Il sacrificio dimenticato di Lorenzo, assassinato dalle Brigate Rosse

| Celebrato a Torino il quarantennale della morte dell'agente della polizia penitenziaria Lorenzo Cutugno. Pochi i politici presenti. L'Osapp: "Bloccare l'ingresso dei terroristi assassini nelle carceri"

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di Massimo Numa

Rispettare i Caduti, sempre. Anche quelli di chi s’è macchiato di assassinii a sangue freddo. E pretendere il medesimo rispetto. Ma la natura di chi uccise sparando alle spalle o attaccando in branco persone inermi o isolate non prevede questo gesto di elementare umanità. Anzi, il contrario. Altrimenti non si spiegherebbe come sia possibile che Sergio Segio, il pluriassassino di Prima Linea, Barbara Balzerani, assassina delle Brigate Rosse, idem Susanna Ronconi e Liliana Tosi, solo per citarne alcuni, continuino allegramente a spendere un fiume di parole inutili sui loro infami assassinii, e anche passando immemori sotto le lapidi che ricordano le loro stesse vittime innocenti. Balzerani ha definito sprezzante un “mestiere” essere familiari delle loro vittime. Salvo poi spendere fiumi di bolsa retorica nel ricordare Riccardo Dura, il capo delle Brigate Rosse a Genova, colui che uccise senza pietà l’operaio dell’Italsider Guido Rossa, anch’egli dimenticato da un Paese senza memoria.

Anche le vittime avevano il “diritto di parola”

Vaneggiano di diritto alla parola, loro che hanno strappato padri e madri ai loro figli, togliendo sì e per sempre a loro non solo il “diritto di parola” ma anche di amare e di vivere, a chi semplicemente ha avuto la fortuna (o la sventura) di servire uno Stato distratto e spesso cinico. Alcuni, non tutti, hanno espiato la loro pena e sono tornati in quella società che volevano distruggere. Non c’è una norma giuridica che impone a loro il silenzio e il sacrosanto diritto all’oblio. Non ci può essere una forma di vendetta nei loro confronti. Ma almeno tacere sarebbe una questione di banale e ritrovato senso civico. La vera prova di un percorso di recupero virtuoso e reale. Invece no. La stessa radice criminale che li ha spinti in nome dei loro deliri politici e ideologici a uccidere dei padri di famiglia, oggi li induce a irriderli in pari modo, con la consueta e aberrante complicità di chi li protegge, li giustifica e li ha giustificati, e sotto sotto li ammira e li aiuta in modo concreto. E’ normale che gli assassini della scorta e di Aldo Moro siano oggi al soldo di chi li, in allora, li combatteva, loro che hanno visto il sangue dei propri colleghi, che indossavano la loro stessa divisa, raggrumarsi sul selciato di via Fani? No, non è affatto normale. E’ il segno di una devianza morale collettiva che oggi premia un idea confusa di anti-Stato, generica e volgare, e che allunga i suoi tentacoli sino a sfiorare anche la limpida memoria dei Caduti.

Il sacrificio dimenticato di Lorenzo

In queste ore si è commemorato il quarantennale dell’omicidio di Lorenzo Cutugno, agente della polizia penitenziaria, assassinato dalle Brigate Rosse in Lungodora Napoli 60 a Torino, mentre usciva dalla sua casa per andare a servire lo Stato. Sì, qualche politico e amministratore c’era. Pochi in verità, e quei pochi vanno dunque ancora più ringraziati. C’erano gli uomini e le donne della polizia penitenziaria, un pugno di colleghi ora in pensione, stretti sotto la pioggia sottile, e ogni goccia una lacrima per ricordare il sacrificio dimenticato di Lorenzo. Meglio soli che male accompagnati. Mai come ora questo antico detto è attuale. E conclude Leo Beneduci, segretario generale del sindacato Osapp: "Apprezziamo che almeno in un'occasione così tragica e importante l'amministrazione penitenziaria abbia ricordato il vile assassinio dell'agente di custodia Lorenzo Cutugno. Riteniamo tuttavia che, proprio per onorare la memoria del sacrificio di un servitore dello Stato per mano delle Brigate Rosse, l'amministrazione penitenziaria eviti in modo categorico l'ingresso nelle carceri, Torino compresa, di coloro i quali non si sono mai pentiti di avere appartenuto alle formazioni terroristico-criminale, al contrario di quanto già avvenuto a Torino dove sono stati fatti sfilare come ospiti graditi Sergio Segio, Susanna Ronconi e Liliana Tosi, violando così la memoria dei Caduti”.

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