Julen, l'inchiesta dopo il dolore

| La Guardia Civil e la magistratura sono al lavoro per stabilire se ci sia stata negligenza o incuria. I funerali del piccolo, fra una folla incontenibile di amici, parenti e cittadini commossi dalla fine del piccolo di soli 2 anni

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José e Vicky, i genitori di Julen, arrivano all’obitorio pochi minuti dopo aver appreso che il loro piccolo non c’è più. Con loro ci sono i nonni: piangono, si abbracciano e cercano di farsi forza l’un l’altro. Li seguono almeno cinque psicologi. “Quello che è successo è terribile - dice un amico di famiglia - speriamo solo che Julen sia morto quando è caduto e non abbia sofferto fino a quando è finita l’aria”. I fiori cominciano ad arrivare. Tantissimi fiori: corone di rose della Diputación de Málaga, garofani inviati dal Comune di Totalán e un cuscino di ortensie con un nastro che recita: “L’associazione delle donne che hanno collaborato al salvataggio”. Amici e conoscenti circondano l’obitorio: molti provengono dalla zona dove abitava Julen, “Las Protegidas”. Vogliono anche dire addio al bambino la cui sorte gli ha tolto il sonno per 13 giorni. Un vicino di casa racconta che davanti alla porta dei Roselló non c’è più il triciclo di Julen, ci sono solo fiori, una distesa.

“Sarà sepolto con suo fratello Oliver, morto nell’aprile 2017, quando aveva solo tre anni”, dice un altro amico. Intorno all’obitorio, la polizia ha creato una sorta di zona di sicurezza per separare giornalisti e telecamere dagli amici e dalla famiglia del bambino. C’è anche un elicottero che vigila dall’alto. Il carro funebre arriva alle 15:52 e il silenzio è rotto da un applauso fragoroso. La polizia decide di mettere un furgone proprio dietro l’auto per evitare che vengano scattate altre immagini. Fuori dall’obitorio, alcuni commentano l’indagine della Guardia Civil sul tappo che ha reso difficile il salvataggio di Julen. “Mio cugino, che è uno dei vigili del fuoco che hanno partecipato all’operazione, mi ha detto che tutta la squadra era convinta che non si possa essersi formato da solo”. Un uomo aggiunge: “Conosco bene la zona perché volevo comprare la fattoria dove si trovava il pozzo prima del suo attuale proprietario, ed è tutto molto strano. Ci saranno delle sorprese quando la verità verrà fuori”.

Le difficoltà delle operazioni

“Era un percorso ad ostacoli, quello che la montagna ci ha riservato”. Così il delegato del governo dell’Andalusia, Alfonso Rodríguez Gómez de Celis, ha descritto le complicate operazioni di salvataggio che si sono concluse con la tragica scoperta del corpo senza vita di Julen, il bambino di due anni e mezzo caduto il 13 gennaio scorso in un pozzo illegale a Totalán (Malaga). Gómez de Celis ha specificato che il corpo è stato trovato ad una profondità di 71 metri, poiché il foro originale di 110 metri era stato riempito: “La posizione del corpo determina che è stata una caduta libera e veloce”. Il bambino era come seduto in un avvallamento a forma di “L” lungo 35 metri e largo cinque. Sua madre lo aveva affidato al padre che stava preparando una paella. Secondo la testimonianza rilasciata alla Guardia Civil, il padre si sarebbe allontanato qualche istante per prendere dei tronchi e accendere un piccolo fuoco quando ha visto suo figlio correre verso il pozzo: immediatamente è corso sul posto e ricorda di averlo sentito piangere. Nel primo interrogatorio, non aveva ammesso di averlo visto cadere.

L’autopsia sul bimbo è stata eseguita da cinque medici legali presso l’Istituto di medicina legale: fonti vicine agli inquirenti sottolineano che il corpo di Julen presentava molteplici contusioni visibili, probabile risultato degli impatti con le pareti del tunnel durante la caduta. Dopo l’esame, i resti mortali del bambino sono stati trasferiti all’obitorio di El Palo, quartiere di Malaga in cui risiede la famiglia.

