"Vi racconto cosa è davvero la violenza sulle donne"

| Il drammatico libro-confessione di Giulia che incontra l'uomo sbagliato e per anni subisce senza reagire ogni tipo di vessazioni

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(nostro servizio)
di FLORIANA NASO
Questa è la storia vera di una vittima di violenza. Psicologica e fisica. Il dramma vissuto da Giulia è raccontato nel suo romanzo SEDICI POSATE edito Robin. 



LA LETTERA



"La mia storia inizia da una famiglia numerosa (sono la prima di 6 fratelli), ingombrante e decisamente "creativa". Un padre con un'idea molto rigida dell'educazione, una mamma con un po' di squilibri emotivi, derivanti da un'infanzia decisamente problematica, ma nel complesso una realtà "normale". Studio a Milano all'Istituto Europeo di Design specializzandomi in grafica pubblicitaria e dopo ambiziose esperienze lavorative in grandi agenzie milanesi decido di tornare a casa, a Verona, per dar vita ad un'agenzia tutta mia, sogno di bambina, in cui conciliare la mia creatività e la mia voglia di lavorare in un ambiente sereno e "amichevole".

Contemporaneamente inizia la mia relazione con colui che credevo sarebbe stato l'uomo della mia vita, e lavorando nello stesso ambito decidiamo di fondare insieme la nostra società, retta dall'amore e dalla passione per il mondo della pubblicità e del marketing.

Trascorriamo anni sereni, la nostra società va a gonfie vele come pure la nostra relazione. Acquistiamo un ufficio davvero meraviglioso e siamo felici di aver costruito un team di 15 persone, che lavorano affiatate in un ambiente sereno e positivo. Poi succede l'imprevedibile: uno dei nostri clienti più grossi decide di "fare il botto", arricchendosi alle spalle dei propri fornitori, e ci troviamo in un batter d'occhio in una situazione incredibile; perdiamo l'ufficio, siamo costretti a licenziare gran parte dei dipendenti per far fronte all'ammanco. Inizia così anche la crisi sentimentale… 

Ma nel tentativo di crearci nuovi spazi e nuovi business arriviamo in Kenya, partner di un grosso tour operator che sposa le nostre idee e inizia a collaborare con la nostra agenzia. Conosciamo Alex, che opera nel turismo, sogna di venire a vedere l'Italia ed ha competenze davvero interessanti per il nostro nuovo progetto. Così iniziamo a lavorare con lui, cerchiamo una casa in loco, innamorati dell'Africa e pieni di entusiasmo per la nuova avventura. E' mentre sono lì, in terra straniera, che scopro, nel giro di qualche mese, che il mio compagno e socio ha intrapreso una relazione con un'altra donna. E' sempre mentre sono lì che vedo la mia relazione decennale andare in fumo nel giro di qualche mese, nella mia impotenza totale.

Vado in tilt. Tutto sembra crollarmi addosso. Vicino a me rimane Alex, che mi confessa sentimenti importanti, tenuti celati fino a quel momento. Cado in quella che si rivelerà poi la mia trappola, convinta di poter avere una vita nuova in Kenya, con un uomo per cui "sicuramente" rappresento il sogno di una vita nuova.

Questo è il mio tranello, l'inganno che mi costruisco da sola, nella convinzione che Alex mi ami davvero. La relazione è complicata sin da subito, lui si isola in silenzi impenetrabili provocati da cose sciocche e irrilevanti (una volta una parola di troppo con un'amica, un'altra per aver discusso un suo parere…) ma mille sono le sue promesse di cambiamento. Tradimenti continui, umiliazioni quotidiane. Ma mille promesse e rassicurazioni su un futuro felice. Scopro di essere incinta. Aspetto quel bambino che ho sempre sognato di avere, e che mai è arrivato. Fino a quel momento. Alex mi convince che è il segno del destino, e che noi siamo predestinati. Lui cambierà, lo promette ogni volta che io non ce la faccio più. Ogni volta attribuisce la "colpa" dei suoi atteggiamenti a qualcosa che non dipende da lui. Torniamo in Italia e nasce il mio grande amore, Pietro. La situazione sembra migliorare, euforici entrambi per la nascita di questo meraviglioso bambino. Tant'è che quando Pietro ha soli 10 mesi rimango incinta nuovamente. Di Anna, la mia adorata bambina. Il suo arrivo complica però la mia situazione con Alex, perché lui si sente sempre più inadeguato, in Italia, e la sua prepotenza aumenta. Non ce la faccio più, davvero, sono sfinita. Incomincio a ribellarmi, a non accettare più i soprusi e le violenze psicologiche cui mi sottopone continuamente, e stringo un'amicizia con Massimiliano, rimasto vedovo da poco di una cara amica. Alex gestisce la sua vita come preferisce, io gestisco praticamente da sola i due bambini, ma iniziando a sognare e a pensare sempre più ad una mia vita senza di lui. Anche Alex vuole cambiar vita, tornando in Kenya, per cui iniziamo a parlare di come organizzare le nostre realtà di genitori separati.

