L'inquietante angosciante altalena del disturbo borderline

| Attacchi di panico, ricoveri in psichiatria e tentati suicidi sono l'apice che tocca Francesca, la protagonista del romanzo autobiografico "La ribelle", nel libro dell'esordiente Leonardo Guerriero ed. Onda d'Urto

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(nostro servizio)
di FLORIANA NASO
Il "disturbo borderline" o "personalità borderline" è una condizione psichiatrica particolarmente complessa; molti pazienti con questo disturbo presentano non solo sintomi come depressione, ansia, ossessioni o fobie, per i quali l'aiuto è tipicamente richiesto, ma anche uno scarso controllo delle emozioni e dell'aggressività, un'insufficiente comprensione di sé e una scarsa tolleranza.

L'autore esordiente Leonardo Guerriero ci porta con maestria in questo mondo, sconquassando ogni certezza. Mettendoci di fronte a una drammatica realtà che colpisce per quanto sottovalutata. Famiglie problematiche, disagiate, disfunzionali o squilibrate sono spesso la causa di disagi interiori nei figli. Vere e proprie ferite che spesso sfociano in disturbi psichici gravi e talvolta irreversibili.

La Ribelle, edito Onda D'Urto, è un romanzo autobiografico. Narra le vicende di Francesca e Leonardo. Ritrovatisi dopo 28 anni, i due protagonisti si attraggono e cominciano ad intrattenere una relazione. 

Ben presto Leonardo viene a sapere che Francesca è affetta da Disturbo della personalità Borderline. Leonardo entra suo malgrado in contatto con un mondo a lui sconosciuto, cadenzato da psicofarmaci, autolesionismo, ricoveri psichiatrici e tentativi di suicidio.

La scelta più scontata sarebbe di voltare la testa dall'altra parte e fuggire. Pur impaurito Leonardo rimane con lei e se ne innamora, condividendo le sue eco malinconiche come le fiammate improvvise.

Scritta da chi quotidianamente convive con una borderline, La Ribelle è una testimonianza denuncia che toglie il velo ad un fenomeno di massa sistematicamente ignorato. Non un trattato scientifico, non la biografia autoreferenziale di una borderline, ma l'affermazione che non si nasce borderline, che chi ne soffre non ne è colpevole e non bisogna averne paura. La Ribelle è una storia di disagio mentale, di amore di continuo negato, una discesa agli inferi della psichiatria al femminile.

Parte rilevante dell'Opera è deputata a dare spazio alle voci dei Borderline. Nel tempo l'Autore ha raccolto dai social testimonianze di intimo dolore vissuto in solitudine con assoluta dignità. Parole struggenti, di profonda umanità.

Si stima che il 2% della popolazione soffra di Disturbo della personalità Borderline, in prevalenza donne che hanno subito inaudite violenze psichiche e fisiche. Tenendo conto dei congiunti si può dedurre che nel Paese il fenomeno coinvolga oltre 5.000.000 di persone. Si prevede che il disagio psichico nel 2030 diverrà la prima causa di malattia invalidante.

Dal blog Nero su Bianco INTERVISTA a FRANCESCA

Ho conosciuto Francesca nel libro e l'ho trovata una persona fragile e impaurita, ma allo stesso tempo forte e coraggiosa. Quanto c'è, in te, della Francesca del libro?

Il libro parla da solo.

Sono esattamente come descritta.

Francesca è una donna abbandonata, fin da piccola. Sono nata in una famiglia disfunzionale, perché border non si nasce, si diventa. Non è un difetto genetico, legato al DNA.

Il punto chiave è proprio l'ambiente familiare. I primi accusatori sono loro.

Mia madre mi diceva che i miei erano solo capricci, che ero egoista. Quando veniva a trovarmi in psichiatria, mi dovevano sedare. Non mi ha mai chiesto perchè stavo così male.

Eppure sono sempre stata una persona solare, ma a forza di vivere in una famiglia disfunzionale, sono diventata border.