300 le ore di lavoro necessarie per rimuovere le oltre 85.000 tonnellate di terra e permettere agli uomini della brigata di soccorso minerario di aprire una galleria ausiliaria molto difficile da perforare a causa delle asperità del terreno.

Gli enormi sforzi delle squadre di soccorso sono finiti quando, alle 01:25 di sabato, due minatori e una guardia rurale hanno raggiunto il corpo del bimbo. Alcuni minuti dopo, la Guardia Civil ha informato i genitori del bambino, José Roselló e Victoria García.



“La progettazione dell’operazione e i lavori, realizzati con la massima urgenza, sono stati basati su una tesi: Julen era nel pozzo, esattamente al livello dove si supponeva fosse. Abbiamo lavorato con urgenza, ma con molta delicatezza”. Un lavoro di precisione diventato molto evidente con le ultime due esplosioni controllate eseguite per infrangere la roccia e raggiungere il piccolo. Illustrato dal delegato del governo, la vicinanza a Julen ha reso necessario prendere precauzioni estreme: “Si trattava di arrivare a lui senza fargli del male”. Dopo l’arrivo della commissione giudiziaria, il corpo del bambino è stato estratto alle quattro del mattino di sabato.

L’inchiesta

Come ha sottolineato il ministro degli Interni Fernando Grande-Marlaska, “l’indagine per determinare le cause del tragico evento è solo agli inizi”. Julen è caduto in un pozzo che mancava dei permessi comunali, mentre la famiglia si trovava nella fattoria di un parente a Totalán per un picnic. Pochi minuti dopo, il bambino è caduto attraverso un buco di circa 25 centimetri di diametro e 110 metri di profondità, ma che successivamente si è riempito fino a 71 metri, come ha sottolineato Gómez de Celis.

Tra i dubbi da risolvere c’è proprio l’origine del “tappo” di terra trovato nel pozzo che ha complicato le operazioni di salvataggio costringendo i soccorritori a cercare un percorso alternativo che potesse portarli al bambino. “Quando Julen è caduto, diversi parenti si sono avvicinati per tentare di tirarlo fuori: da questi movimenti si sarebbe potuta staccare la terra formando il tappo. Ma poiché all’interno era molto umido, il terreno si è compattato a punto da rendere impossibile rimuoverlo per la macchina di aspirazione”, dice un agente. Ad una nota compagnia petrolifera è stata richiesta la più potente macchina aspirante presente sul territorio spagnolo, ma i tentativi sono stati vani: la macchina sarebbe stata in grado di espellere solo materiali solidi e non terra bagnata. “C’era un’altra macchina aspirante fuori dalla Spagna, ma il suo trasferimento nel nostro paese avrebbe richiesto molto tempo”.

“Sul tappo ci sono diverse teorie, ma non c'è ancora certezza - ha commentato un funzionario andaluso - una delle tesi più probabili è che, nell’atto della caduta, la terra delle pareti del pozzo, molto imperfetta e molto sabbiosa, sia franata. Sarà la giustizia a far luce sulle eventuali responsabilità che hanno portato alla morte del bambino”.

In questo senso, il ministro ha sottolineato che al momento non ci sono elementi sufficienti per determinare se c’è stata negligenza o incuria. Il procuratore di Malaga ha aperto un fascicolo d’inchiesta raccogliendo le dichiarazioni di entrambi i genitori, del proprietario dell’azienda agricola e della persona che avrebbe fatto la perforazione.

Il pozzo illegale, secondo fonti investigative, era stato aperto il 18 dicembre e nei giorni precedenti l’evento erano stati effettuati una serie di lavori illegali: un muro di contenimento per evitare possibili frane per una casa che il proprietario della fattoria - e fidanzato della cugina del padre di Julen - voleva realizzare.

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