Qui avviene l'imprevedibile: quando Alex scopre della mia amicizia con Massimiliano mi chiude in casa, brandisce un coltello nel tentativo di ammazzarmi. Ma non riesce a trovare il coraggio di ferirmi a morte. Pietro sente le urla e interviene. Ha solo due anni e 3 mesi, ma il suo intervento (afferra il padre dai pantaloni e gli urla: "Brutto, papà") mi salva. Chiediamo aiuto dalla finestra e arrivano i carabinieri. Alex va in carcere e ci rimarrà per 18 mesi, dopo di che porterà a termine la sua condanna (4 anni e 9 mesi) agli arresti domiciliari presso una comunità di recupero. Rimango con i miei bambini, che amo più di ogni altra cosa, e prometto a me stessa che farò di tutto per proteggerli dal pericolo che hanno corso e da qualsiasi altro rischio. 

Da lì inizia il mio percorso di rinascita, in cui ho cercato i motivi che mi hanno portato ad accettare quella situazione, quella violenza, e ho imparato a curare le mie ferite di bambina e di donna. Il mio percorso di mamma consapevole. Il mio percorso di risalita verso la luce.

Ho scritto il mio libro per lasciare ai miei figli la mia storia, ma soprattutto per aiutare tutte quelle donne che ogni giorno vivono l'inferno di una relazione fatta di violenza e di sopraffazione. Insieme ce la si può fare, aiutandoci a risalire e a fuggire prima che sia troppo tardi."



Giulia non è la prima, né sarà l'ultima donna a fidarsi dell'uomo sbagliato, inseguendo un sentimento che spesso viene usato per fare del male. Tuttavia questa testimonianza ci insegna a non arrenderci, a lottare e perseverare nella ricerca della felicità.

INTERVISTA

Come pensi sia affrontato il problema dai media nazionali?

Credo sinceramente che per i media sia "sufficiente" parlare di violenza sulle donne. E' un tema terribilmente attuale, e "non si può" non parlarne. Ma il tutto si ferma qui, perché se provi a contattare associazioni o organismi a tutela della donna, a me è capitato di appellarmi e chiedere una mano, nessuno è effettivamente pronto e preparato a farlo, ad affrontare una donna vittima di violenza. Rimani sola, in balìa del tuo carnefice e della cortina di silenzio e omertà che spesso ti si crea attorno.



Vedi un minimo comune denominatore tra la tua storia e quella di altre donne che hanno vissuto la tua stessa esperienza?

Assolutamente sì. Ho assistito a molte trasmissioni (es. Amori criminali) che raccontano storie di donne vittime di violenza, e trovo un leit motiv che crea un'affinità tra tutte: gli step sono sempre gli stessi, perché il tuo carnefice incomincia ad allontanarti dalle persone che contano di più, diventi sempre più sola, poi ti fa sentire in colpa di ogni cosa, dei suoi stati d'animo, delle situazioni, fino a che davvero tu credi di non valere nulla, e che lui sia l'unico che potrebbe sopportarti. Gli uomini violenti sono tutti uomini fragili, con grandi problemi di personalità che non siamo pronte a riconoscere per tempo. Nessuno ci insegna come prevenire la violenza, perché nessuno ci insegna a riconoscerne i batteri.



Quale consiglio ti senti di dare a coloro che hanno subìto violenza?

Consiglio di raccontare la loro storia. Anche solo scrivendola, condividendola con le persone vicino a noi. Questo aiuta tantissimo a rendere oggettivo un sopruso, a riconoscerlo come tale, senza nascondere a sé stesse la verità. Poi consiglio di avvicinarsi a chi come loro ha subìto violenza, perché unirsi comprendendo chi vive i nostri stessi problemi ci fa diventare più forti, solidali. In più persone è più facile sconfiggere "il nemico".



Qual è il ruolo degli uomini su questa tematica secondo te?

