Uccide il genero perché di una casta diversa

| L’ennesimo caso di omicidio d’onore in India: una ricca famiglia si oppone all’amore della figlia con un paria, e quando i due si sposano, commissiona l’omicidio

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Amrutha e Pranay si erano fidanzati durante il liceo a Miriyalaguda, una piccola città indiana, nello stato di Telangana: “Ci siamo sempre piaciuti l’un l'altro. Parlavamo molto al telefono e poi è successo, ci siamo innamorati”.

Amrutha, 21 anni, appartiene a una famiglia ricca, mentre Pranay, che aveva 24 anni, era un “paria”, una delle classi più povere della società indiana. Nell’aprile 2016, nonostante le obiezioni dei suoi genitori, Amrutha e Pranay si sono sposati. 

Ora, incinta di cinque mesi, Amrutha si ritrova a dover ammettere l’inimmaginabile: “Mio padre ha ucciso mio marito perché non apparteneva alla mia stessa casta”.

Il 14 settembre scorso, Pranay Perumalla è stato assassinato sotto gli occhi della moglie, in quello che la polizia considera un delitto d’onore: il padre di Amrutha è stato arrestato.

Non esistono dati ufficiali, ma secondo uno studio ogni anno in India centinaia di persone vengono uccise per cosiddetti delitti d’onore, colpevoli di essersi innamorati della persona sbagliata o addirittura di essersi sposati contro la volontà delle loro famiglie. Sono in tanti a perferire ancora i matrimoni combinati all’interno della propria casta e religione.

La polizia ha arrestato il padre di Amrutha, Maruti Rao, e altre sei persone tra cui il fratello. Il sovrintendente distrettuale ha raccontato ai giornalisti che Maruti Rao avrebbe tramato con suo fratello e altri due uomini per uccidere Pranay, assumendo sicari per una somma di 10 milioni di rupie, all’incirca 140mila euro.

L’ufficiale ha aggiunto che l’attacco mortale, avvenuto all’esterno di un ospedale, è stato il quarto tentativo di assassinare Pranay. Maruti Rao ha ammesso le accuse a proprio carico, raccontando di averlo fatto perché Pranay era un “Dalit” e la sua una famiglia della casta più umile.

Il giorno dell'omicidio Amrutha si è svegliata tardi. La schiena le faceva male, così ha deciso di andare in ospedale per un controllo: Pranay e la suocera l’accompagnano.

All’uscita dell’ospedale, Amrutha ricorda di aver chiesto qualcosa a Pranay, che era a pochi passi dietro di lei: quando lui non ha risposto, lei si è girata e l’ha visto disteso per terra.

Le riprese delle telecamere a circuito chiuso dell’ospedale, trasmesse dai notiziari nazionali, mostrano un uomo che segue la famiglia mentre esce dal cancello: colpisce una prima volta la parte superiore del corpo di Pranay con quella che sembra essere un’ascia. Quando il giovane cade, lo colpisce una seconda volta per finirlo.

Amrutha corre all’interno dell'ospedale per chiedere aiuto, ma è troppo tardi: Pranay muore pochi istanti dopo.

Crescendo, racconta Amrutha, sua madre l’ha scoraggiata dal fare anche solo amicizia con bambini di altre caste: ma non è andata così. La ragazza finisce per innamorarsi di un paria ritrovandosi a dover fare i conti con la forte opposizione dei genitori fin dal momento in cui scoprono la relazione. Ma questo non è bastato a fermare Amrutha.

“Ci siamo visti di nascosto, a me non importava della sua casta o di quanti soldi avesse la sua famiglia. L’importante era che ci amavamo”.

Nell’aprile 2016 i suoi genitori passano alla linea dura rinchiudendola in casa: “Non avevo modo di parlare con Pranay, ma quello che mi ha tenuto in vita è stato il mio amore per lui”. Alla fine, è riuscita a scappare.

Si sono sposati nel gennaio 2018 e si sono trasferiti con i genitori di Pranay, che al contrario avevano accettato il loro matrimonio. Stavano progettando di trasferirsi in Canada quando la ragazza ha scoperto che era incinta, decidendo di aspettare la nascita del bambino.

Nella speranza che la notizia potesse ammorbidire la loro posizione, Amrutha racconta ai genitori della gravidanza, ma il padre resta impassibile, quindi le chiede di abortire. “Abbiamo sempre vissuto nella paura, ma non avrei mai pensato che mio padre avrebbe fatto ricorso a tanta crudeltà”, assicura la giovane.

Nessuno della sua famiglia l’ha chiamata da quando Pranay è morto, nemmeno sua madre, che le telefonava spesso. E ora Amrutha non può fare a meno di chiedersi se sua madre raccontasse al padre le loro conversazioni.

Nel frattempo, i genitori di Pranay hanno ricevuto molto sostegno: diversi gruppi per i diritti dei Dalit e gruppi di donne hanno visitato la loro casa per esprimere solidarietà. Sulla veranda della loro umile casa c'è la fotografia di Pranay sorridente, circondato da petali di fiori e candele accese. “La colpa è di tutta la mia famiglia, ma non hanno risolto nulla: non tornerò mai da loro, ora i genitori di Pranay sono diventati i miei”.

Amrutha ha creato una pagina Facebook, “Justice for Pranay”, che ha attirato più di 112.000 follower in pochi giorni. E diverse altre pagine con lo stesso nome sono comparse, tutte concordi nell’esprimere indignazione e chiedere che sia fatta giustizia. Fra le tante foto della loro storia d’amore, Amrutha ha aggiunto anche l’immagine di un agente di polizia che accompagna suo padre, accompagnata dalle parole “Non lasciatelo uscire di galera”.

Il caso di Amrutha ha attirato l'attenzione di Kausalya, un’altra donna di classe superiore il cui marito è stato ucciso per averla sposata. Da allora ha testimoniato contro i suoi genitori e continua a lottare contro le caste e i delitti d’onore. “L'uccisione di Pranay mi ha ricordato il destino del mio povero Shankar. È un momento difficile, ma l’amore che nutriva per lui finirà per renderà più forte. E noi saremo con lei”.

Ma la paura di Amrutha non è finita: “Sono preoccupata che mio padre possa far del male al mio bambino e ai miei suoceri”.

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