Guadagnino, lo sconosciuto di successo

| "Quattro nomination ai premi Oscar per il regista italiano autore del film "Chiamami col tuo nome" della "trilogia del desiderio". Migliore sceneggiatura, attore, film e canzone. Dolce e complicata attrazione

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di Beatrice Fida

Luca Guadagnino conclude con Chiamami col tuo nome la sua “trilogia del desiderio”, collezionando quattro nomination ai premi Oscar: miglior film, miglior attore, migliore sceneggiatura non originale e miglior canzone.

 

E’ nell’estate del 1983, “da qualche parte nel nord Italia”, che inizia il romanzo di formazione di Elio Perlman, diciassettenne colto e sensibile che trascorre i mesi estivi con i genitori in una villa del XVII secolo. Un giorno li raggiunge Oliver, un attraente e disinvolto studente ventiquattrenne che sta lavorando al dottorato con il padre di Elio, docente universitario. La sua educazione sentimentale si esaurisce durante una sola estate; il desiderio si insinua nel cuore del giovane Elio per rendere l’età dell’innocenza solo un debole ricordo. 



La splendida villa borghese non è - come già nel primo film dell’ideale “trilogia del desiderio”, Io sono l’amore - prigione angusta entro la quale si muovono i personaggi, ma si apre alla natura e allo sfondo, tipicamente italiano: mentre le radio suonano Berté e Battiato, gli italiani sproloquiano sul pentapartito craxiano e il paese si consuma nei bar. Inoltre si apre a colui che qui è “l’amore”, Oliver. La pellicola è una celebrazione al desiderio, è un’esortazione a scegliere la vita nonostante tutto, è un inno all’intensità del sentire; il carpe diem è incastonato dentro il suo antico habitat naturale: una natura di un verde brillante, esaltata dalla bellezza dell’acqua. L’acqua che culla i corpi come i resti delle statue ritrovate dal professore. Come una cerimonia di iniziazione, un battesimo.

 

Nel film è presente la visione oraziana della celebrazione dell’arte come scelta di vita, di isolamento dalla massa: essa abita la casa tramite fogli sparsi, libri ovunque, musica classica reinterpretata, conversazioni intellettuali. Ma le statue studiate dal padre di Elio non sono polvere: esse affiorano dall’acqua con spiccata sensualità (“Corpi come se ti sfidassero a desiderarli”: i resti ritrovati sfidano la carne, importanti tanto da inserirli nei titoli d’inizio) e anch’esse si riverberano nella formazione di Elio, incanalando o forse spronando la sovrabbondante energia sessuale. Così in Mystery of love, canzone candidata all’Oscar, il compositore Sufjan Stevens incrocia la storia d’amore con un esempio tratto dalla storia antica: gli amanti sono come Efestione e Alessandro Magno. La storia d’amore proibita si legittima attraverso l’arte ma si umanizza, prendendo le distanze dal mito greco in favore di lunghe passeggiate e corse in bicicletta. Così Elio prende la mano di una statua, ma in fondo alla mano trova Oliver.

Il coming of age movie include il desiderio, passa necessariamente attraverso quello e il film ne sottolinea il primato nella formazione. Il lavoro è sì sulla sensualità, ma non fagocita mai la tenera intimità creata fra i due. Il cineasta palermitano afferma: “ciò che volevo mettere in scena era l'intimità tra due persone quindi ho lavorato sulla chimica tra i miei protagonisti”.

Guadagnino spoglia qui i precedenti film dei loro limiti, perseguendone però l’impostazione estetica e formale; la lezione dei classici come Rohmer e Bertolucci e quella dei contemporanei come Xavier Dolan è riebolata con personalità. Il risultato è un film che nonostante il tema consunto riesce a spiccare per originalità e classe. Inoltre Guadagnino si circonda di importanti nomi quali James Ivory per la sceneggiatura e il soggetto è tratto dal romanzo di André Aciman. 

Timothée Chalamet nel ruolo di Elio non a caso conquista la nomination: è pregnante, (sop)porta perfettamente su di sé il lungo primo piano finale non sfiorando mai il ridicolo, accompagnato dalla malinconica musica di Sufjan Stevens, che con la ripetitività del refrain sembra perpetuarne l’intensità fino all’infinito: “Is it a video?”. “Is it a video?” è anche la domanda che tempesta il cuore dello spettatore, frantumato a metà: è stata finzione, ma anche un semplice frammento di esistenza. E così Luca Guadagnino si prepara a sfidare a colpi di cinepresa gli altri importanti film candidati nelle stesse categorie, come Dunkirk di Christopher Nolan, Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh e The shape of water di Guillermo del Toro, già Leone d'oro alla 74ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

 

 

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