Gli uomini… gli uomini tendono istintivamente a pensare che se una donna ha subìto violenza, significa che in qualche modo se lo meritava. Nella mia esperienza personale ricordo che mio padre mi si è avvicinato, finché ero in ospedale dopo l'aggressione, e mi ha chiesto: "Ma cosa gli hai fatto, perché ti riducesse così?". Rimasi basita. La nostra cultura è questa: pensiamo che la donna si meriti punizioni, che debba soccombere, che l'uomo si possa sentire in diritto di picchiarla anche solo per un motivo banale. In Tribunale l'avvocato del papà dei miei figli provò a sostenere la tesi per cui lui mi aveva massacrata perché convinto di un mio tradimento. Il Giudice fortunatamente asserì: "Anche se fosse vero che è stato tradito – cosa che non era, tra l'altro – ciò non giustifica le percosse e il tentato omicidio". Sono stata fortunata, sono scampata alla morte, ma sono scampata anche ad un'accusa pesante, che mi sarebbe rimasta attaccata per sempre. 



Quali consigli dai o daresti ai tuoi figli riguardo questa tematica?

Ogni giorno ripeto a mio figlio Pietro (11 anni) che le donne vanno rispettate, e che la violenza è sempre deprecabile, soprattutto se si attua verso chi sappiamo essere più debole. Ad Anna (9 anni) dico che noi meritiamo di essere amate, e che se ci troviamo in una situazione difficile dobbiamo raccontarlo, parlarne, chiedere aiuto. Tacere ci espone a pericoli enormi. Ad entrambi dico che in amore non si devono giustificare mai azioni di sopraffazione e di prepotenza. Nel mio cuore spero che tutto questo serva a fare di loro delle persone che avranno rispetto di sé stessi, e che mai accetteranno amori "malati".



Perché è così difficile riconoscere il pericolo di una relazione "malata"?

E' difficile perché nessuno ci spiega quali sono i segnali di una mente malata. E' difficile perché chi "entra" in un rapporto malato lo fa perché crede di non valere, e per questo giustifica la violenza quasi come "meritata". Bisogna agire su più fronti:

- informare perché le donne sappiano riconoscere problemi psichici del partner;

- curare le ferite del nostro essere che ci fanno credere di essere di poco valore;

- aiutare colui che solo attraverso la sopraffazione riesce a tenere una donna legata a sé, perché la sua fragilità diventa la miccia della sua violenza.



Puoi riuscire a giustificare comportamenti ossessivi in nome dell'amore?

No! No e ancora no. L'amore è tenerezza, comprensione, confronto, condivisione, venirsi incontro. Nessun amore ha in sé la prepotenza e l'aggressività. Nessun amore "sano" genera dolore e paura. L'ossessività è una forma di disturbo psichico, e come tale va curata e riconosciuta. Prima che si traduca in gesti irreparabili.



Cosa occorrerebbe, secondo te, per apportare un cambiamento di rotta significativo?

Occorrerebbe che la società la smettesse di giustificare la violenza. Se una donna viene violentata alla fine ci sarà qualcuno che sosterrà che se lo è voluto… questo è pazzesco, ma noi donne lo sappiamo, e abbiamo paura a rendere pubbliche le molestie che subiamo per la paura di essere offese e condannate.

Dovremmo vivere in una società che fin dalle scuole materne spiega alle donne e agli uomini come si crea e si mantiene un rapporto sano, sia che si tratti di amore che di amicizia.

E poi ci sono le associazioni… non basta una pagina pubblicitaria per essere vicino alle donne: bisogna essere presenti e accogliere chi ha bisogno. Invece non c'è nessuno…



Cos'è l'amore per te?

L'amore è rispetto. E' riconoscimento di un altro, che merita tutto il bene che abbiamo. E' protezione, non solo fisica, ma anche psicologica. E' sostegno, comprensione e tenerezza. Se un uomo non ti ama così, allora non ti ama. Sono stata fortunata, perché io ho trovato l'amore vero, dopo la mia tragedia, e non passa giorno in cui io non mi accorga e non ripeta a me stessa di quanto questo rapporto sia diverso da quello che vivevo con il padre dei miei figli. Io sono rinata, sono un'altra persona, felice e grata alla vita di avermi fatto sopravvivere.



Progetti futuri?

Il 24 novembre presenzierò a un convegno a Novara sul rapporto tra avvocati e vittime di violenza.



EVENTI

Al Circolo dei Lettori martedì 31 ottobre ore 18

presentazione del libro edito da Castelvecchi

con Enzo Barone, Università del Piemonte Orientale, Luca Bonfanti, Università di Torino e Pino Zappalà, Extramuseum

La biologia, le cui visioni sono esse stesse romanzo, ha bisogno tanto di scienziati e filosofi quanto di un'epica, di cantori e poeti.  Roberta Pelachin si cimenta con racconti in cui concetti biologici e scientifici si intrecciano con la ricerca difficile ma ineludibile del senso delle cose.

 

NUOVE USCITE IN LIBRERIA NOVEMBRE 2017, segnaliamo:

Fabio Volo QUANDO TUTTO INIZIA (Mondadori)





Cultura
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Disturbo borderline, l'incubo e il riscatto
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