L'immigrazione importa (anche) nuovi crimini

| Echi della serata di presentazione del libro "I se e il ma delle investigazioni" di Fabio Federici ed Alessandro Meluzzi, edito da OLIGO, casa editrice di Mantova, analisi dei delitti in famiglia, un vero problema sociale

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di GERMANA ZUFFANTI

Come l'ondata immigratoria ha cambiato anche la qualità e la quantità di delitti in Italia. Se la Sharia prevede attenuanti e assoluzioni per chi uccide la donna adultera, accade che in Inghilterra e in Norvegia alcune corti tengano in conto anche questi aspetti. E il delitto di Macerata, la ragazza uccisa e fatta pezzi da tre nigeriani, apre squarci inquietanti sulle tradizioni che importiamo assieme ai migranti. Nel Centro-Africa il dissezionamento dei corpi è una pratica tutt'altro che infrequente e ha quasi un valore animistico, ha spiegato Meluzzi affrontando questo tema delicato e controverso. Tanto è emerso nel corso presentazione sabato nella la Sala Grande del Circolo dei Lettori  di Torino, del libro dal titolo Il se e il ma delle investigazioni" di Fabio Federici ed Alessandro Meluzzi, edito da  OLIGO, casa editrice che ha presenziato all’evento, davanti con molti esperti del settore ed ascoltatori curiosi e attenti.  Oltre ai due autori, sono intervenuti Giorgio Vitari, Avvocato Generale presso la Corte d'Appello di Torino, Ilaria Mura giornalista di punta ed inviata della trasmissione televisiva “Quarto Grado”. Ha moderato Celestina Germana Zuffanti (Università di Torino), Il libro è stato raccontato, tra riflessioni criminologiche, di diritto e d’esperienza sul campo, da Federici a partire dalla copertina diisegnata da Luigi Piccatto, una delle firme di Dylan Dog, con l'immaine della dea della giustizia bendata, aspetto che ha indotto Vitari a suggerirgli di togliere quella benda. "La dea, se amministra la giusizia", deve "vederci benissimo".  Qual è il senso dell’investigare un caso criminoso? Addentrarsi in un labirinto di indizi e tracce,  interpretarle alla luce di tre fari illuminanti che, come in un grafico cartesiano, disegnano le coordinate di chi si approccia alle investigazioni : sub iudice, pro veritate, pro iustitia. Quindi si è discusso con il Professor Meluzzi sui termini utilizzati spesso erroneamente dai non addetti del settore che ha parlato di criminologia classica ed investigativa, nonché della nuova figura del “ crime analyst”  ricordando delle origini dell’antropologia criminale in una città come Torino dove ha vissuto ed operato Cesare Lombroso.  Con il dottor Vitari, già procuratore capo di Asti, si è parlato di processo penale, della costruzione delle prove portate davanti al giudice , nonché di scena del crimine, di come possa essere letta  o “ contaminata”. I due giornalisti  hanno illustrato come si svolge e quanto possa influire sull’intera investigazione l’attività giornalistica, di come i mass media sia importanti a formare l’opinione pubblica e quanto possano, invece, coadiuvare le indagini. Ilaria Mura ha citato omicidi importanti e sugli stessi si è ragionato percorrendo tematiche del libro. C'era anche Biagio Fabrizio Carillo, criminologo, docente, tenente colonnello dei carabinieri, autore di libri che trattano - appunto- dell’investigatore  obbligato a divenare anche o quasi un criminologo.

 

 

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