Somalia, dove lo stupro è legge

| Nel romanzo Amnesia di Paola Di Nino (ed. Leone Editore) la storia di una donna schiava che, persa la memoria dopo esperienze terribili, torna a vivere una seconda vita. Sullo sfondo lo sfruttamento e le violenze sulle donne

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Di Floriana Naso

Nei paesi del Terzo Mondo, molte donne e bambini vengono ridotti in schiavitù a scopo di sfruttamento sessuale o lavorativo. Le violenze vengono perpetrate direttamente dai soldati occidentali, oppure dalle truppe mercenarie pagate dai governi. I gruppi di guerriglia in Congo, in Somalia, in Etiopia, in Nigeria, in Liberia e in molti altri paesi africani, quotidianamente attuano stupri e violenze di ogni genere contro le donne, come se ciò facesse parte dell'ingaggio. 

Il romanzo Amnesia di Paola Di Nino (Leone Editore) è la storia di una donna che, resa schiava, ha perso tutto e non ricorda né chi sia né da dove venga. Ma è anche la storia di una donna che non si arrende e lotta con tutte le forze per tornare dalla famiglia che si è ricostruita.

“Alba, una giovane donna italiana, si ritrova un giorno in un villaggio in Africa, distesa sul letto, morente, senza ricordarsi nulla di se stessa e di quello che le è accaduto. Viene salvata, recupera le sue forze, si sposa, ha un figlio. La sua vita sembra aver ripreso un senso, quando all’improvviso il villaggio viene attaccato, bruciato, raso al suolo. Alba perde di vista suo figlio e viene catturata per essere venduta come schiava. La sua memoria perduta la tormenta e infine ritorna con mille domande senza risposta, mentre la donna lotta per liberarsi e per tornare dalla sua famiglia, senza mai arrendersi.”

Amnesia, un romanzo intenso, duro, a tratti crudo: sogni oscuri avvolgono misteri sconvolgenti, niente è ciò che sembra e l’ansia per le sorti della protagonista tiene incollato il lettore fino al finale, davvero sorprendente.

 

Cosa ti ha spinta a trattare una tematica così drammatica?

Sia come lettrice sia come autrice, mi piacciono i libri che invitano a riflettere e che, oltre a essere scorrevoli, lascino qualcosa nel nostro cuore, qualcosa a cui aggrapparsi anche quando la lettura è terminata. Durante un viaggio in Africa, ho avuto l’ispirazione. Una cultura diversa e affascinante, una cultura ferita sia nel profondo sia in superficie da violenze e abusi subiti in passato e, purtroppo, ancora attuali nel presente. 

Noi, che siamo così lontani da questa realtà, abbiamo due scelte: o restiamo in silenzio, indifferenti di fronte a tutto ciò, oppure facciamo sentire la nostra voce. Nel mio piccolo ho voluto porre l’attenzione su temi scottanti da non dimenticare. 

 

La tua opera è caratterizzata da uno stile fluido e incisivo: quanto è stato difficile immergerti nella protagonista, in una realtà di abusi e violenze?

Scrivere Amnesia è stato emotivamente molto impegnativo, è stata quasi una lotta contro me stessa. In generale quando scrivo, finisco sempre con l’immedesimarmi con i miei personaggi e, anche in questo caso, ho sofferto, ho patito e ho sperato insieme alla protagonista Alba. E con lei, non mi sono arresa. Ogni ferita sulla sua pelle è stato un colpo al mio cuore, a quello di tutti gli schiavi che sono stati maltrattati, e a quello delle donne che ancora oggi subiscono soprusi. La verità è anche che più mi immergo nella storia e nella protagonista, più riesco a rendere vive le emozioni. Da qui il mio stile forte e capace di evocare sentimenti intensi, capace di travolgere il lettore e di portarlo con sé nell’ambientazione, caricandolo di sensazioni.

 

Quali emozioni proverà il lettore leggendo il tuo romanzo?

Il lettore che deciderà di lasciarsi travolgere da Amnesia sarà colto da forti emozioni che vanno dalla pietà alla consapevolezza, dal dolore per le vittime al disgusto per i carnefici, dalla paura alla speranza. Il lettore che si lascerà andare e si legherà alla sorte della protagonista, proverà rabbia, forza e amore. Il lettore che si lascerà coinvolgere dalla storia resterà senza fiato, questionando forse l’intera umanità e con la voglia di trovare quelle risposte.

 

Cosa ti ha lasciato Amnesia?

R: Amnesia mi ha lasciato consapevolezza e speranza. Insieme a ferite e dolore, mi ha lasciato anche forza e grinta. Amnesia mi ha dato la possibilità di scoprire molto su una cultura che mi ha affascinato fin dal primo incontro, creando un legame intenso che sarà difficile da spezzare. La mia avventura è cominciata durante la stesura delle prime righe ma non si è conclusa con la pubblicazione del romanzo, proprio per il peso emotivo che esso porta con sé.  

 

So che le tematiche sociali ti stanno molto a cuore, progetti futuri?

R: È vero, anche il mio primo romanzo tratta tematiche sociale forti, quali la pena capitale e il trattamento dei prigionieri nelle carceri. Come progetti futuri spero di vedere pubblicate le mie opere in diversi paesi, mentre mi dedico a terminare la stesura del prossimo romanzo. 

 

 

Paola Di Nino nasce il 29 aprile 1986 a Milano. Rimasta orfana del padre all’età di cinque anni, l’autrice matura negli anni una profonda sensibilità e una grande tenacia, che animano e sostengono ogni sua attività, vissuta sempre come una nuova sfida.

Nel settembre del 2008 consegue la laurea presso la facoltà di Ingegneria delle Telecomunicazioni. Gli impegni e le opportunità della sua carriera la portano a trasferirsi in Svizzera, dove attualmente risiede e lavora.

Nel suo tempo libero ama dedicarsi all’equitazione, ai viaggi e alla letteratura, che rappresentano le sue passioni.

Il 2008 è anche l’anno che segna l’inizio della sua carriera letteraria, con la pubblicazione di due raccolte di poesie.

Nel 2015 ha esordito con il suo primo romanzo Condannati a morte, che ha ricevuto cinque premi letterari:

• Segnalazione della Giuria al premio Casentino 2017;

• Menzione d’Onore al premio Il Golfo 2016;

• Premio Speciale Tematica Sociale al premio Un Libro per l’inverno 2016;

• Premio Speciale Profumo d’Autrice al Premio Cattolica 2016;

• Finalista al Premio Firenze, Capitale d’Europa 2015.

Nell’agosto 2017 pubblica il secondo romanzo, Amnesia.

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