Figli dello stesso fango, sballo mortale

| Il romanzo di Daniele Amitrano (ed. 13lab) racconta il mondo della droga, in ogni suo aspetto. I danni alla salute per chi fa uso di stupefacenti e gli incidenti del sabato sera

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Quanto a consumo di droghe il nostro paese è fra i primi in Europa, con il 22% degli adulti fra i 15 e i 64 anni che nel 2017 ha fatto uso di una qualche sostanza. La stessa percentuale dell’Olanda. Se consideriamo la percentuale di persone dai 15 ai 64 anni che nell’ultimo anno ha assunto una qualsiasi droga, l’Italia si colloca in terza posizione dopo Repubblica Ceca e Francia. Per quanto riguarda il consumo di cannabis siamo addirittura in seconda posizione a pochissima distanza dalla Francia, e in quarta per assunzioni di cocaina.

Sempre più giovani nel nostro paese muoiono a causa dello “sballo” del fine settimana. Secondo i cardiologi, riunitisi di recente a Bologna per il meeting internazionale su fibrillazione atriale e infarto, “molti incidenti del sabato sera sarebbero causati proprio dagli effetti cardiaci del troppo alcol, perché le aritmie possono provocare svenimenti pericolosissimi se ci si trova alla guida. La probabilità di danni seri cresce esponenzialmente se, come spesso accade, all’alcol si aggiungono sostanze stupefacenti come cocaina, ecstasy o le nuove droghe sintetiche che vanno per la maggiore fra i giovani. In questi casi il pericolo di effetti cardiaci anche letali aumenta di tre volte”. 

Di questo triste fenomeno ne  parla Daniele Amitrano, autore del romanzo Figli dello stesso fango, pubblicato da 13 Lab.

Il romanzo tratta tematiche quali la droga, il degrado sociale, lo sballo che imperversa tra i giovanissimi e non solo, devastando le loro vite che spesso finiscono in tragedia.

“Una telefonata misteriosa annuncia ad Andrea una morte di overdose. Lui, un giovane e affermato giornalista residente a Milano, decide di tornare nel suo paese dopo circa dieci anni. Il ritorno nella casa dove ha vissuto la sua adolescenza lo fa affondare nell'oscurità del tempo passato e rivivere eventi quasi del tutto dimenticati. Nel suo flashback ripercorre varie tappe: il dramma della malattia del fratello, afflitto da schizofrenia; la ricerca di una via d'uscita dalla monotonia della piccola realtà di provincia e il fascino dei ragazzi più grandi che appaiono imbattibili; la ricerca del prestigio sociale attraverso falsi miti generazionali, come la droga e la violenza; le leggi non scritte del branco. È un periodo di ribellione e di assoluta sete di libertà che induce il protagonista e i suoi amici a un escalation di eventi che li condurrà sull'orlo del baratro. Quando Andrea scopre l'identità del defunto, inizia la sua personalissima indagine. Incontrando gli amici d'infanzia, il giornalista scopre che la droga è sempre il filo conduttore degli eventi ma non è la sola protagonista che porterà all'epilogo inaspettato e drammatico.”

Intervista all’autore.

Come nasce il tuo romanzo e perché?

L’idea di questo romanzo nasce da un fatto realmente accaduto a un mio amico. Un giorno, mentre ero lontano per lavoro, mi avvisarono della sua morte per presunta overdose. A lui ho voluto dedicare il libro perché aveva un’enorme stima delle mie potenzialità. Mi stimava e la cosa era reciproca.

Parlaci del protagonista.

Andrea Amato viene descritto in due tempi diversi e con due età diverse all’interno del romanzo. Lo ritroviamo sia adolescente alle prese con le prime storie d’amore e relative delusioni, con i problemi con la scuola, in famiglia e con la sua necessità, come tra l’altro i suoi amici, di appartenere a un branco per sentirsi più forte e accettato dalla società che lo circonda. E quindi lo ritroviamo invischiato nelle vicende che portano i protagonisti sull’orlo del baratro: l’utilizzo di droghe, lo spaccio, l’abuso di alcool, l’avversione per le figure istituzionali e familiari, l’assoluta voglia di ribellarsi a ogni cosa per apparire all’interno di un contesto sociale difficile.

Quale è stato il passaggio più doloroso che hai descritto?

Il pezzo in cui la madre del protagonista viene aggredita con un coltello dal figlio maggiore che soffre di gravi disturbi psichici.

Nel tuo romanzo parli della realtà della piccola provincia, è davvero così deleteria per i giovani d’oggi?

La noia e la mancanza di svaghi “puliti” sono deleteri in un contesto in cui bisogna apparire forti e ai limiti della legalità per essere accettati. Questo può accadere nelle periferie della piccola provincia come nelle grandi città. E’ ovvio che dove ci sono meno sbocchi questo senso di vuoto viene acuito e può incidere maggiormente.

Cosa spinge un ragazzo tra le braccia della droga, dell’alcol?

La mancanza di qualcosa, un senso di vuoto che non riesce a colmare con altro, che potrebbe essere magari lo sport, lo studio, la lettura e le arti in genere. E, soprattutto, il voler rincorrere alcuni miti generazionali che conquistano consensi, come potevano essere Jim Morrison, Kurt Cobain o Jimi Hendrix.

Quale messaggio hai voluto dare con la tua opera?

Che nessuno è un vincente se non riesce a vincere la battaglia con se stesso.

Cosa occorrerebbe fare, secondo te, per arginare il fenomeno?

Parlare ai ragazzi, ma non giusto per pulirsi la coscienza e per far vedere che lo si è fatto, ma parlarci col cuore mettendosi nei loro panni.

Secondo te, le vittime dello “sballo” sono adeguatamente supportate dalla famiglia, dallo stato, dalla società?

No, altrimenti non sarebbero vittime. Il problema va arginato a monte non a posteriori.

Come ti comporteresti, da padre, se tuo figlio si trovasse nelle stesse condizioni del protagonista del tuo romanzo?

Bella domanda. La risposta è impossibile fornirla però. Bisogna vivere le situazioni per capirle veramente. Christian ha solo 8 anni e non credo abbia già fatto uso di droghe.

Progetti futuri?

E’ un po’ di tempo che evito di fare progetti. Nel breve periodo penso alla promozione dei due romanzi che ho pubblicato, poi chissà, se riesco, scriverò ancora. 

 

Daniele Amitrano nasce a Formia (LT) il 14 febbraio 1982 e vive a Minturno (LT) con la moglie Simona e i due figli Christian e Greta. Ha conseguito due lauree: la prima in Scienze Organizzative e Gestionali e la seconda in Scienze Politiche.

Ha pubblicato due raccolte di poesie tra il 2005 e il 2007 ed ha vinto tre diversi premi letterari nazionali con componimenti singoli.

Nel 2016 ha fatto il suo esordio nella narrativa con il romanzo "Figli dello stesso fango"'.  Nel 2018 è uscito il suo secondo romanzo “La bambina che urlava nel silenzio”.

 
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