, Milano, Biella, Verona, Ragusa, Catania, Pavia, hanno istituito l”Sos Ticket” per assicurare ai creditori l’assistenza legale. “Striscia la notizia” e “Report” hanno da tempo acceso un faro su un caso che coinvolge migliaia e migliaia di persone creando disagi e malumori tra i lavoratori ma anche un danno rilevante agli esercenti.

A Prato l’Asl4 ha sospeso il servizio. Da mesi Qui! Group non paga. Sono rimaste inevase anche le fatture del Caffè Lorenzo, Caffè Hour, Bar Valentina, I Barbagianni, il Mercantino. “Fino a gennaio scorso non ci sono stai mai problemi nella riscossione delle fatture”, ha racconta Lorenzo Vannini, titolare del Caffè Lorenzo di viale Galilei al quotidiano La Nazione .«Da gennaio la società ha smesso di pagare in modo inspiegabile - prosegue - abbiamo provato a parlare com il call center ma poi non siamo riusciti ad andare oltre. Per quanto ci riguarda abbiamo messo tutto in mano ad un avvocato, mentre per i dipendenti che lo vogliono abbiamo attivato una convenzione speciale di cinque euro per pranzo: ci dispiaceva, dopo tre anni, lasciarli senza il servizio”. In un comunicato l’asp precisa dopo un incontro con Qui! Group: “Sono stati fissati alcuni punti fermi, necessari a ripristinare il servizio di mensa sostitutiva e, nel contempo, fornire un quadro d’aggiornamento sulle attività che dovranno essere intraprese dalla società”. Cgil, Cisl e Ui di Prato seguono con attenzione l’evolversi della vertenza. Ma la tensione sale. La replica di un insider dell'azienda lascia intravvedere scenari difficili: " Qui Group non è una banca, può contare su flussi di denaro in entrata e in uscita, il problema è che il committente, le pubbliche amministrazioni, pagano con enormi ritardi. E noi non siamo una banca, la liquidità non può essere illimitata, i ritardi sono dovuti soprattutto all'atteggiamento dello Stato che da una parte è indifferrente, dall'altra finge di interessarsi alle lamentele degli utilizzatori finali. Basterebbe pagare in tempi ragionevoli e non ci sarebbero problemi".

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