Come insegnare ai bambini a difendersi dai pedofili

| La scrittrice e psicologa Anna Caiati ha scritto una fiaba su un tema delicato e controverso, titolo "Meglio così" (ed Il Temperino Rosso", in cui mette in guardia i bambini dai pedofili

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“L’amico della mamma è un po’ che dorme da noi… con me è sempre gentile, premuroso. Spesso mi porta fuori a fare compere e mi racconta che con la mamma litigano spesso. Poi una notte è venuto nella mia stanza e mi ha detto che era triste, poi si è sdraiato vicino a me e ha iniziato a toccarmi le gambe, poi i seni. Ero paralizzata, avevo paura si arrabbiasse, speravo fosse un incubo, invece era tutto vero”. Nel 2016 i casi di abuso sessuale e pedofilia gestiti dall'associazione Telefono Azzurro sono aumentati del 3,4 per cento rispetto al 2015. Nell’oltre il 76% dei casi la vittima conosce il suo carnefice, stando alle segnalazioni che arrivano alla linea 1.96.96, e oltre il 54,3% dei casi per la linea 114. Soprattutto si tratta di persone che fanno parte della sfera famigliare. Questi reati aberranti non sono prevedibili, per quanto i genitori stiano attenti, quindi quali strumenti adottare ai fini di prevenirli? La scrittrice Anna Caiati, nonché psicologa e psicoterapeuta specializzata nell’infanzia, ha pensato di parlare direttamente ai bambini di pedofilia, trattando la tematica attraverso una fiaba dal titolo Meglio Così, edita da Il Temperino Rosso, la quale veicola un messaggio ben preciso: “Non tutti gli adulti sono amici”. La fiaba narra di una bimba, Silviotta, sempre sorridente perché ha dei bellissimi occhiali rosa che le fanno vedere il mondo tutto di quel colore.Poi c’è Anna che parla con la figlia Francesca, della stessa età di Silviotta. Ogni pomeriggio Silviotta scende in giardino di fronte a casa per leggere. Un amico “grande” le si avvicina, le fa tanti complimenti e per alcuni giorni passa un po’ di tempo seduto accanto a lei. Un giorno la invita ad andare con lui a casa sua, per pochi minuti, dove le regalerà dei libri bellissimi. Silviotta accetta ma per fortuna in quel momento si affaccia la mamma che urla: tutti scappano e Silviotta cade a terra e, finalmente, piange perché le si sono rotti gli occhiali. Anna, per non vederla piangere, vorrebbe comperarle altri occhiali rosa ma Francesca le dice che è sbagliato perché il mondo non è tutto rosa… ma anche nero, rosso e verde.

Le dice che è tempo che Silviotta lo impari e le dice di comperarle degli occhiali arcobaleno.

Il segnalibro, in dotazione con all’opera, ha da un lato Silviotta che indica le 5 cose da fare con i bambini (ascoltare-credere -dare indicazioni precise di comportamento-rispondere sempre alle domande-aiutare a capire) e dall’altro Francesca, che indica le 5 cose da non fare (non abituare a familiarizzare con sconosciuti-non chiedere di baciare chiunque-non salutare i bambini baciandoli sulla bocca-non pubblicare foto sui social-non dare notizie dei bambini sui social).

Anna, come è nata la fiaba Meglio Così e perché?

-La fiaba “MEGLIO COSI’” nasce con l’obiettivo innovativo e rivoluzionario, rispetto a quanto già detto e scritto sul tema, che è quello di parlare direttamente ai bambini di pedofilia. Infatti l’esperienza, da docente, psicoterapeuta e mamma, mi ha insegnato che la difesa più efficace – e spesso l’unica- è quella messa in atto dagli stessi bambini, ovviamente consapevoli.

Perché è evidente dalle quotidiane notizie di cronaca che gli adulti di riferimento, pur attenti e consapevoli, non sono assolutamente in grado di prevedere e quindi proteggere i bambini in ogni ambito extrafamiliare. Immaginate, poi, cosa succede quando sono “distratti” dalla vita quotidiana!!!!

Per cui, sono profondamente convinta, avendolo anche messo in atto con mia figlia, che come si insegna ai bambini ad attraversare la strada solo se il semaforo è verde o a non giocare con l’elettricità, così si può insegnare loro che non tutti gli adulti sono amici.

A tuo avviso, la migliore prevenzione deve partire dai bambini, però ti chiedo: non si creerebbe in loro una sorta di timore nel socializzare?