Mi hai detto che sei anche attiva socialmente. É così?

Esatto. Sono amministratrice di un gruppo di mutuo aiuto. Gli iscritti sono novecento, e gli amministratori dieci. Io sono tra questi.

É un mondo pazzesco: ci sono persone che si tagliano continuamente, persone che si sentono abbandonate a loro stesse. Io non mi sono mai tagliata, nessun autolesionismo, ma c'è gente che si ferisce dalla mattina alla sera, perché così facendo si sente viva. Soffrendo. Attraverso il dolore fisico.

Forse non lo sai, ma l'ottanta per cento dei casi colpisce le donne.

Sembra una disfunzione al femminile.

Alcune di loro sono al limite.

Molte si uccidono.

Te lo sai spiegare, questo?

Posso darti una mia interpretazione personale: credo che le donne siano particolarmente più sensibili.

Non tutte, ma in gran parte sì.

Io non sono mai stata per le mezze misure. Non mi taglio. Vado dritta al punto: mi ammazzo.

Non me la prendevo con le persone che mi hanno fatto star male, me la prendevo con me.

Cinque tentati suicidi, ricoveri, psichiatria.

Ci tengo a dirti che nonostante questo, sono una persona molto intelligente, laureata in giurisprudenza.

Tutte le donne border che conosco, sono dotate di un alto quoziente intellettivo.

Quando hai cercato di farla finita, era per punire te stessa, o per dare una lezione agli altri?

Sono molto credente.

Quando l'ho fatto, ti giuro, è stato perché davvero non vedevo soluzione.

Quando la croce che ti porti appresso è troppo pesante, preferisci la morte. Non vedi futuro, solo buio e dolore.

Come se tu fossi morta, ma viva. 

E allora meglio morta, che una vita così.

Una delle frasi che più mi ha colpito nel libro, è il "Qui ed ora". Qual è il tuo "Qui ed ora"?

Si tratta di una specie di formula, che viene applicata nella terapia cognitivo comportamentale.

É una terapia innovativa, non la classica analisi che scava nel passato, piuttosto invece orientata sul presente e sul futuro. Parlare del passato non serve a niente, tanto non puoi cambiare le cose.

Ti danno dei piccoli compiti da svolgere durante la giornata, e poi ti chiedono alla fine come ti sei sentita.

Può essere tenere un piccolo diario, rispettare banali impegni quotidiani. In questo modo cercano di far emergere le tue potenzialità, e attraverso questi piccoli compiti, tu stessa capisci quali sono i tuoi problemi del momento, e come superarli.

Non affrontare la montagna che hai di fronte, ma la giornata.

E se non riesci a portarli in fondo?

Non ti devi disperare. Vuol dire che stai male.

Il mondo non finisce, se non hai completato i tuoi compiti.

Un detto dice più o meno così: "si prendono delle persone e si chiudono in una luogo isolato, per far credere a quelli fuori di essere normali". Io penso che la normalità non esiste, che siamo tutti imperfetti. 

Qual è la tua opinione?

Come hai detto tu: la perfezione, come la normalità, non esiste.

Non ci sono trattati scientifici che lo possano definire. Non ci sono limiti o confini entro i quali sentirsi "normali".

Chi è perfetto? Chi è normale?

A mio parere tutti abbiamo dentro paure e insicurezze, disturbi che possono essere celati e non manifestati apertamente. Come chi pulisce la casa tutto il giorno, o si lava le mani continuamente, gli ossessivi compulsivi.

Magari nella vita reale sembrano persone normali, ma ti sembrano poi così normali? Solo perché conducono una vita apparentemente in ordine, conforme ai dettami della società, vengono classificati "normali". Poi, cosa c'è dentro di loro, chi lo sa.

Tutti noi abbiamo qualcosa che non va.

Le famiglie del Mulino Bianco sono veramente poche.

