Violenza donne, metastasi della società

| Un tema che non riguarda solo le vittime e i loro familiari ma la società nel suo complesso. E' al centro del romanzo "Muri di silenzio" di Helen Prike. "Ci scuote un brivido, poi tutto ci scorre addosso, diventa normalità"

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La tematica della violenza sulle donne mi tocca particolarmente e non solo perché sono una donna, ma anche perché sono una madre, una figlia, una sorella, un’amica. All’inizio veniamo percorse da un brivido, ma presto passa, ci scorre addosso come nulla fosse e tutto ritorna alla normalità: siamo abituate alla violenza, la respiriamo quotidianamente. La normalizzazione di ciò che è ingiusto è una delle malattie di cui è affetta la nostra società e l’unico modo in cui possiamo combatterla e prenderne coscienza.

Proprio come ha fatto Helen Prike, autrice del romanzo autobiografico Muri di Silenzio, self-publishing.

Ecco la testimonianza diretta:

“Buongiorno Floriana,

il mio nome è Helen Pryke, ho 46 anni e abito a Sordio in provincia di Lodi. Sono madrelingua inglese, lavoro come traduttrice freelance da tanti anni, e scrivo sia in inglese che in italiano (con editing fatto dai madrelingua italiani). 

Vorrei condividere la mia storia di abuso psicologico, emotivo ed economico, che è durato 23 anni, con il mio ex-marito italiano. In breve, ho avuto un'infanzia difficile, avevo bassa autostima e sono finita in questa relazione malata. Ma la mia storia è anche una di speranza; infatti, ho trovato la forza e la determinazione di uscire dalla relazione, subendo abuso dalla sua famiglia, amici, perfino i dottori italiani...ma ce l'ho fatta. Adesso, con il mio secondo marito, ho tutto il sostegno, amore e rispetto che ho sempre cercato, anche se lui deve portare tanta pazienza perché l'abuso ha lasciato le sue cicatrici profonde. Ho scritto il mio libro, Muri di Silenzio, proprio durante il periodo della mia separazione. Era un momento difficile e stressante, e avevo bisogno di sfogarmi. Il libro è un romanzo, la storia di una ragazza siciliana che subisce ogni tipo di abuso, ma le emozioni e i suoi sentimenti sono vere, sono le mie.” 

Abbiamo intervistato l’autrice

 

Come pensi sia affrontato il problema dai media nazionali?

Finalmente i media nazionali cominciano a parlare dell’argomento come prima notizia, non relegato alla fine del telegiornale o due righe nascoste nel giornale. Però vorrei vedere più approfondimento sul tema, per adesso fa notizia per un giorno o due, poi sparisce. Mi sembra inaccettabile che ci siano voluti degli atti terribili, come bruciare viva una donna, per convincere i media a parlarne. Ma finché ci sono ancora programmi televisivi che denigrano le donne, per esempio il programma che elencava le ragioni per le quali fosse meglio sposare una donna rumena, e pubblicità e trasmissioni che fanno vedere la donna solo come un oggetto o come una svampita, allora abbiamo ancora tanta strada da fare.

 

Come spieghi l'aumento di spazio dedicato dai media nazionali a questo argomento?

Per la forza e la volontà delle donne, che continuano a lottare contro queste ingiustizie, che si fanno sentire in tutti i modi. Io sono inglese, nata nel 70, e non ho avuto questi problemi mentre crescevo. C’era già più uguaglianza per le donne, erano già libere di lavorare, uscire insieme, erano abituate a dividere i mestieri in casa e i doveri dei figli con il marito. Non sto dicendo che la situazione è perfetta lì, ma è molto più avanti. Sono fiera di fare parte di questa lotta, e spero che si parlerà sempre di più dell’argomento, e in modo più profondo. 

 

Vedi un minimo comune denominatore tra la tua storia e quella di altre donne che hanno vissuto la tua stessa esperienza?

Vedo alcuni comuni denominatori, per esempio bassa autostima e l’impressione che sia impossibile uscire dalla situazione. Il mio ex-marito mi diceva sempre che se cercavo di lasciarlo, avrei perso tutto – casa, figli, soldi. Ero da sola in Italia, i contatti con la mia famiglia e amici in Inghilterra erano diminuiti nel corso degli anni, e credevo davvero che sarei finita a vivere sotto un ponte. E la donna abusata cerca sempre di negare la verità che ha davanti ai suoi occhi, di giustificare le azioni del partner, e perfino dare la colpa a se stessa.

 

Quale consiglio ti senti dare a coloro che hanno subìto violenza?

