Il male si può vincere, ma non da soli

| In Oltrebosco (ed. La Strada per Babilonia), lo scrittore Lorenzo Bosisio racconta la parabola di ragazzi che hanno perso la speranza in mondi ostili. Ma si può rinascere. Con l'aiuto di chi ha voluto incrociare uno sguardo sofferente

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Di Floriana Naso
L’autore Lorenzo Bosisio fotografa la realtà contemporanea scrivendo un libro per ragazzi, illustrato da Valentina Brostean, dal titolo Oltrebosco, pubblicato dalla Casa Editrice La strada per Babilonia. Il romanzo è composto da due racconti diversi, ma legati dallo stesso destino.  La prima storia narra di un ragazzo che si sveglia in un bosco. Non sa chi è, né come ci è arrivato. È solo, affamato e infreddolito. Dovrà imparare a sopravvivere e lottare contro la natura ostile, aggrappato alla speranza di trovare una via di uscita verso casa, verso quella vita di cui non ricorda altro che piccoli frammenti sconnessi. È una metafora efficace che ci riporta alle cronache odierne, le quali informano costantemente di bambini, orfani di guerra, costretti a sopravvivere soli e senza mezzi, in una terra diventata a loro ostile. Nella seconda, l’autore mette in luce il disagio vissuto dai giovani di oggi. Il prezzo che spesso pagano è altissimo, sia in termini fisici che psicologici. Costretti a combattere la realtà opprimente della periferia di una grande città e a lottare per il proprio equilibrio, messo a repentaglio da famiglie disastrate.  Troveranno, tuttavia, la forza di ribellarsi, grazie all’amore, alla speranza e al coraggio.
Questa è un’avventura scritta per i ragazzi, ma anche per un pubblico adulto.
Come nasce Oltrebosco e perché?
Oltrebosco nasce da due idee, una strutturale, l’altra legata a un messaggio.
La prima consisteva nel voler realizzare un romanzo che avesse un percorso in un certo senso circolare, che partisse da un punto per poi tornarci. La seconda invece si riferisce al messaggio di speranza che il romanzo vuole trasmettere ai ragazzi.
 
Perché l’idea di confezionare racconti destinati ai ragazzi?
I ragazzi sono un pubblico che è ancora attento ai messaggi che riceve ed è ancora in grado di cambiare il proprio modo di affrontare la vita. Da questo punto di vista, gli adulti sono molto più chiusi all’interno della protezione offerta dalle proprie certezze. Mi illudo di poter aiutare i più giovani a crescere attraverso i miei scritti.
 
Quanto è stato difficile utilizzare un lessico comprensibile ai più giovani, trattando tematiche complesse come emarginazione, solitudine, degrado e disagio sociale?
Non ho trovato difficoltà particolari. Grazie a un'altra passione che ho, le arti marziali, ho la fortuna di passare molto tempo con i ragazzi e credo di avere sviluppato un buon modo di parlare con loro. Le tematiche affrontate sono legate alla loro quotidianità in un modo o in un altro, purtroppo le conoscono molto bene. Non ho fatto altro che provare a mostrarle da una prospettiva diversa.
 
Quali sono le domande, o considerazioni, degli adolescenti che hanno letto il tuo libro?
Grazie al progetto BookCity del comune di Milano, ho avuto l’opportunità di incontrare tanti ragazzi che avevano svolto progetti scolastici su Oltrebosco. Sono stati tutti incontri ricchi ed emozionanti. I ragazzi sono entusiasti e hanno una capacità di comprensione che mi ha sorpreso. Le domande sono state moltissime, faccio fatica a riassumerle in poche righe. Per quanto riguarda le considerazioni, invece, mi ha fatto molto piacere vedere come i ragazzi siano riusciti a cogliere il cuore del racconto. Riporto quello che uno dei ragazzi mi ha detto, quando gli ho chiesto la sua opinione sul tema principale del romanzo. Mi ha risposto: “C’è sempre tempo per cambiare vita”.
 
Tutte le informazioni che hai acquisito per scrivere la tua opera, a quali valutazioni ti hanno condotto?
La realtà in cui crescono i nostri ragazzi stanno è molto difficile da affrontare. Sono più soli di come eravamo noi alla loro età, più confusi dall’eccesso di stimoli e dalla frenesia del mondo che devono affrontare ogni giorno. Hanno bisogno di punti di riferimento e di sostegno, hanno un bisogno spasmodico di attenzione e lo chiedono in tutti i modi che conoscono.
 
Sempre più spesso i giovanissimi lamentano solitudine, eppure siamo tutti “connessi”. Come te lo spieghi? Di cosa hanno bisogno i nostri ragazzi per crescere in equilibrio e sentirsi parte integrante della società?
La connessione tecnologica è effimera e superficiale. Attraverso i social hanno centinaia di amici con cui condividono immagini della propria esistenza, ma senza mai conoscersi davvero. E’ tutto superficiale e mediato da un mezzo tecnologico che ti spinge a mostrarti sempre al massimo, anche quando va tutto male. E’ un’illusione, ed è un’illusione che genera assuefazione, allontanandoli dai rapporti autentici di amore e di amicizia, che si basano sulla condivisione di esperienze ed emozioni, sulla compassione, nel senso di condivisione della sofferenza, e sul supporto reciproco. Secondo me, è di questo che hanno bisogno i ragazzi di oggi, di tempo dedicato a costruire rapporti veri, basati su stima e affetto.
 
Oggigiorno la scuola è, secondo te, un punto di riferimento laddove la famiglia è manchevole? Oppure è anch’ essa ostaggio di una società alla deriva?
Non ho grande esperienza sul tema. Quello che noto, soprattutto come genitore, è che, rispetto alla scuola che ho frequentato io, oggi il ruolo dell’insegnante sia passato da educatore a erogatore di un servizio, con la conseguenza che gli studenti si sentono titolati a trattarli con sufficienza. Quindi, per rispondere alla domanda, credo che la scuola sia ostaggio della deriva della società, anche se non penso si possa generalizzare così drammaticamente. 
 
I protagonisti dei tuoi racconti, in che modo superano le avversità?
Uno dei messaggi importanti del libro è proprio legato alla speranza. Il ragazzo nel bosco supera le avversità perché non è da solo, ha il supporto di una persona che crede in lui. Ritrova la speranza proprio quando smette di soffrire di solitudine. Le avversità si superano insieme alle persone che ci amano.
 
Quale messaggio percepirà, a tuo parere, il pubblico adulto, leggendo il tuo scritto?
Il messaggio che voglio portare ai lettori, ragazzi e adulti, con Oltrebosco è che c’è sempre speranza, anche nelle situazioni più difficili. Possiamo sempre fare una scelta diversa e cambiare la nostra vita. 
 
Progetti futuri?
Ho appena finito di scrivere un nuovo romanzo e non vedo l’ora che sia pubblicato. Sempre dedicato a un pubblico giovane, anche se più maturo rispetto ai lettori di Oltrebosco, parla d’amore e affronta un tema che mi è molto vicino, l’elaborazione del lutto. 
 
Chi è l'autore
Lorenzo Bosisio nasce a Milano nel 1975 e vive a Nova Milanese, nei pressi di Monza. È laureato in
Ingegneria delle Telecomunicazioni e lavora per una multinazionale del settore informatico. Quando non è impegnato nel lavoro, dedica il suo tempo alla famiglia. Il poco tempo libero che gli rimane lo riempie con le sue passioni: il Ju Jitsu, la chitarra classica, la lettura (soprattutto thriller e fantasy) e, naturalmente la scrittura.
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