Sono oltre 40 anni che mi occupo di bambini e famiglie, anche per la mia particolare specializzazione di laurea, e sono convinta che tutto dipenda dalla modalità emotivo-affettiva utilizzata dagli adulti di riferimento per comunicare. La fiaba, inoltre, garantisce un approccio sereno e non terrorizzante.

Secondo la tua esperienza di psicoterapeuta, qual è, di solito, l’approccio del pedofilo?

Il pedofilo è un rapace che però sa aspettare il momento giusto, ossia quello in cui la potenziale vittima è meno difesa. Applica la strategia della giungla: colpisce la preda debole, sola, in difficoltà. La fortuna, però, di questo approccio è la lentezza della “danza” (macabra) da parte del pedofilo attorno alla preda, la quale necessita di tempo prima di cadere nella trappola. Dunque è qui che per me si colloca il periodo in cui, se un bambino è consapevole, può chiedere aiuto e riuscire a difendere se stesso. È già successo, per fortuna.

Come mai, secondo te, i casi di pedofilia e pedopornografia sono in aumento? 

Sono in aumento, secondo me, perché i bambini sono più “soli” rispetto a figure genitoriali assenti o distratte per tanti motivi. Le mamme (per fortuna da un lato) sono meno a casa e molte famiglie si scompongono, ricomponendosi in rapporti diversi ed alcuni potenzialmente a rischio (molti nuovi “fidanzati” delle mamme si sono rivelati abusanti). In più la grande battaglia che stiamo perdendo è quella del web perché aumenta il materiale scambiato, diventa sempre più difficile individuare chi traffica così come l’esposizione solitaria di giovanissimi sui social network.

Qual è il modo più giusto, per la famiglia, di affrontare una situazione di abuso sul proprio figlio/a?

Un modo che sembrava molto utilizzato finora dalle famiglie era quello di “nascondere la polvere” sotto il tappeto. Ossia non parlarne, persino a non denunciare. Invece parlare, denunciare stando vicino alla vittima e liberandola dalla vergogna e dal senso di colpa, oltre che dal sentirsi sporchi e complici é l’unica cosa giusta da fare.

Secondo la tua esperienza, cosa accade nella sfera emotiva e cognitiva, di un infante vittima di abusi? In che modo è possibile superare il trauma?

In un bambino crolla tutto e comincia a sentirsi fortemente in colpa. A queste emozioni si alterna fortissima la rabbia di non essere stato protetto e creduto, o solo ascoltato quando magari non parlava, era scontroso, piangeva o non voleva più uscire di casa, neppure per andare a scuola. Spessissimo la crescita psicologica si arresta bruscamente a quel momento con un’ipoteca pesantissima per il futuro affettivo-emotivo e sessuale della vittima. Succede anche che in molti casi bambini abusati, per governare la vittimizzazione, siano diventati abusanti. Ed è proprio per questo che è necessario e non eludibile un percorso di psicoterapia centrato sulla vittima con inizio immediato, OLTRE CHE CREDERE al bambino ed ascoltarlo. Perché anche in quella microscopica percentuale che il racconto non ha alcun riscontro con la realtà e quindi falso, rimane comunque un segnale di un disagio profondo del bambino che va comunque compreso.

D’altra parte però so che sono terapie lunghe e spesso con risultati molto incerti che comunque non possono cancellare gli esiti devastanti di un abuso. DUNQUE… PER ME BISOGNA PARLANE PRIMA E METTERE I BAMBINI IN CONDIZIONI DI DIFENDERSI ED EVITARE QUESTA “MORTE” IN VITA.

Non a caso io scrivo nella retrocopertina che VOGLIO CHE QUESTA FIABA GIRI DAPPERTUTTO convinta come sono che… ”solo un bambino che non ha paura perché sa quello che deve fare, può difendersi”. 

So che i proventi della vendita del libro saranno devoluti in beneficenza, ce ne vuoi parlare?

Certo…il mio compenso come autrice verrà devoluto alle Associazioni che si occupano di combattere questo “male assoluto” in una battaglia che ci vede, ancora, molto perdenti anche perché forse l’intervento è stato molto post e molto poco di prevenzione… il mio UNICO obiettivo è che ci sia una fiaba per ogni bambino.

Ci sono iniziative o progetti legati all’uscita dell’opera?

Le iniziative sono quelle di girare librerie ed Associazioni per parlarne con gli adulti, mentre il mio sogno è trovare chi possa trasformarlo in cartone e passarlo in t.v. Il pubblico sarebbe così moltiplicato quasi all’infinito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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