Struggente amaro crudele ricordo dei Desaparecidos

| Il libro di Domenico Del Coco (ed. Cavinato International) va a fondo nella cupa tragedia della "Guerra sporca" che ha insanguinato l'Argentina durante la dittatura dei generali. Il dramma delle famiglie degli spariti e dei loro figli

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di FLORIANA NASO

La guerra sporca (in spagnolo: Guerra Sucia) era un programma di repressione violenta realizzato in Argentina con l’obiettivo di eliminare i sovversivi e la loro ideologia rappresentata dai gruppi guerriglieri marxisti o peronisti attivi in Argentina dal 1970, e annientare qualunque forma di protesta e di dissidenza nel paese presente nell'ambiente culturale, scolastico, politico, sociale, sindacale e universitario. La brutale campagna repressiva ebbe il suo momento cruciale nel periodo tra il 1976 e il 1979 e venne condotta in segreto, al di fuori di ogni controllo legale, da una serie di corpi speciali e di unità antisovversive costituite dalle forze armate e dalla polizia federale, come previsto dai programmi pianificati e attuati dalla Giunta militare argentina del cosiddetto Processo di riorganizzazione nazionale, sotto il comando del generale Jorge Rafael Videla e dei suoi successori, generali Roberto Eduardo Viola, Leopoldo Galtieri e Reynaldo Bignone. Essa fu caratterizzata dalla massiccia violazione dei diritti umani e civili nei confronti della popolazione con l'utilizzo di metodi quali la privazione della libertà senza procedimenti giudiziari, la detenzione in luoghi segreti  controllati dalle forze armate (centros de detenciones clandestina), la tortura, gli omicidi e le sparizioni; durante questo periodo, oltre alle migliaia di persone incarcerate, vi furono circa 2.300 omicidi politici ; inoltre,  scomparvero circa 30.000 persone, i cosiddetti desaparecidos, di cui circa 9.000 accertati dalla Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas. Proprio sui questo tema si snoda il romanzo Nessun Amore Più Grande di Domenico Del Coco, edito Cavinato International. Il libro ha l’obiettivo di non far dimenticare la tragedia dei desaparecidos, soprattutto per le nuove generazioni e non mi sorprende più di tanto che a scriverlo sia stato un italiano: Italia e Argentina sono due paesi molto legati e non solo per tradizioni.

Abbiamo intervistato l’autore.

Da cosa nasce l’ispirazione per scrivere un romanzo storico su uno dei periodi più neri dell’Argentina?

Il libro nasce nel 2015 come continuazione sul tema delle dittature avviato con Il Quaderno di Madrid (guerra civile spagnola e dittatura di Franco – pubblicato ottobre 2014). Mi è stato chiesto dai miei lettori di scrivere qualcosa sulla dittatura argentina perché già di quella cilena si era pubblicato abbastanza (rif. Allende e Serrano). Così mi misi in contatto con alcuni figli di desaparecidos e dopo diversi appunti stilai una bozza della storia. Leggendo il libro scopriremo la storia di alcuni veri desaparecidos.

 Il tuo romanzo è ricchissimo di storia vera, realmente accaduta, quanto è stato difficile immedesimarsi nel protagonista che, in qualche modo, rivive quel dramma?

Abbastanza difficile. Diciamo che ho dovuto unire diversi resoconti e immaginarmi la loro vita piena di difficoltà e di difficile accettazione degli eventi storici. Non è una storia leggera e il dramma dei desaparecidos ancora è avvolta nel mistero. Se ne parla troppo poco. Ho voluto dare una visione tra il reale e il fantastico (tipico della letteratura sudamericana) per non essere troppo pesante nei confronti delle lettrici e dei lettori.

Cosa accade al protagonista del romanzo?

Scopre chi è veramente. Come è nato. E ci fa scoprire persone che sono costrette a commettere certe azioni solo per nascondere la loro vera identità sessuale. E forse il libro è anche un monito contro pregiudizi che tutt’ora esistono. Non bisogna mai dare un giudizio immediato sul personaggio. Solo alla fine del libro allora possiamo dire chi è vittima e chi è carnefice.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Tanto calore umano da parte delle mie preziose lettrici innanzitutto. Donne che si rispecchiano nella figura materna della madre del protagonista. Ma anche un senso di giustizia nei confronti dei desaparecidos argentini (tra cui alcuni di origine italiana) che difficilmente sono ricordati in Italia. Ma anche lettori uomini che si rispecchiavano in quel ruolo difficile del padre.

Quali emozioni proverà, secondo te, il lettore alla fine?

Sicuramente commozione. La figura dei genitori è piena di sentimento. Il primogenito nasce in circostanze difficili. E il padre non è come sembra. Ma anche rabbia per un fatto grave, i desaparecidos appunto, e il mondo era interessato solo ai campionati di calcio dell’Argentina ’78 senza sapere cosa stava succedendo realmente.

L’Argentina e l’Italia, quali sono, secondo te, gli aspetti che accomunano questi due paesi?

Sicuramente i sentimenti d’affetto dei genitori verso i figli ma anche l’attaccamento al lavoro. E comunque in entrambe le nazioni si sente tanta voglia di riscatto da parte delle popolazioni. E poi l’immigrazione. Spesso Esteban rimprovera uno dei suoi fratelli perché poco riconoscenti nei confronti dei nonni che hanno speso la loro vita per un futuro migliore proprio vicino a Buenos Aires.

Il tuo romanzo tratta anche d’immigrazione, in che modo affronti questa tematica, ahimè, sempre attuale?

Affronto il tema dell’immigrazione in maniera diretta. Nel capitolo VI c’è Luka un ragazzo adottato dall’Ex-Jugoslavia. Si sente diverso dal protagonista e per di più scoprirà appunto che i suoi genitori morirono durante la Guerra dei Balcani. Ma anche l’immigrazione da parte della famiglia di Esteban viene raccontata con una certa delicatezza. Dopo la seconda guerra mondiale tanti italiani lasciarono la patria per un futuro migliore in Argentina.

Progetti futuri?

 C’è stato un libro per ragazzi (Sulle Ali del Sogno LFA Publisher) e un libro con tema violenze domestiche (Redenzione sempre con Cavinato). Adesso sto ultimando il mio secondo libro per ragazzi che è un continuo di Sulle Ali del Sogno. Ma ci vorrà ancora tempo.

 

Floriana Naso

 
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