Come ti ha cambiato la vita, l'amore?

L'amore è la base di ogni cosa.

Ti fa sentire bene, compresa, accettata per quello che sei.

Non è solo un rapporto tra uomo e donna, è anche aiutare gli altri.

Se sostengo un malato, automaticamente sento l'amore. L'amore è donarsi. Non chiudersi nel proprio recinto, ma aiutare, condividere. L'amore che si dà senza alcun fine, torna indietro e ti lascia una sensazione di benessere.

Questo libro è amore, perché è la mia testimonianza, che voglio donare a tutti.

E ti ha cambiato la vita, questo libro?

Moltissimo.

La diagnosi di borderline è talmente diffusa, che tu non ne hai idea, ma allo stesso tempo è nascosta.

Sai chi sono i primi a tenerla nascosta? I familiari.

Ti sei mai chiesta perché?

Penso che sia una sorta di rimozione, perché in realtà non sono in grado di accettare un figlio o una figlia problematica.

Sono amica di tanti border, e mi sento di dire che sono tutti nati da famiglie che forse era meglio non avessero figli.

Mio padre è un narcisista istrionico (ho rotto con lui), mia madre era una depressa (forse border anche lei), ma completamente dipendente da lui.

Questo libro mi ha cambiata moltissimo, spero che venga letto da più persone possibili, affinché questo velo venga tolto, affinché si possa dare parola e dignità a tutte le persone come me, che gli altri additano come pazze.

Il titolo del libro è moto forte e suggestivo. Ti domando: a cosa si sta ribellando Francesca?

Credo di avere già risposto.

Mi sto ribellando a tutto ciò che mi hanno fatto.

Al fatto che Francesca è stufa di vivere nascosta, e che adesso ha voglia di mettere finalmente i puntini sulle "I".

Vuoi raccontarmi il momento peggiore della tua vita?

Risale al 2012, quando la mia patologia raggiunse il culmine.

Fino ad allora ero stata seguita dal primario di psichiatria, senza mai manifestare pensieri suicidi.

Ma nel 2012, l'ho fatto. Ho tentato di ammazzarmi.

Mi sono ritrovata in ospedale, in psichiatria.

Ho urlato per giorni: "Portatemi via!".

Non puoi immaginare cosa significhi ritrovarsi in psichiatria.

E quello più bello?

Non è ancora arrivato.

Forse sarà il successo di questo libro.

Come ci si sente ad avere un libro dedicato? 

É una bellissima emozione, ma tieni presente che per scriverlo, alla sera, il mio compagno si sedeva qua, con carta e penna, e io dovevo risalire al 2012 e ancora più indietro, alla prima infanzia.

Piangevo ogni volta.

É stato scritto col sudore e con il sangue.

Una volta finito, l'ho letto e non l'ho più toccato. Mi fa male.

Che senso ha per me? Questa è la mia vita.

La conosco.

Prima di salutarci, vorrei mi lasciassi con una frase che credi ti rappresenti.

"Sento come uno specchio rotto nella mia anima. Nulla può ripararlo". 

Questo specchio spezzato, come lo aggiusti?

Chi sono io, quando il mio specchio è rotto? Cerco di riflettermici, e non ho la percezione di capire chi sia Francesca.

Quindi non so mai chi sono, perché lo specchio non è in grado di darmi un'immagine reale, ma solo deformata e rotta.



 EVENTI

lunedì 20 novembre ore 21 al Circolo dei Lettori

Cronache di una Rivoluzione

Ezio Mauro torna nei luoghi dell'insurrezione popolare che ha rovesciato la direzione della Storia Di San Pietroburgo esplora le strade, i palazzi, gli angoli più tetri, e la scoperta della città si trasforma nel racconto delle vicende di cui è stata teatro.  Dopo il documentario su repubblica.it, il reportage L'anno del ferro e del fuoco (Feltrinelli) ricrea atmosfere di lotta e di speranza.

 

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