Di non avere paura di chiedere aiuto, a chiunque. Io ho cercato di andare avanti da sola, avevo paura che le mie amiche mi dicessero che era tutto nella mia testa, o che non dovevo rovinare la vita dei miei figli. La verità era molto diversa; quando ho trovato il coraggio di dirlo a un’amica, la sua risposta è stata: «finalmente!» Altre mi dicevano che non si erano accorte dei miei problemi, ma tutte mi hanno dato il loro sostegno, perfino assicurandosi che non restassi da sola durante il periodo di natale. E anche figure professionali sono state molto comprensive, come le insegnanti di mio figlio alla scuola elementare, il personale dello sportello rosa al comune, e l’avvocato con cui ho fatto il primo passo verso la separazione. Nessuno mi ha dato la colpa; anzi, l’avvocato mi ha spiegato che avevo subìto abuso psicologico, emotivo ed economico…e non lo sapevo. Non avevo mai dato un nome a quello che avevo subìto, sapevo soltanto che dovevo uscirne o sarei impazzita.»

 

Qual è il ruolo degli uomini su questa tematica, secondo te?

Secondo me, gli uomini dovrebbero essere i primi a difendere le donne, a trattarle con più rispetto e non sfruttarle. Sono stufa di vedere, per esempio in programmi seri sulla politica, uomini che parlano contro le donne, che dicono che sono le solite donne isteriche, che continuano a insultarle in modo subdolo, magari cominciando con la frase: senza offesa, ma… 

Se cominciamo a vedere figure pubbliche avere più rispetto, allora magari questo si trasferirà nelle case, nelle famiglie, nei posti di lavoro, ovunque. Ma ovviamente gli uomini devono aver voglia di cambiare, e spero che pian piano questo succederà sempre di più.

 

Quali consigli dai o daresti ai tuoi figli riguardo questa tematica?

Cerco di insegnare ai miei figli di avere rispetto per le donne. Parliamo spesso degli atti violenti che sentiamo al telegiornale, e cerco di farli ragionare sui motivi e sull’ingiustizia di quelle azioni. Ho due maschi di 20 e 14 anni, e ovviamente a loro piace scherzare e farmi arrabbiare, dicendo certe cose. Ma so che loro sono sensibili a questo tema, l’hanno vissuto in prima persona, anche se tante cose hanno eliminato dai loro ricordi. Quando mio figlio più giovane mi ha detto che gli uomini non dovrebbero approfittarsi di una ragazza ubriaca, ma invece aiutarla, mi sono sentita molto fiera di lui.

 

Cosa si può fare secondo te per migliorare il servizio di assistenza verso le vittime di violenza?

Garantire loro luoghi sicuri dove possono parlare di quello che hanno subito, o piangere, o anche solo stare in silenzio, sapendo di non essere in pericolo. Garantire una casa per loro e i loro figli, protetta, dove il partner non può avvicinarsi. E aiutarle a trovare un lavoro, una loro dignità.

Un’altra cosa fondamentale, secondo me, è cambiare la legge in modo che l’ex-marito debba andare via dalla casa appena gli arriva la richiesta ufficiale della separazione. Ho dovuto vivere 6 mesi di stress e paura, da quando è arrivata la raccomandata fino al giorno dell’udienza in tribunale, e poi lui non voleva andare via comunque dalla casa. Dopo altri 2 mesi, ho dovuto ricorrere a metodi più forti e chiuderlo fuori casa e chiamare i carabinieri per farlo andare via finalmente. 

 

Puoi riuscire a giustificare comportamenti ossessivi in nome dell'amore?

No. Se non ti fidi dell’altra persona, e cerchi di restringerla, quella persona ti lascerà comunque. E io, personalmente, non vorrei stare con una persona che non mi ama, che si ritira se cerco di toccarla, che non vuole stare vicino a me. Quello non è vivere, né per l’uno né per l’altra. 

La mia esperienza personale era di una persona che non voleva che gli altri mi guardassero, arrivando al punto di vietarmi di tingere i capelli (già a 30 anni avevo un bel po’ di capelli bianchi, e mi sentivo vecchia) o di lasciarmi comprare solo vestiti larghi, brutti, che nascondevano il mio corpo. Mentre lui andava in giro per il mondo per lavoro, incontrando chi sa quante persone, facendo quello che voleva…

E che continua ancora oggi, dopo 7 anni, a rendermi la vita difficile in qualsiasi modo che gli venga in mente, pur di creare disagi e tensioni. Questo mi sembra un comportamento ultra ossessivo di una persona che ha bisogno di aiuto per andare avanti con la sua vita.

 

Cos'è l'amore per te?

Per me, l’amore vuol dire libertà di essere te stessa, di non sentirsi in gabbia, di non avere ogni azione sorvegliata, commentata, criticata. Di avere qualcuno di fianco che non ti giudica, che ti dà il suo sostegno quando senti di avere tutto il mondo contro di te, che ti fa ridere quando vuoi piangere.

 

Floriana Naso

 

 

Ringrazio di cuore Helen per il prezioso contributo, che continuerà con l’intervista leggibile nella prossima pubblicazione.

Siamo di fronte a un abuso psicologico che Helen ci insegna essere non da meno a quello fisico.

In questa rubrica si dà spazio a chi vuol far sentire la propria voce, perché se è vero che una piccola pietra può far inceppare l’ingranaggio, allora l’eco di una voce coraggiosa può arrivare ovunque.

Grazie a tutti per l’attenzione.

 

Floriana Naso.

 
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